Malati oncologici +2,9% uomini, +3,7 donne

Dati del Registro territoriale di Patologia dell’ASP Siracusa: ridotta la mortalità a discapito di aumento dell’incidenza. Augusta in testa per tumori al polmone: sul portone della chiesa di don Prisutto quasi cinquecento i nomi dei deceduti, a ciascuno il suo

 

La Civetta di Minerva, 1 dicembre 2017

Il 21 agosto 2013, durante la guerra civile siriana, un attacco chimico nella periferia di Damasco causò 1.729 morti, e ha fatto registrare, a partire da quella data, fino a 599 casi di tumore e numerosissime gravi malformazioni a neonati. Anche l’Iraq settentrionale, nella regione di Halabija, ha subito una serie di attacchi chimici a partire dal 1988 e ordinati dal regime di Saddam Hussein. Ed è dal 2008 che, in queste aree, l’organizzazione ambientalista Green Cross, ha rilevato un tasso insolitamente elevato di aborti spontanei, di alterazioni genetiche e di neoplasie.

Sulla scorta dei numeri forniti, sembra essere un bollettino di guerra anche quello che si rileva nella provincia di Siracusa, sede del famigerato Triangolo della morte, e in particolare nei centri abitati di Augusta, Priolo e Melilli, aree in cui si è registrato, secondo i dati dell’Asp, il tasso di incidenza di tumori più elevato nel periodo 1999-2012. E’ come se in questi territori, adiacenti tra loro, siano stati sganciati degli attacchi chimici dagli effetti sanitari simili alle conseguenze di cui sopra. I dati a dimostrazione di ciò sono numerosi: persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2009, aveva rilevato in tempi non sospetti l’elevata incidenza di neoplasie, aborti e malformazioni. Da queste analisi l’OMS produsse un dossier di dodici pagine, intitolato Dossier Priolo OMS in cui si scandagliavano la qualità della vita e le condizioni di salute della popolazione dell’area di riferimento.

Ha un importante valore sociale l’aneddoto raccontato da Stefania, augustana di 26 anni che lo scorso anno, recandosi per esami di routine presso la Lilt – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – durante le fasi di rilascio della tessera, compilando una scheda informativa sul numero di malati oncologici della famiglia, aveva chiesto all’operatrice: <<In questa scheda informativa tutti i tesserati hanno scritto quanto ho scritto io?>>. L’interlocutrice, laconicamente, aveva risposto: <<Certamente, anche più di te>>. Da precisare che Stefania aveva posto in lista ben due parenti di secondo grado: entrambi i nonni materni e anche una zia.

Lo scorso agosto, l’azienda sanitaria provinciale ha informato la cittadinanza che, secondo i dati recentemente raccolti, nell’ultimo periodo si sia ridotta la mortalità a discapito di aumento dell’incidenza: nel Registro territoriale di Patologia dell’Asp di Siracusa si afferma, in sintesi, un incremento di malati oncologici del +2,9 per cento per gli uomini e del +3,7 per cento per le donne. Delle aree più a rischio, Augusta è in testa ai tassi più elevati: Il tumore al polmone risulta essere la patologia più diffusa e, con un tasso di mortalità superiore al 30 per cento, si può affermare che, nella città megarese, chiunque abbia perso almeno un parente per cause riconducibili al cancro.

Ad oggi è composto da circa cinquecento nomi il registro che Padre Palmiro Prisutto, sacerdote della Chiesa Madre, ha posizionato nei pressi del portone principale dell’edificio sacro: tutti possono accedervi, e tutti possono scorrere la lunga lista di persone che hanno lottato contro il tumore nelle sue forme più aggressive. Un elenco in cui compaiono anche professione, data di nascita e data di morte, un elenco in cui chiunque rintraccia almeno un nome familiare.

<<Ero passata dalla chiesa e, uscendo, quella lista ordinata e silenziosa di nomi e cognomi mi ha bloccata sul ciglio. Ho iniziato a scorrere per diversi minuti, fino a quando ho trovato il nome di mia nonna>> afferma Roberta, giovane augustana che aveva vissuto in prima persona il dramma della perdita di un familiare dopo una lunga battaglia contro il tumore al colon.

Nel frattempo, lo scorso marzo, Papa Francesco scriveva a Don Prisutto inviando la sua benedizione apostolica.

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