“BADATE CHE FICARRA NON È SOLO, È AMICO NOSTRO. E NOI SIAMO DIETRO DI LUI, E A TUTTO QUEL CHE DEVE FARE”

Abbiamo chiesto all’ingegnere Roberto De Benedictis, che ha assunto in passato importanti ruoli politici a livello locale e regionale, una valutazione su alcune sibilline dichiarazioni, a dir poco sconcertanti, di questi giorni che alludono alla realizzazione del nuovo ospedale di Siracusa, un’opera da decine di milioni di euro. Ecco la sua risposta.

Il dottor Lucio Salvatore Ficarra, direttore generale dell’Azienda Sanitaria di Siracusa, è da settimane al centro di numerosissime contestazioni per il modo in cui ha svolto il suo incarico nell’emergenza pandemica in atto. Contestazioni di soggetti politici, sindacati, giornalisti di testate locali e nazionali, oltre diecimila cittadini e alcuni medici qualificati e con la schiena dritta. Alle contestazioni di questi ultimi, particolarmente circostanziate, il dottore Ficarra non ha risposto o lo ha fatto eludendo il merito delle questioni poste e sviando su temi ed aspetti personali che, dopo averlo fatto conoscere per le sue qualità professionali, ne hanno definito la statura umana. Molte di tali questioni avevano peraltro un contenuto riconducibile ad aspetti prettamente sanitari dell’organizzazione aziendale, quindi al direttore sanitario Anselmo Madeddu, che però con maggiore abilità ha saputo scansare i giorni caldi della polemica per riaffiorarne via via con un’accorta campagna d’immagine mirata ad una autopromozione personale che certamente guarda lontano.

In soccorso del dottore Ficarra è intervenuto recentemente l’on. Nicola D’Agostino. Catanese, approdato nel parlamento siciliano con l’MpA di Raffaele Lombardo, D’Agostino è successivamente transitato attraverso i gruppi di: Sicilia Democratica per le riforme, Misto, Patto dei Democratici per le riforme – Sicilia Futura, Arcipelago Sicilia – Movimento dei territori, Sicilia Futura e finalmente, almeno per adesso, Sicilia Futura – Italia Viva.

D’Agostino ha definito “scandalose” le polemiche che hanno riguardato il direttore generale ed ha anticipato l’esito assolutorio dell’indagine interna che D’Agostino non avrebbe alcun titolo per conoscere (facendo così dubitare della serietà dell’indagine stessa). Ma la frase che conta, nel suo comunicato, è posta alla fine, nella posizione giornalisticamente meno evidente ma come si fa in questi casi, quando è indirizzata solo a chi deve capire.

La frase è: “A Siracusa il problema è ben altro, gli interessi enormi, ma presto anche questi saranno portati alla luce e i detrattori smascherati.”

É fin troppo evidente che si parla della costruzione del nuovo ospedale, affare da centocinquanta milioni almeno. Più enorme di così!

D’altronde Ficarra l’aveva detto chiaramente che è qui per questo. Nell’intervista pubblicata il 21 aprile scorso su La Sicilia, alla giornalista Laura Valvo che gli chiedeva se pensasse di fare un passo indietro a fronte delle critiche ricevute, aveva così ha risposto: “Sono stato nominato principalmente per il nuovo ospedale. Se debbo fare un passo indietro ovviamente ne tragga le conseguenze”. Si spieghi meglio, lo aveva incalzato l’intervistatrice. E lui: “Le ho detto più di quello che dovevo dire.”

Una risposta sibillina e forse minacciosa, che avrebbe dovuto far sollevare la comunità cittadina, rimasta invece dormiente.

Fare intendere che un “passo indietro” di questo direttore generale avrebbe compromesso la realizzazione del futuro ospedale, e con ciò il diritto alla salute di un’intera popolazione, era già un’affermazione inaudita. Ma alludere al fatto che un’opera pubblica, da realizzarsi con soldi pubblici, con una procedura pubblica ed affidata ad un ufficio pubblico possa dipendere dalla sua speciale persona, mostra una potenziale gravissima distorsione dell’amministrazione in oggetto. E poi, perché Ficarra avrebbe detto “più di quello che doveva dire”? Che segreti non può svelare il dirigente di una amministrazione pubblica che deve operare in trasparenza e nell’interesse pubblico? Tutte affermazioni che avrebbero meritato, e ancora meritano, un’attenzione speciale dei nostri organi di informazione e di quelli inquirenti.

A maggior ragione dopo le frasi di D’Agostino, soprattutto per quello che l’onorevole rappresenta.

E non mi riferisco alla sparuta formazione di Italia Viva, di cui D’agostino è il capogruppo nel parlamento siciliano, giacché Italia Viva è per suo codice genetico approdo di gente d’ogni tipo, da persone per bene a trasformisti e transfughi in cerca ognuno di propri spazi.

Sottolineare le incoerenze tra le posizioni dei vari esponenti che ne fanno parte, come pure il bravo Toi Bianca ha fatto di recente, è perciò superfluo per natura. Più significativo, almeno a me sembra, è considerare a quale delle galassie di Italia Viva appartiene D’Agostino, ovvero a quel gruppo raccoltosi da anni intorno all’influente ex onorevole Totò Cardinale.

Ficarra, dicono alcuni, nascerebbe come uomo del gruppo di Cardinale. Di fatto ha visto la sua carriera compiere un balzo in avanti con il governo Lombardo, per poi essere finalmente nominato direttore generale di un’ASP con il governo Crocetta.

Le relazioni tra Cardinale, Lombardo e Crocetta, nelle quali il senatore Lumia giocò un ruolo da protagonista, sono note.

Il gruppo Cardinale esiste ancora, e alla sua maniera. Pochi esempi: a Palermo l’ex on. Cimino (ex FI, assessore di Cuffaro e di Lombardo) è presidente dell’AMAT (trasporto pubblico) nominato da Orlando; a Catania sono riusciti a piazzare un loro uomo alla presidenza di “Sostare” (gestione parcheggi) anche se ora sono formalmente all’opposizione. E all’ARS assumono le sembianze di Italia Viva, morbida con il governo Musumeci, oggi plaudente verso la sua gestione dell’epidemia, domani chissà.

Il messaggio di D’Agostino si compone di due parti: da un lato la copertura esplicitamente data a Ficarra per il suo operato, e dall’altra l’avvertimento secondo cui “a Siracusa il problema è ben altro, gli interessi enormi, ma presto anche questi saranno portati alla luce e i detrattori smascherati.”

Quale problema? Quali gli interessi enormi? Chi sono gli “sciacalli” che per questi interessi enormi starebbero strumentalmente alimentando polemiche “scandalose” contro il bravo dottor Ficarra? Come vanno lette queste affermazioni insieme a quelle sibilline, inquietanti rilasciate ad aprile dallo stesso Ficarra? Una banale interpretazione di questo linguaggio oscuro e reticente, una ingenua interpretazione, potrebbe essere la seguente: “Badate che Ficarra non è solo, è amico nostro. E noi siamo dietro di lui, e a tutto quel che deve fare”.

Ma queste mie sono solo licenze…  politiche, senza fondamento né valore. Altri invece, stampa e magistratura ad esempio, potrebbero utilmente svolgere il loro ruolo intorno ad una vicenda che ha al centro l’opera pubblica più costosa degli ultimi decenni nel nostro territorio.

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