“Affiancata”, o meglio commissariata, lunedì, per volere del Dirigente Generale Asp Ficarra, dal dottore Ireneo Sferrazza, direttore del dipartimento di prevenzione veterinario di Enna, e due giorni dopo allontanata dal servizio per “recuperare” 83 giorni di ferie non fruite, la dottoressa Maria Lia Contrino, dirigente del servizio di epidemiologia a Siracusa, non ha proprio intenzione di diventare il capro espiatorio delle disfunzioni registrate nella gestione dell’emergenza Covid19, e ci racconta così in questa intervista retroscena inediti di una realtà di cui i cittadini hanno ben poca conoscenza.
Dott.ssa Lia Contrino, in questi giorni lei è dentro una vera tempesta perfetta. Vuole raccontarci cosa è successo dal 1 marzo ad oggi?
Ci siamo ritrovati improvvisamente gettati nella bolgia infernale. Nessun protocollo gestionale delle epidemie. Nessun Dpi, né autorizzazioni di estensione del nostro orario, né un nucleo infermieristico per la somministrazione dei tamponi, né percorsi di sicurezza per la gestione dei pazienti grigi.
Dottoressa, ci aiuti con il suo racconto a meglio comprendere la situazione nella quale si è trovata a gestire l’emergenza epidemiologica.
Tutto ha inizio con la comunicazione del medico di famiglia avolese di due donne giunte da Casalpusterlengo e definite sintomatiche. Non avendo ancora un solo sistema di intervento mirato alla somministrazione dei tamponi, ho deciso io stessa di dare comunque una risposta immediata alla richiesta del medico di famiglia e mi sono recata presso il domicilio delle due donne per eseguire il test. Ovviamente chiunque si può rendere conto dell’assoluta inadeguatezza dell’intervento da me eseguito. E, purtroppo, nei giorni successivi un medico di famiglia siracusano chiama per una sua paziente: decine di professionisti siciliani hanno partecipato ad un convegno nazionale. Molti di essi rientrano in Sicilia con sintomi importanti e la signora di Siracusa chiede giustamente un intervento immediato presso il suo domicilio, dove tra l’altro vive con tutta la sua famiglia. Sono sempre io a recarmi presso quel domicilio e ad eseguire il tampone, ovviamente anche in questo caso spinta da spirito di dovere e di sacrificio
La classe medica siracusana, i medici di famiglia in particolare si sono sentiti abbandonati a se stessi. Tra i responsabili di tanta disorganizzazione, lei è stata additata come la maggiore.
Sinceramente in mancanza di una costante comunicazione tra l’Asp di Siracusa e la classe medica, mi rendo conto del dramma da loro vissuto. Non avevamo un servizio telefonico di relazione esterna degno di questo nome. Il nostro numero telefonico era privo di un risponditore automatico in grado di trattenere in attesa l’utente. Le pochissime persone distratte da altri uffici, tenendo i contatti con medici e assistiti, avevano le linee perennemente occupate. Chiunque non conoscendo la realtà, si sentiva abbandonato.
E in tutto questo il suo ruolo?
Direzione del dipartimento, centralinista, infermiera a domicilio, impiegata amministrativa, addetta alle relazioni esterne, addetta alla posta istituzionale, addetta ai rapporti coi sindaci e la prefettura e la protezione civile. Per finire, servizio di usciera.
Perché questo suo spendersi oltre ogni logica?
Ma cosa avrei dovuto fare? Attenermi al mio ruolo contrattuale? Non rispondere ai bisogni di migliaia di cittadini? Ogni sindaco si è relazionato con me per tutti i dubbi e le paure dei cittadini. Nel momento più drammatico per la nostra comunità non potevo restare legata al mio ruolo istituzionale.
Ma cosa è successo con i tamponi smarriti?
Il laboratorio del Prof. Scalia, presso il Policlinico di Catania, è stato il nostro riferimento. Quando la mole enorme di esami ha travolto quel laboratorio è stato affiancato dal Garibaldi. Successivamente da un ospedale messinese. Purtroppo ciò ha provocato in ritiro dei campioni non esaminati e la loro conservazione. Dunque vi è stato il trasferimento come detto a Catania e a Messina.
Ovviamente in tutto questo non possiamo considerare responsabile l’Asp di Siracusa.
Infatti sarebbe iniquo, proprio per l’enorme confusione creatasi a tutti i livelli, addossare ad un solo sistema gestionale tutte le responsabilità.
Lei capisce che non avendo contezza di questo scenario, la gente si è sentita abbandonata?
Come dare torto a tutte le persone che hanno subito tanti disagi?
Dott.ssa Contrino lei è stata oggetto di attacchi senza quartiere. Sebbene la sua narrazione ci emoziona, lei capisce che si è trattato di un vero disastro gestionale ed operativo?
La mia posizione è chiarissima. Laddove dovessero emergere le mie responsabilità, sono pronta a risponderne, ma sperare che io da sola, possa diventare il parafulmine di decenni di abbandono irresponsabile della nostra sanità, è assolutamente impensabile.
Un suo messaggio alle nostre comunità
Sono sinceramente addolorata per quanto accaduto. Tutti eravamo impreparati. Non dovrà mai più accadere.

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