La prima, la più ovvia, è la vittoria indiscutibile di Francesco Italia, al quale auguriamo buon lavoro, sia pure con l’auspicio che il suo operare guardi agli interessi della comunità cittadina nella sua interezza. Anche di quella parte, assai consistente, che non lo ha votato. A conti fatti, si tratta di quasi l’80% degli aventi diritto al voto, un dato che dovrebbe indurre un Sindaco uscente a porsi delle serie domande riguardo all’impatto della sua gestione o al fatto che in tanti, sia pure per motivi anche diversi, non abbiano trovato motivazioni sufficienti per andare a votare. Per onestà intellettuale, occorre riconoscere che quel 45% di elettori che non si è recato alle urne interpella la responsabilità di tutte le forze politiche, anche in ordine alla efficacia e sostenibilità democratica di un sistema elettorale che consente una dispersione illimitata del voto, finendo, conseguentemente, con togliere rappresentanza istituzionale ad una consistente parte dell’elettorato. Quando l’astensionismo elettorale raggiunge il livello di guardia di quasi la metà degli aventi diritto al voto, vuol dire che esiste un serio problema democratico, che si manifesta nella forma di preoccupanti propensioni alla indifferenza e, sostanzialmente, attraverso meccanismi di delega, che costituiscono il migliore terreno di coltura di modelli istituzionali insofferenti alle prerogative dei corpi intermedi, istituzionali e sociali. Non è un problema soltanto siracusano, e proprio per questo ancor più preoccupante e degno della massima attenzione. Alcune delle analisi più ricorrenti sottolineano il peso della distanza sempre più marcata tra una “classe politica” (e già tale qualificazione è sintomatica) autoreferenziale, ovvero impegnata prevalentemente nella perpetuazione della propria esclusiva sopravvivenza, ed il resto della società “civile”, al punto dal generare, sempre più frequentemente, oltre al rigetto della politica in quanto tale, movimenti che fanno della pura protesta la loro cifra identitaria. E’ una chiave di lettura, in verità, non nuova, ma della quale, a tutti i livelli e trasversalmente, anche nella nostra città, non si è irresponsabilmente tenuto conto.
La disaffezione, l’astensionismo, l’assottigliarsi della partecipazione attiva alla vita politica, evidenziano, in qualche modo, la mancanza di un’offerta politica basata sulla distinzione netta tra opzioni politiche diverse, sempre più spesso sostituita da soluzioni improvvisate se non contradditorie volte a perseguire l’utile immediato. Da questo punto di vista il caso Siracusa è emblematico. Stando ai tradizionali canoni interpretativi, quale schieramento politico ha vinto? Non il centro destra ufficiale, ovviamente, ancora una volta incapace di capitalizzare il voto di riferimento nonostante il soccorso non trascurabile di una componente elettorale teoricamente distante dal suo orizzonte politico di riferimento. Non il centro sinistra, non pervenuto neanche al ballottaggio, nonostante il risultato apprezzabile di Renata Giunta, se rapportato, soprattutto, al numero degli aspiranti alla carica di primo cittadino. In quale categoria politica iscrivere lo schieramento politico di cui è espressione Italia, referente personale di un partito di centro (Azione) ma per nulla imbarazzato dalla presenza di vecchi e nuovi compagni di viaggio della destra locale, il cui profilo politico programmatico non risulta del tutto coerente con molte delle opzioni valoriali ripetutamente dichiarate dal vincitore in campagna elettorale? Forse l’errore sta proprio nel volersi incaponire nell’utilizzo esclusivo di strumenti interpretativi (destra – sinistra) non più consoni a dare contezza esaustiva di quanto si muove nel corpo profondo della società, soprattutto in contesti elettorali più circoscritti. Vedremo, in concreto, se la “nuova” amministrazione sarà in grado di ritrovarsi compattamente in una pratica politica coerente e riconoscibile; se, come molti prevedono, continuerà ad operare nel solco della precedente o si farà carico, in qualche misura, di segnare elementi di discontinuità, se non altro, realisticamente, per fronteggiare un Consiglio comunale sulla carta non propenso a rendergli vita facile. L’ Utilizzo delle risorse del PNRR, le scelte ineludibili riguardanti l’assetto urbanistico della città (a cominciare dal recepimento formale del piano paesaggistico) , la mobilità urbana, la salvaguardia dei residui lembi costieri non cementificati, la gestione delle risorse idriche e dei rifiuti, l’utilizzo dei beni pubblici (ed in primis di quelli archeologici), la imprescindibile regolamentazione delle attività commerciali nel centro storico, il contrasto a fenomeni sempre più preoccupanti di illegalità diffusa, non sono soltanto il campionario del lascito deludente della precedente gestione; saranno gli ambiti di intervento che ci restituiranno l’identità politica di questa amministrazione , rispetto alla quale occorrerà tarare la misura dell’opposizione. Ma anche quelli che potranno qualificare l’offerta politica di un centro sinistra chiamato dal deludente risultato elettorale a fare scelte programmatiche e organizzative radicalmente innovative. Partendo da quanto di buono è stato comunque fatto in direzione di un percorso politico programmatico comune seppur tardivamente intrapreso.
Da questo punto di vista, il programma della coalizione progressista a sostegno della candidatura di Renata Giunta, può costituire, aggiornato e, in alcuni punti, meglio precisato, la piattaforma programmatica di uno schieramento progressista che seppur marginalmente rappresentato nel Consiglio comunale (ma, anzi, proprio per questo), rifugga dalla tentazione minoritaria e perdente di ridurre la sua iniziativa politica all’interno delle istituzioni o di un ritorno, seppur legittimo, ad una pratica politica di esclusiva autonomia, tutta giocata su un terreno concorrenziale che oggettivamente depotenzierebbe la prospettiva, tutta da costruire, di un’offerta politica finalmente vincente.

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