“È Fase 2 per la ripartenza dei settori produttivi per motivi economici e sociali ma per quanto riguarda la sanità meglio parlare di Fase 1 bis – osserva il dottor Angelo Giudice chiamato dal sindaco Francesco Italia a dare aiuto alla amministrazione per l’emergenza Covid-19.
Siamo cioè in una fase di attesa e di estrema precauzione nel contrasto al contagio, e insieme in una fase di preparazione ad una nuova gestione delle attività di controllo dei contagi e di individuazione dei soggetti a minor rischio da poter inserire nelle attività ordinarie e produttive. La lenta discesa della curva dei contagi e della occupazione dei posti letto, soprattutto nei reparti di intensiva, ci consente di fare piccoli passi in avanti, pronti a ritornare, augurando che ciò non accada, alle posizioni di partenza in base alla valutazione attualizzata dei parametri dell’indice di trasmissibilità Rt, e del numero di posti letto occupati a livello nazionale e nelle varie realtà regionali e locali. Pronti ad individuare precocemente e delimitare eventuali zone rosse più limitate”.
Ed è quindi in quest’ottica che si inseriscono gli esami sierologici?
Attraverso un campione di sangue, prelevato con due modalità, questi esami cercano di testare lo stato immunitario della popolazione rispetto alla malattia da Covid-19.
Sinora abbiamo sentito parlare di “tamponi” come unico e reale mezzo per diagnosticare nei soggetti la presenza del Sars-COV 2 ma più spesso, purtroppo, della loro improvvida mancanza o ritardata esecuzione o della comunicazione dell’esito stesso dell’esame.
Il tampone rino-faringeo si esegue con un prelievo con apposito bastoncino di materiale dalle mucose nasali e della gola che viene poi processato con apposita dedicata strumentazione, sotto contenimento biologico protettivo dell’operatore. E’ un esame molecolare, infatti rileva tre frammenti di acido nucleico (RNA) tipico ed esclusivo della lunga catena molecolare del genoma del Covid 19; questo esame individua se un soggetto ha in atto un’infezione anche asintomatica o paucisintomatica, e dunque è contagioso e può trasmettere la malattia.
Risultati non sempre però affidabili.
L’esame può dare, è vero, qualche risultato falso positivo o almeno dubbio, e più spesso, circa nel 30%, dei falsi negativi per varie motivazioni tecniche, ma proprio per tale motivo si eseguono più tamponi, almeno due a distanza di 24 ore per testare la assenza del Covid-19 in un soggetto ammalato e dichiararlo così clinicamente guarito.
Ma chiarisco meglio cosa ci si può aspettare da un esame diagnostico in genere, e quindi anche di laboratorio. Ogni esame diagnostico ha una sua sensibilità legata alla reale probabilità che un soggetto malato abbia un risultato positivo, cioè un test che individua tutti i malati, e solo quelli, ha sensibilità del 100%.
La specificità è invece la capacità di un test di dare un risultato normale cioè negativo nei soggetti sani, cioè un esame è specifico al 100% quando tutti i sani risultano negativi. Purtroppo tutti i test non hanno il 100% di sensibilità e di specificità, e dunque hanno una quota di falsi positivi e rispettivamente di falsi negativi. Ogni esame va interpretato dal medico, integrandolo con gli elementi che scaturiscono dall’analisi dei sintomi, dalla visita medica, e da altri eventuali esami diagnostici radiologici etc., richiesti sulla base di un sospetto diagnostico, allo scopo di fare una diagnosi differenziale, cioè tra varie malattie con sintomatologia simile per giungere alla reale e vera diagnosi.
E per quelli sierologici?
Gli esami sierologici sono esami di laboratorio che attraverso un campione di sangue, testano lo stato immunitario rispetto alla malattia da Covid 19. Detto in altre parole: se quella persona ha avuto, o può avere in atto, un’infezione anche asintomatica da Covid 19, e se da questo contatto virale ha sviluppato uno stato di protezione immunitaria all’infezione che gli possa consentire di reinserirsi nelle attività produttive senza ulteriori rischi per sé e per gli altri.
In ogni malattia infettiva in genere, l’agente infettante, nel nostro caso un Coronavirus specifico, il Covid-19, induce da parte del sistema immunitario una reazione di contrasto producendo nel siero del sangue degli anticorpi, delle proteine specifiche, le immunoglobuline IGM ed IGG.
Le prime si riscontrano nel sangue a partire dal 5° giorno dall’infezione e la sua curva di produzione raggiunge il massimo dopo circa 15 giorni, per poi decadere. Sono definite infatti di fase acuta e dunque sono segno di probabile infezione in atto.
Dopo tale periodo comincia la produzione di Immunoglobuline IGG che raggiunge il massimo dopo circa 20-25 giorni, ed in genere queste Immunoglobuline di fase cronica sono protettive nel senso che sono neutralizzanti l’agente infettante per tutta la vita o per un periodo di tempo variabile.
Le donne in gravidanza sanno, per esempio, che bisogna fare il dosaggio delle IGM, IGG per alcune malattie infettive come la Rosolia, la Toxoplasmosi, e il Cytomegalovirus, e se si riscontra un tasso elevato di IGG specifiche, ciò significa che hanno in passato avuto la malattia anche in modo inapparente e che sono protette e dunque possono stare tranquille per il nascituro.
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CURVA produzione Immunoglobuline IGM , IGG nel Covid 19 ( in verde IGM , in rosso IGG)
Si è sentito parlare di due tipi di esame sierologico: uno quantitativo ed uno qualitativo. Lo può spiegare?
Il primo, che si esegue con un prelievo di sangue venoso, rileva gli anticorpi IGM, IGG in modo più preciso dosandone anche le quantità; il secondo, molto più semplice, è definito rapido perché dà l’esito dopo 15 minuti circa: su un piccolo supporto plastico si posa una goccia di sangue dalla puntura del polpastrello. Rileva solo se ci sono o no gli anticorpi in oggetto, e sono più imprecisi. Bisogna ribadire che tali esami sierologici non vengono considerati sostitutivi diagnostici della infezione da Covid-19, e per tale motivo l’esame molecolare sul tampone rino-faringeo è e rimane in atto l’esame dirimente, ed effettuabile soltanto da parte delle ASP sui soggetti indicati.
Ma allora che significato dare agli esami sierologici previsti in questa Fase 2 dal Governo?
Innanzitutto un significato di screening e di mappatura statistica, sulla popolazione del territorio nazionale, della probabilità che soggetti abbiano contratto la infezione da Covid-19 anche in modo inapparente, sviluppando anticorpi protettivi immunizzanti. Il Governo ha pertanto dato mandato agli Enti attuatori regionali di eseguire l’esame su un campione di 150.000 soggetti random, cioè scelti a caso, nelle varie Regioni, e divisi in 6 fasce di età che saranno chiamati ad eseguire il prelievo e l’esame sierologico quantitativo, rientrando quindi in un apposito programma di studio epidemiologico nazionale.
In alcune Regioni, come la nostra, una apposita circolare dell’Assessorato della Salute del 16 aprile ha previsto di eseguire uno screening epidemiologico con utilizzo di test sierologici, dandone mandato alle ASP che lo attueranno attraverso i laboratori di analisi pubblici e privati convenzionati accreditati.
Gli esami saranno eseguiti a soggetti potenzialmente a rischio per individuare ed interrompere eventuali catene di contagio e saranno di due tipi, e riservati a due fasce di soggetti.
Una fascia A, a maggior rischio, che comprende il personale sanitario degli Ospedali e reparti Covid e non Covid, della Emergenza, delle USCA, delle RSA e delle CTA compresi i ricoverati, dell’Amministrazione penitenziaria compresi i detenuti, tutti questi effettueranno un esame quantitativo; un’altra fascia che definiamo B, a minor rischio, che comprende personale delle Forze dell’ordine, dei Vigili del fuoco, militare impegnato, del volontariato, delle attività commerciali invece saranno testati con il più semplice test sierologico rapido qualitativo.
E’ notizia di queste ore che la ASP 8 di Siracusa si è già attivata per eseguire a chiamata i test qualitativi sulla fascia B, nel Laboratorio di Analisi e patologia clinica dell’Ospedale Umberto I di Siracusa, riservandosi al più presto di attivare i test sierologici quantitativi sempre a chiamata per il personale della fascia A.
Naturalmente il resto della popolazione non compresa nella circolare si porrà la domanda se e quanto possa essere utile eseguire i test sierologici.
Sarebbe eseguibile solo a titolo volontario e ad onere personale. In atto è praticabile quello qualitativo che, come detto, ha una minore sensibilità e specificità, e tenendo presente che qualora il risultato mettesse in evidenza una positività con una striscia di IGM, o di IGG, o di entrambi, andrebbe poi sempre praticato, attraverso la ASP, un esame molecolare con tampone rino-faringeo, che rimane comunque sempre e solo l’esame di conferma della presenza o meno del Sars-Covid 2.

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