Un caso di malasanità? Di fatalità? Una conseguenza del vaccino? L’esperienza incredibile vissuta al pronto soccorso di Siracusa

Non è importante che sia una volontaria molto conosciuta e stimata in città, né che per alcuni anni sia stata consulente non retribuita del Comune, neppure che sia una cara amica della nostra redazione. La triste esperienza vissuta da Daniela Cassia e tra l’altro già raccontata da lei stessa sui social, merita di essere diffusa ed evidenziata, a prescindere.

Un caso di malasanità? Di fatalità? Una conseguenza del vaccino?

Ancora una volta il servizio sanitario (ospedaliero in questo caso) balza agli onori della cronaca per la rinomata inefficienza. Con tutto il rispetto e la considerazione del momento, della situazione più che particolare e delle condizioni in cui gli operatori ospedalieri sono costretti ad operare, ci auguriamo che tale episodio non abbia conseguenze più gravi e che nessun altro debba ripetere lo stesso calvario vissuto dalla mamma di Daniela e dai suoi familiari.

 “Mia madre, ottantenne diabetica, venerdì pomeriggio ha fatto il richiamo del vaccino.

Sabato mattina, mentre era in bagno è collassata , era sola e da allora non ricorda nulla dell’accaduto.

Quando l’abbiamo soccorsa pensavamo fosse soltanto dolorante, ma sabato pomeriggio il dolore era insopportabile al punto da essere costretti a chiamare l’ambulanza. I soccorritori, valutate le condizioni decidono di portarla al pronto soccorso. E da lì inizia il calvario.

Arriva in pronto soccorso alle h.20, finalmente alle h.1.30 qualcuno si degna di dire a mia sorella, che l’ha accompagnata, di andare a casa, che la terranno in osservazione per tutta la domenica e che comunque hanno il numero per contattarci.

La tac scongiura un ictus ma la radiografia evidenzia 5 o 6 costole fratturate di cui un paio scomposte.

Stamattina (lunedì, ndr) al telefono (mia madre e non un medico) ci dice che la trasferiscono in chirurgia per 7 giorni. Ricovero che ci conferma anche il pronto soccorso. Prepariamo quindi un borsone con l’occorrente e ci rechiamo in reparto per scoprire che mia madre non c’è.

Proviamo a chiamarla. Il cellulare risulta spento, probabilmente scarico.

Si torna al pronto soccorso, si suona, si aspetta e finalmente ci informano che mia madre si trova ancora lì, che aspettano che si liberi un posto, che non possiamo entrare a vederla, che non possiamo darle nessun borsone.

Chiediamo, per cortesia, di consegnarle almeno il caricabatterie per poterle consentire di comunicare.

Ore 16,30 (sono passate 8 ore dal presunto trasferimento in reparto), finalmente riusciamo a parlarle: è ancora al pronto soccorso, parcheggiata in una stanza e con la voce rotta dal pianto ci comunica che non mangia e non beve da ieri sera, che oggi non ha fatto nessuna terapia, che non l’ha vista nessun medico. Da ieri sera.

Cerchiamo di darci una spiegazione, semplicemente sembrerebbe sia stata dimessa dal pronto soccorso e mai presa in carico dal reparto. Un fantasma invisibile. A cui non tocca nè cibo, né acqua né contatti con l’esterno. Sembra tutto così assurdo che siamo costretti a chiamare i carabinieri i quali ci dirottano alla direzione sanitaria, dove ovviamente alle h.18 non c’è nessuno.

Servirà l’intervento di un poliziotto per fare “finalmente” scendere un medico dal reparto di chirurgia per visitarla e prescrivere le terapie, fra cui l’eparina, necessaria per prevenire i trombi e soprattutto per farla ritornare visibile e consentirle di avere un pasto.”

Oggi è martedì, la signora al momento si trova ancora in pronto soccorso (in reparto chirurgia non c’è posto), la figlia ritiene che il collasso (e la caduta con fratture) sia una conseguenza possibile del vaccino (Pfizer), in quanto è tra gli effetti evidenziati ma non si spiega come mai i medici non avvertano e soprattutto non invitano gli anziani o le persone fragili a non rimanere soli nell’immediato decorso.

Noi seguiremo l’evolversi e formuliamo a Daniela i migliori auguri per la mamma.

 

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