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Palestra indoor Campo Scuola: “C’era la Valutazione dell’impatto sul Patrimonio? Siamo anche Sito Unesco!”

Ci appare ormai stucchevole la continua diatriba sui vincoli di tutela archeologica e paesaggistica che “ingessano” Siracusa. Sulla vicenda del polivalente sportivo indoor del Campo Scuola Di Natale, dichiarato in maniera definitiva e incontrovertibile – checché se ne dica – irrealizzabile, il 9 maggio scorso, dall’Osservatorio Regionale per la Qualità del Paesaggio,

https://www.lacivettapress.it/2023/06/14/inammissibile-il-polivalente-indoor-al-di-natale-severo-richiamo-dellosservatorio-regionale-per-la-qualita-del-paesaggio-al-comune-di-siracusa-adegui-il-prg-al-piano-paesaggistico/

dopo l’intervento dell’attuale assessore comunale allo sport Giuseppe Gibilisco su Siracusa News, si registra quello dell’architetto Giuseppe Spinoccia sulle pagine di Siracusa Oggi https://www.siracusaoggi.it/palaindoor-lultima-vittima-del-sistema-dei-vincoli-che-ingessano-siracusa/.

Piuttosto che accettare le norme di tutela e salvaguardia che hanno finora salvato (nonostante le molte crepe) la città, rendendola quell’unicum che ne fa un polo turistico – grazie non certo alle realizzazioni architettoniche del presente (perché nulla avrebbe da vantare) bensì solo per le testimonianze del suo glorioso passato e la bellezza della sua natura –, piuttosto che adeguarsi ad esse riconoscendone l’importanza e il loro essere davvero indispensabili alla conservazione di una identità irrinunciabile, assistiamo di volta in volta a dichiarazioni, anche spericolate, di chi vorrebbe dettare in prima persona nuove regole che stravolgano anni di studio e di lavoro, che si tratti di un polivalente al campo scuola o di campi da golf in un resort di Ognina (ricordiamo per esempio che l’arch. Spinoccia era tra i progettisti della Siracusa Sun Llc).

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Alessandra Trigilia, già Dirigente della Soprintendenza Beni Culturali ed Ambientali di Siracusa, che ha coordinato il comitato tecnico scientifico da cui è nato il Piano Paesaggistico della nostra provincia.

Dottoressa Trigilia, ancora una volta si mette in discussione il Piano Paesaggistico della nostra provincia

Ho già avuto modo di chiarire il mio punto di vista in merito all’argomento in occasione della sentenza del 26 ottobre 2022 non appellabile del CGA – che ha definitivamente esitato i ricorsi presentati dalla società Elemata Maddalena avverso il Piano Paesaggistico approvato di Siracusa ma evidentemente oggi è di nuovo necessario informare correttamente l’opinione pubblica in merito al progetto di struttura indoor all’interno del campo scuola “Pippo Di Natale”. E il punto di partenza mi sembra sia il principio che “La tutela paesaggistica prevale sempre su quella urbanistica”, principio base presente in tutte le sentenze degli organi giurisdizionali preposti al giudizio sui ricorsi contro il Piano Paesaggistico.

Significa che la trasformazione del paesaggio di un sito culturale non è negata ma piuttosto valutata in base ai requisiti stabiliti dalla pianificazione territoriale. È il sistema di tutela integrata che regola le aree della città riconosciute dagli Enti preposti come meritevoli di conservazione per il loro valore culturale che ne prevede anche le destinazioni d’uso compatibili.

Non è mai messo in discussione che “… i piani paesaggistici adottati dalle Regioni prevalgono su ogni scelta urbanistica adottata dal Comune qualora la stessa risulti in contrasto con i primi. Nella frizione tra interessi urbanistici valorizzati dal Comune e difesa del paesaggio garantita dalla Regione prevale la seconda. Ecco perché i piani paesaggistici non possono essere frutto di provvedimenti co-decisi dalla Regione e dai Comuni, ma sono provvedimenti ascrivibili per intero alle Regioni che devono trovare il concerto con lo Stato che rimane tutore primario del ‘bene pubblico paesaggio “. Il lungo percorso tecnico-amministrativo che ha consentito anche alla provincia di Siracusa di assolvere ad un obbligo di tutela paesaggistica e ambientale fin dall’approvazione della Legge Galasso del 1985, si è concluso con l’adozione del Piano Paesaggistico nel 2012 e con la sua definitiva approvazione nel 2017. Qual è il senso nel continuare una sterile discussione?

Qual è quindi la strada per uscire una volta per tutte dall’impasse?

È semplice: l’iniziativa pubblica deve scegliere il ruolo che le è proprio, quello di guida nella trasformazione di un territorio in cui si concentrano bellezza e storia, applicando senza incertezze le normative d’uso prescritte dal Piano. Il cambio di prospettiva auspicabile, e dovuto, per lo sviluppo del territorio provinciale di Siracusa è quindi non ritenere più vigenti le previsioni dei Piani regolatori comunali attuando gli adeguamenti previsti dalla legge.

Il principale processo urbanistico, l’adeguamento dei piani locali, va letto infatti come un tassello in un mosaico di misure che costituiscono la “politica paesaggistica” regionale alla quale si adeguerà la politica urbanistica. Non si comprende perché tale adeguamento nella nostra città non sia ancora avvenuto. Anzi le incoerenze tra tali strumenti comporta solo confusione stimolando incertezza e disincanto verso la politica da parte dei cittadini.

Nel caso di Siracusa, conseguenza grave dell’assenza di rispetto delle regole da parte del Comune è proprio il non progettare le opere pubbliche, soprattutto se comprese all’interno del PNRR, in ottemperanza alla pianificazione paesaggistica in vigore, intervenuta appunto con nuove regole d’uso del territorio riconosciuto come bene di pubblico interesse e valore culturale.

Eppure il polivalente al Campo Scuola continua ad essere presentato come un elemento fondamentale, irrinunciabile, della riqualificazione dell’area.

E invece l’area del campo scuola a destinazione d’uso per attrezzature sportive va mantenuta ed ammodernata senza inserire nuove costruzioni; è questo l’unico divieto imposto dal Parco archeologico e dal Piano Paesaggistico. Il Comune è responsabile per avere omesso l’obbligo di adeguamento del Piano urbanistico comunale anche al Parco archeologico di Siracusa che, ai sensi della legge regionale, la cosiddetta legge Granata, ha valore immediato di variante urbanistica rispetto al Piano regolatore comunale; cioè dal momento dell’approvazione della perimetrazione del Parco archeologico, avvenuta nel 2014, l’area in progetto per la nuova palestra, era già indicata come zona A di parco e dunque inedificabile. Non mi sembra ci sia spazio per altre considerazioni anche perché c’è un aspetto che non viene mai considerato, che si tende a non affrontare quando si discute di questi argomenti. Forse perché rendendo più complesso il quadro di insieme toglierebbe ogni residua speranza a chi si ostina ancora ad avversare le regole paesaggistiche che ci siamo date, certo non arbitrariamente come qualcuno vorrebbe far credere.

Lo vuole chiarire?

Siamo Sito UNESCO. Proprio il piano paesaggistico e l’approvazione della perimetrazione del Parco Archeologico di Siracusa rappresentano uno dei requisiti necessari al riconoscimento di Siracusa quale Patrimonio Mondiale inserito nella Lista che nel luglio del 2005, nel corso della 29a riunione annuale del Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, avvenuta a Durban in Sudafrica (10-17 luglio 2005), ha consentito di aggiungere il 40° sito italiano “Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica” alla Lista del Patrimonio Mondiale. Il precedente piano di gestione del sito adottato nel 2014 è stato aggiornato nel 2020 ed è grave, né si comprende, il ritardo nell’individuazione dell’ente gestore.

Il sito, così come individuato, comprende due parti differenti contenenti reperti che coprono un arco temporale che va dall’età del Bronzo all’età bizantina: da una parte la Necropoli di Pantalica, dall’altra l’Antica Siracusa, che include anche Ortigia, il primo nucleo della città fondata dai coloni greci arrivati da Corinto nell’VIII sec. a.C. L’Antica Siracusa rappresenta una testimonianza unica nel suo genere.

In particolare le aree di EPIPOLAE, ACHRADINA, TYCHE, NEAPOLIS, CASTELLO EURIALO, SCALA GRECA E LE MURA DIONIGIANE che costituiscono la Core zone pari a 635,96 ettari sono tutelati da una Buffer zone / Area cuscinetto pari a 874,45 ettari. L’area iscritta corrisponde a una porzione del “Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai”, istituito nel 2019 in attuazione della L.R. n. 20 3/11/2002 (legge Granata).

Il riconoscimento UNESCO comporta non solo vantaggi in termini di eventuale accesso ai finanziamenti europei e di riconoscimento mondiale del suo valore culturale, ma anche svantaggi come quelli di procedere al monitoraggio dello stato di conservazione del bene riconosciuto, oltre a descriverne l’integrità. A tale scopo per i progetti che intervengono nella buffer zone, quale sarebbe stata la palestra indoor prevista all’interno del Campo Scuola, già al momento della presentazione del progetto di fattibilità avrebbe dovuto essere elaborata la Valutazione dell’impatto sul Patrimonio (Heritage Impact Assessment, HIA) della quale non pare sia stato mai dato incarico, redatta da professionisti non coinvolti nella progettazione dell’opera.

La valutazione (HIA)è uno strumento efficace per identificare e valutare in maniera sistematica e coerente, il potenziale impatto di azioni di sviluppo o progetti di trasformazione sull’eccezionale valore universale proprio della core zone e sugli attributi del sito Patrimonio Mondiale, al fine di poter suggerire misure mitigative per ridurre i possibili effetti negativi.

In assenza dell’esito dell’HIA, ovvero di una valutazione tecnico scientifica dell’impatto della costruzione della palestra rispetto al sito archeologico, patrimonio Unesco, non si può certo procedere attraverso confronti generici e superficiali in termini di necessità della struttura o su una astratta percezione estetica come vorrebbe qualche professionista siracusano, o ancora sugli effetti sociali dell’opera argomentato da qualche assessore comunale ovvero alla possibilità di deroghe al piano Paesaggistico vigente.

Piuttosto che inserire nel PNRR opere pubbliche non rispondenti ai criteri del sistema di tutela integrata vigente sui beni culturali di Siracusa, occorre alzare “l’asticella” e concorrere al mantenimento della città di Siracusa nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel rispetto degli strumenti di pianificazione territoriale vigenti. Avventurarsi in interpretazioni che aggirino i divieti fa male a tutta la città, molto male.

Auspichiamo che il nuovo progetto in variante sia localizzato in aree non in contrasto con le previsioni degli strumenti di pianificazione senza perdere altro tempo utile alla realizzazione degli obiettivi di miglioramento sociale che il progetto potrà raggiungere.

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