Si è chiuso con l’inaugurazione del nuovo settore E del Museo Paolo Orsi (dove sono stati esposti i reperti di età ellenistico romana provenienti da Centuripe, dal territorio di Akrai (Palazzolo Acreide) e di Priolo Gargallo, da Catania) il convegno di tre giorni organizzato dalla Direzione del Parco archeologico di Siracusa e dalla Soprintendenza ai Beni culturali con modalità del tutto nuove rispetto al passato. Ed è stato un successo non solo per l’entusiastica partecipazione degli studiosi e per l’alto gradimento con cui è stato accolto (oltre a un’organizzazione impeccabile sotto ogni punto di vista) ma soprattutto perché sembra segnare una svolta nell’azione futura delle due massime istituzioni del settore, Parco e Soprintendenza appunto.
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Nei programmi dei due enti, non più quasi esclusivamente obiettivi di tutela (non sempre risultata efficace) e di valorizzazione (nel recente passato intesa soprattutto come mercificazione) dei beni culturali, bensì l’esigenza di dare spazio a nuove attività di scavo e ricerca e insieme alla pubblicazione dei risultati di studi anche precedenti da ripercorrere e ‘dare alla luce’ strappandoli agli archivi.
Come osservato dalle dottoresse Rosa Lanteri e Alessandra Castorina, alla guida del Comitato organizzatore, gli ultimi anni sono stati piuttosto ‘complicati’ perché alla difficoltà di dare vita e struttura al nuovo organismo autonomo del Parco Archeologico, contemporaneamente impegnandosi (spesso in solitario, a nostro giudizio) nelle immancabili battaglie per un’integrità del patrimonio archeologico sempre a rischio per la voracità degli interessi speculativi (in senso lato), si sono sommati, da una parte, gli ostacoli di una feroce pandemia, forse prevedibile ma che ha colto egualmente tutti impreparati, dall’altro le opportunità di un Piano nazionale di ripresa e resilienza che ha richiesto l’adeguamento del modus operandi delle stesse amministrazioni pubbliche.
Di contesto poi il sempre difficile rapporto tra tutela e valorizzazione, tra ricerca rigorosa e sensazionalismo delle scoperte che richiede non facili scelte operative.
La risposta che è emersa anche da questo impegnativo convegno è stata l’esigenza di instaurare rapporti più stretti e continuativi con le Università e gli Istituti di ricerca (impossibile fare l’elenco esaustivo di chi in questa occasione ha portato il proprio validissimo contributo, della ricchezza e varietà delle relazioni), con i quali sono state stabilite collaborazioni alla pari che, come è stato detto da alcuni relatori, hanno rinsaldato legami di stima e di amicizia, terreno fertile di dibattiti e scambi di opinioni aperti, mai arroccati nella difesa del proprio punto di vista, di una personale interpretazione. Un clima nuovo, ci è sembrato di comprendere, nella comunità scientifica di riferimento per l’importanza data alla sinergia nel lavoro, alla volontà comune di arricchire la ricerca su Siracusa con l’apertura degli archivi e dei depositi agli studiosi esterni, alla rivisitazione (ed edizione) di precedenti indagini non più considerate come proprietà del singolo funzionario, bensì acquisizioni da tutelare e valorizzare per tutta la comunità.
In particolare non si può che apprezzare soprattutto la volontà del Comitato organizzatore di dare voce ai tantissimi giovani ricercatori, studenti e professionisti esterni invitati a portare i risultati dei propri studi che, nei momenti riservati al ‘dibattito’, alla possibilità di presentare osservazioni a quanto illustrato nelle diverse relazioni, ha consentito agli studiosi di maggiore esperienza di offrire suggerimenti e indicazioni, quasi pillole di lezioni universitarie.
E ancora, altra nota di rilievo, l’importanza data alla multidisciplinarietà di una qualsiasi ricerca archeologica che non può che nutrirsi di apporti differenziati e pluriprospettici.
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Che dire ancora! Tre giorni di full immersion che fanno di nuovo credere possibile nuove campagne di scavo, rinnovate conoscenze per raggiungere poi un traguardo auspicato da tutti, benché visto come molto difficile da raggiungere: la carta archeologica di Siracusa. Insomma, la piena valorizzazione di quello che, ad avviso di molti, dovrebbe essere la priorità del Parco Archeologico e della Soprintendenza: l’arricchimento di un già immenso patrimonio culturale che non finisce mai di stupire per le sue potenzialità, inespresse perché non indagate.
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Foto di Giuseppe Mineo

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