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‘Nuova’ stagione Inda, ‘vecchi’ traduttori. Intervenga il ministro Giuli!

Il prossimo anno la professoressa Elena Fabbro, docente di Letteratura greca all’Università di Udine,  tradurrà l’Alcesti di Euripide. Elena Fabbro è una studiosa del dramma antico e in particolare della commedia di Aristofane. Inoltre, indizio rivelatore,  fa parte della schiera dei collaboratori della rivista Dioniso dell’Inda, diretta da 14 anni  dal professor Guido Paduano. Perché rivelatore?  Perché chi non  fa parte di quel cerchio magico che ruota intorno alla rivista, difficilmente viene chiamato a tradurre per l’Inda una tragedia o una commedia.  Questa è quasi sempre la prassi.
Per l’Antigone di Sofocle e per  I Persiani di Eschilo sono stati scelti  come traduttori rispettivamente Francesco Morosi e Walter Lapini, gli stessi dello scorso anno.  Il professor Lapini è un traduttore seriale: nel 2021 ha tradotto Coefore Eumenidi, nel 2022 Agamennone, nel 2024  Aiace. Walter  Lapini è docente ordinario all’Università di Genova dove, nel  dipartimento da lui diretto,  ha insegnato la professoressa Margherita Rubino, grecista anche lei,  ma soprattutto componente del Consiglio di amministrazione della Fondazione Inda, l’organismo di gestione  che sceglie annualmente i traduttori del dramma antico. È verosimile che fra i due vi sia  un intenso rapporto di stima e  di philìa, amicizia, che è una delle trenta parole che secondo il professor Giulio Guidorizzi, famoso grecista, esprimono il cuore della civiltà greca. Lapini,  stimato antichista, è autore di un’antologia greca molto apprezzata dal titolo un po’ bizzarro “Il sedere non esiste solo per andare di corpo“, scritta con lo pseudonimo  di AR.
E veniamo all’enfant prodige Francesco Morosi, pupillo del professor Guido Paduano, che è stato suo relatore per la tesi di laurea.  Francesco Morosi,  benché  giovane, deve essere un fenomeno nella traduzione  delle tragedie greche. Ogni anno gliene viene affidata una (e mezza) e in coppia con l’estroso Peparini maneggia il Mito con grande disinvoltura.
Ma il cerchio magico dell’Inda comprende altri (ma pochi) grecisti eccellenti.  Cominciamo da Nicola Cadoni, docente di Latino e Greco al liceo di Sassari. Nel 2022 ha tradotto Le Nuvole, nel 2023 La Pace, nel 2025 Lisistrata. Tre traduzioni in quattro anni.  Proseguiamo con Giorgio Ieranò, docente all’Università di Trento.  Il professor Ieranò è un recordman di traduzioni dal greco. Ho rintracciato un mio vecchio corsivo semiserio nel quale avevo scritto che il professor Ieranò in cinque anni aveva tradotto tre tragedie, ma mi sbagliavo perché se aggiungiamo Elettra tradotta quest’anno arriviamo a quattro, senza contare le traduzioni precedenti.
Nel 2024 Ieranò si è preso un anno di riposo, ma l’Università di Trento è stata comunque rappresentata dalla professoressa Caterina Mordeglia, preziosa collaboratrice di Ieranò,  che ha tradotto Il soldato fanfarone di Plauto.
Di tanto in tanto, l’Inda si avvale di altri traduttori tra cui lo stesso Paduano o di intellettuali di primo piano come Nicola Crocetti, ma il nucleo fondamentale dei traduttori intoccabili è quello che abbiamo descritto. A occhio e croce, l’ottanta per cento, se non di più, delle traduzioni delle tragedie greche è appannaggio  di cinque o sei docenti (sempre gli stessi) per i quali batte il cuore dell’ Inda, senza che dal CdA  e dal sindaco Italia,  che della Fondazione è presidente,  si levi una voce per dire: ora basta!
Il dramma antico non è degli studiosi amici, né chi li nomina è sciolto dalle leggi e dalle regole della corretta amministrazione. Chiederò al senatore del Pd, Antonio Nicita, di presentare, se lo ritiene, un’interrogazione al ministro della Cultura per chiedergli se è a conoscenza dei criteri di scelta dei traduttori seguiti dal CdA dell’Inda.
Nel Gattopardo, il giovane Tancredi diceva: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi“. All’Inda non si pongono neanche il problema di simulare il cambiamento,  preferiscono non correre il rischio che, cambiando tutto, qualcosa possa involontariamente cambiare  davvero.  Noi invece diciamo: Allagì, Allagì, cambiamento, cambiamento.

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