“Sono l’unico di quattro fratelli a non avere ancora il cancro…”

Don Prisutto, l’arciprete di Augusta, in Consiglio comunale a Priolo. “Nelle mie analisi cliniche sono stati riscontrati metalli pesanti…”. “Se dessimo agli italiani i fanghi tossici del nostro mare, ognuno ne avrebbe un metro cubo”

 

La Civetta di Minerva, 2 febbraio 2018

Consiglio Comunale straordinario a Priolo sabato scorso per affrontare il tema dell’inquinamento. Assenti 13 consiglieri su 20, assenti le organizzazioni sindacali, così le deputazioni nazionali e regionali e i rappresentanti delle massime istituzioni politiche (presente invece il deputato regionale del M5S Giorgio Pasqua). Assenti anche i giornalisti.

Tra gli interventi il più atteso, quello di padre Palmiro Prisutto, “arciprete di Augusta”, come si è definito. Il sacerdote è voluto partire dalla propria personale esperienza: “Mi sono sottoposto io stesso a delle analisi cliniche ed è stata riscontrata la presenza, nel mio organismo, di “parecchi” metalli pesanti. Eppure non lavoro presso gli impianti industriali ma a scuola e in parrocchia, dove non dovrei venire a contatto con sostanze cancerogene. Sono ultimo di 4 figli: l’unico a non essermi, ancora, ammalato di cancro. Mia madre è stata colpita da una forma tumorale per fortuna blanda. La mia prima sorella, la cui bambina è spirata dopo pochi giorni dalla nascita, è morta; la seconda, che non è riuscita a portare avanti una gravidanza, è stata operata la settimana scorsa e mio fratello, che ha lavorato al petrolchimico e presso l’Enel di Marina di Melilli, è già alla sua terza operazione. Ha avuto due bambini malformati ma ho anche altri nipoti che stanno lottando contro questa tremenda malattia. L’inquinamento tocca i nostri affetti più cari.

Nel 2013, ad Augusta, mi sono trovato catapultato in una situazione davanti alla quale non avrei mai potuto restare indifferente. I funerali che celebravo erano troppo spesso dovuti a decessi per malattie oncologiche: oltre la metà delle volte. Un dato che fa rabbrividire.

Allora ho deciso di ricordare i morti di cancro come si fa con le vittime della mafia, delle stragi.

Di questa lista, ormai tristemente famosa, hanno parlato tutti, anche a livello nazionale.

Speravo che questo scuotesse il cuore e la mente delle istituzioni da cui abbiamo il diritto di avere delle risposte ma mi sono trovato di fronte ad un muro. Il perché è nell’importanza del polo petrolchimico nell’economia regionale e nazionale. Quando ci fu il terremoto nel 90, si faceva leva sul fatto che il porto di Augusta, con quello che c’è attorno, “donava” alle casse dello stato circa 36mila miliardi di lire, oggi 180 mld di euro; l’uno, due per cento del pil nazionale. Parliamo quindi non di un territorio anonimo ma di un’area sfruttata che non riceve le adeguate contropartite per la ricchezza che produce.

Noi non vogliamo la chiusura del polo industriale ma uno sviluppo più attento alle esigenze dei cittadini, alla loro salute. Il principio non deve essere lavoro e salute, ma lavoro è salute.

Amo il mare, sono cresciuto ad Augusta e ho visto quello che era. Quando il Ministero dell’ambiente ha fatto le sue indagini, ha trovato 18 mln mc di fanghi tossici, ma comprendiamo cosa significhi solo con un calcolo matematico, se proviamo a dividere questa quantità per il numero dei siciliani: ognuno avrebbe davanti a casa sua tre mc a testa, in un palazzo con 20 persone ci sarebbero 60 di quei fusti che contengono quei rifiuti. Ma una persona che ha lavorato con le società di dragaggio mi ha riferito che negli anni 70 loro li hanno portati e lasciati al di là della diga foranea e che ce ne saranno almeno 45-65 mln di mc. Un’enorme discarica sommersa: se  distribuissimo questo fango a tutti gli Italiani, ognuno ne avrebbe un mc. Sarà mai possibile una bonifica? E questo sott’acqua. E sopra? sul terreno? Portavano il poverino dell’Ilva ad Augusta e poi, quando lo abbiamo bloccato la prima volta, dopo un anno lo sbarcavano di notte a Catania e poi in discarica. Ce ne siamo accorti e con la manifestazione del 14 dicembre abbiamo portato tutto all’attenzione della stampa, se ne è parlato e tutto è finito. Sono bastate sette persone per quel gesto dimostrativo ed è fallito il disegno perverso che si stava perpetrando alle nostre spalle.

Ma nessuno sapeva niente: a Melilli, ad Augusta, a Palermo, a Roma. E nei dintorni della Cisma a un vaccaro, che pascolava una cinquantina di mucche, abbiamo chiesto spiegazioni e ci ha risposto che tanto non erano mucche da latte ma da carne. Eppure il professor Veronesi ci ha spiegato che dalla alimentazione dipende la nostra salute. E allora i terreni abbandonati intorno agli impianti che sono diventati campi coltivati? E poi ci parlano della tracciabilità del prodotto.

Ora per il caso dello sversamento dai serbatoi Isab i dirigenti sono stati scagionati e così si impedisce ai  cittadini di avere giustizia mentre la mia lista si allunga.

Alla seconda messa in cui leggevo l’elenco dei morti per tumore hanno partecipato anche alcuni inviati dalla Procura di Siracusa e mi hanno chiesto perché rilasciavo certe dichiarazioni alla Stampa di Torino. Fa scalpore certo dire che l’inquinamento ammazza più della mafia. E ora la lista è nel fascicolo del procuratore Giordano ma da 250 nomi siamo intanto passati a mille.

Eppure il professore Sciacca ha contestato i miei dati perché “non sono attendibili non essendo stati raccolti secondo protocollo”, ma io non sono uno scienziato, io faccio un’altra analisi, quella sui funerali, e ogni anno ad Augusta muoiono circa 350 persone, quasi una al giorno. Se spalmo i dati in 6 anni posso dire che ad Augusta uno su due muore per cancro. Sciacca, che è pagato per raccogliere dati, ci dia i suoi risultati visto che il registro tumori è fermo da molto.

Se guardo poi all’età delle vittime, verifico che più della metà ha meno di quei 67 anni che sono la soglia per avere diritto alla pensione; che, altro dato terribile, un terzo è morto per cancro ai polmoni e questo certo non per gli scarichi delle vetture. E poi ci sono le persone che hanno problemi di salute mentale, più di quelli di cancro, più di mille come si evince dall’esenzione sanitaria del ticket. L’ho segnalato alla commissione ambiente e salute del Ministero ma non ho idea di cosa faranno.

Il lavoro che abbiamo qui non è un lavoro che produce salute e mentre l’Isab sottoscrive protocolli di intesa per la salute con il Comune di Priolo, intanto si chiude l’ospedale, così come si chiude il punto nascita di Augusta che controllava la situazione.

Abbiamo bisogno di due nuove leggi: una legge speciale antinquinamento e l’equiparazione dell’età pensionabile dei lavoratori del SIN di Priolo a quelli che svolgono lavori usuranti.

Ma dobbiamo operare insieme: Priolo, Melilli, Augusta e Siracusa che finalmente ha capito di vivere la stessa tragica realtà. Non più il triangolo della morte ma il quadrilatero della morte. Ai tempi del pretore Condorelli, per spuntargli le armi, si cercò di sottrarre alla sua giurisdizione la zona Melilli e Priolo, un tentativo maldestro di dividere per continuare e terminare il processo di inquinamento.

Ma oltre a parlare di bonifiche, dobbiamo anche chiedere una moratoria: la crisi occupazionale non può far dire agli stessi sindacati che si devono creare occasioni di lavoro qualsiasi esse siano, non si possono prevedere altri carichi inquinanti. Abbiamo invece bisogno della tecnologia più adatta per coniugare lavoro e salute. Mi spaventa vedere come nel nostro territorio chiudano piano piano tutti i servizi pubblici: le stazioni di Brucoli e Augusta, il campo sportivo,  l’agenzie delle entrate, il tribunale, l’ufficio del giudice di pace ecc. Come se ci dicessero che a completare la bonifica dobbiamo essere noi andando via oppure lo farà il cancro. Una bonifica non dei luoghi ma delle persone, come a Marina di Melilli.

Megara Hiblea finirà per rappresentare non il passato ma il futuro: ora è circondata da ciminiere, tra qualche anno, continuando di questo passo, avrà intorno i ruderi delle nostre città. Forse è questa la bonifica che ci attende: la nostra scomparsa per appropriarsi del nostro territorio.

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