Molti assistiti vanno dal medico solo per i certificati

Indagine di Altroconsumo. I laureati su google credono di sapere da soli quali medicine prendere e se prenderle. Il 20% se ne infischia dei consigli dei sanitari. E se il dottore si offende, nel sei per cento dei casi lo cambiano

 

La Civetta di Minerva, 1 dicembre 2017

Un popolo di sfigati con debolezze culturali radicate non potrebbe mai sfuggire a certe tentazioni.

Così una bellissima ricerca, condotta da Altroconsumo, svolta in collaborazione con l’Istituto Mario Negri che ha intervistato un campione di oltre mille pazienti tra i trenta e i settantaquattro anni, dimostra che molti italiani (più ancora i siracusani, ndr), quando vanno dal medico, hanno già idee chiare sul modo di essere curati, al punto che si prescrivono da soli accertamenti ed esami, insistendo per averli prescritti anche quando il medico ne mette in discussione l’utilità o si rifiuta di prescriverli.

Uno su tre non prende le medicine prescritte. E se un 25 per cento insiste perché è persuaso di dover fare un test, c’è anche all’opposto un 38% che non fa un esame o non prende un farmaco che il medico gli prescrive perché lo considera assolutamente inutile. Della serie fidarsi sì ma non troppo. E così alla fine emerge un quadro che vede il 54% decidere assieme al medico la cura, terapia ed esami necessari, un 26% che lascia l’ultima parola al dottore mentre un bel 20% di pazienti alla fine decide da solo il da farsi, infischiandosene dei consigli dei sanitari. Bisogna precisare che se il medico si offende quando il paziente insiste per dettargli i comportamenti prescrittivi e imporgli la propria opinione, negando la propria firma, il paziente, nel sei per cento dei casi, cambia medico.

Quella che è la normalità nel rapporto tra medico e paziente in qualsiasi paese al mondo (il medico fa il medico e il paziente fa il paziente!) in Italia subisce una deroga costante, lasciando al paziente una discrezionalità altrove ritenuta inammissibile. Lo scoprono i nostri emigranti per necessità quando si recano all’estero dal proprio medico di famiglia. In Inghilterra, paese che importa da tutto il mondo medici di famiglia dopo un’infelice riforma sanitaria del welfare inglese che rende gravoso e poco remunerativo per i medici autoctoni questo lavoro, è frequente che l’italiano che si sogna di dire al medico cosa debba prescrivergli sia cacciato in malo modo dallo studio e invitato a non farsi più vedere.

Chi voglia fare la prova del nove non ha che da chiedere a qualsiasi medico straniero la prescrizione di un antibiotico. Cosa vergognosamente frequente in Italia, è interpretata come gravissima all’estero. E’ certissimo che il medico urlerà obbligando il paziente ad andarsene immediatamente. Pochi italiani sanno che da noi gli antibiotici non funzionano proprio per l’abuso che ne abbiamo fatto. In Inghilterra si usano ancora dosi pediatriche italiane per curare gli adulti con il massimo effetto, proprio perché nessun medico si sogna di prescriverli in maniera inappropriata.

Un medico su tre fa fare esami ritenuti inutili solo per insistenza del paziente. E se il 19 % degli italiani insiste col proprio dottore perché gli faccia fare quel determinato esame e un altro 6 %, deluso dal no, bussa ad altri professionisti, da una recente indagine della Federazione naziona­le degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri emerge che il 36% dei dottori ha prescritto un esame richiesto con insistenza dal paziente, anche se lo riteneva inutile. Il sanitario cede, esasperato dalla continua richiesta del malato, ma forse anche per paura che gli siano imputati errori futuri.

“A volte si fanno fare esami in nome della “medicina difensiva”, che da un lato genera sprechi di denaro pubblico di 10 miliardi di euro, circa il 10% della spesa sanitaria , in un sistema già messo alla prova da tagli, inefficienze e da casi di corruzione.”

Quando, poi, è il medico a proporre esami o cure, nel 50% dei casi il paziente non ubbidisce o addirittura consulta un altro medico per decidere se aderire o no ai consigli ricevuti. Potremmo desumere che la fiducia, elemento indispensabile fra medico e paziente, sia un’opzione che si applica nella metà dei casi. Non è un dato confortante se si pensa che una volta su due gli italiani ritengono di poter entrare, da protagonisti a pari merito, nel processo decisionale di una scienza tra le più complesse e delicate esistenti.

Mentre dalla Corte dei Conti arrivano denunce sul rischio che il servizio pubblico stia portandosi a rivolgersi sempre di più ai privati, a causa dei tagli sbagliati, degli sprechi, della corruzione, delle liste di attesa, dei costi dei ticket sempre più alti, ci sembra importante considerare che la fiducia in Italia sia un’istituzione già assolutamente crollata.

Nel frattempo si aggrava un fenomeno che era scomparso da decenni. Il 13 % degli italiani chiede prestiti per pagare le spese sanitarie. Nel 2015 un’inchiesta di Altroconsumo ha rilevato come il 13 % degli italiani doveva chiedere un prestito per pagarsi le spese sanitarie e in alcuni casi era costretto a rinunciarvi. Ora la situazione è peggiorata ancora. Non solo, l’associazione in difesa dei consumatori sottolinea che, secondo gli analisti, c’è in Italia un trend a finanziare sempre meno il servizio sanitario, che nel 2019 scenderà al 6,5% del Pil, collocando il nostro paese in fondo ai paesi Ocse.

Per quanto riguarda la medicina di famiglia non v’è dubbio che, per tutta una serie di comportamenti derivati dalle norme introdotte nel sistema sanitario, prima, e dalle centinaia di decreti, dopo, sia avvenuta una progressiva delegittimazione del ruolo del medico. I ruoli assegnati agli specialisti delle varie branche hanno indotto la convinzione che il compito del medico di famiglia fosse più burocratico che altro, mortificandone il ruolo clinico e decisionale di tutore della salute in senso lato. Mentre lo specialista ha una visione molto parziale della salute della persona, la medicina generale e di famiglia ha una visione globale. E’ chiaro che l’ultima parola sulle decisioni cliniche e terapeutiche spetta solo a chi la esercita.

Quando il cittadino, opportunamente confuso da una serie di condizioni di cattivo governo dei fenomeni ormai diventato regola, ritiene di poter aver opinioni da contrapporre a un medico nel campo della salute, inizia un percorso che lo danneggerà anche economicamente. Il laureato su Google ignora che il 57% delle notizie riguardanti la salute che trova sulla rete sono false, tendenziose, distorte da interessi commerciali. La cosa più importante che devo segnalare è che tali notizie non sono state messe in rete da medici ma da associazioni che hanno scopo di lucro. Basterebbe questo per dubitare.

E’ spettacolare come persino insegnanti e altre categorie di laureati cadano nella trappola e vengano a impartire lezioni di medicina clinica proprio al medico di famiglia. Quando, in “camera caritatis”, sono invitati a considerare le conseguenze di questi comportamenti incivili o assurdi, molti confessano candidamente che ritengono inadeguato culturalmente il loro medico e che ne utilizzano la funzione secondo criteri di convenienza, di prossimità al loro quartiere, di elasticità nel rilasciare prescrizioni e certificazioni di comodo.

Considerando che le colpe potrebbero ascriversi alla qualità del professionista e a chi lo tiene in ruoli che non potrebbe ricoprire, rimane il fatto che sostituirsi a esso o ritenersi parimenti competenti senza averne titolo, rimane una delle prove più certe di non aver capito nulla delle regole della convivenza civile e di sopravvalutazione delle proprie capacità. Se questi sono i maestri, chissà cosa saranno gli allievi!

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