Che cosa si sta realmente facendo nelle residenze per anziani della nostra provincia per evitare eventuali focolai.
Una domanda a cui i vertici Asp dovrebbero dare subito una risposta. Di più: una comunicazione che dovrebbe essere, avrebbe dovuto essere, da sempre, di routine, doverosa e “istituzionale”, a prescindere ora dalla nuova diversa dirompente strategia comunicativa del Direttore Generale dell’azienda.
In fondo la Sicilia, pur se in un contesto di epidemia contenuta, ha registrato presto, molto presto, un caso che avrebbe dovuto fare scuola e indurre a immediati provvedimenti per tutte le strutture che nella regione accolgono soggetti fragili. Un caso probabilmente autoctono – non dovuto a fenomeni di massa quali ad esempio l’arrivo nell’isola degli studenti fuori sede -, drammatico per le sue dimensioni. Il focolaio dell’Oasi Maria Santissima di Troina, nell’ennese, che accoglie disabili mentali, è iniziato a metà marzo e in pochi giorni ha registrato alcuni morti e circa 160 contagi, tra ospiti e personale sanitario, su 376 persone presenti nella struttura, inducendo la magistratura ad avviare indagini “per omicidio colposo e epidemia colposa contro ignoti”.
E forse riconducibili proprio agli operatori dell’Istituto gli altri dieci casi accertati negli stessi giorni nel comune.
Ovviamente non l’unico caso in Sicilia: il 24 Villafrate, in provincia di Palermo, veniva dichiarato zona rossa per il contagio partito sempre da una casa per anziani per fare un esempio.
E mentre le regioni, in ordine sparso e tempi diversi, impartivano disposizioni – purtroppo, in genere, restate lettera morta come testimonia ogni giorno la cronaca di tutta Italia -, l’Istituto Superiore di Sanità solo il 17 aprile (l’altro ieri) ha emanato linee guida Covid-19 per le Rsa e Rsd diverse rispetto alle precedenti del 16 marzo, quasi mostrando disattenzione per i più fragili, anziani e disabili. Dall’indicazione di eseguire i tamponi una volta sola (si badi bene una possibilità, non un obbligo), si è così finalmente passati a prescriverne l’uso anche nelle situazioni un minimo sospette.
Tutto sempre in teoria comunque perché, come il Direttore Ficarra ha avuto modo di ripetere ai siracusani nelle tante interviste rilasciate: senza reagente (“e non ce n’è perché è un problema nazionale”!) è inutile parlare di tali test diagnostici.
Insomma, la criticità è stata prima individuata, specie in Sicilia, nel numero decisamente insufficiente dei laboratori, fatto a cui l’assessorato regionale non aveva fatto caso; poi nella mancanza di reagenti: un vicolo cieco per cui tutti si sono dichiarati impotenti, e soprattutto non responsabili.
C’è da dire però che a Siracusa le cose sono andate diversamente e già dai primi del mese di aprile l’Asp ha inviato alcune “direttive”. Ma non motu proprio, bensì grazie alla pressione costante esercitata dai sindacati dei pensionati che hanno dato un colpo di acceleratore alla ingrippata macchina sanitaria. Un bene per l’azienda che ha così potuto, sul piano burocratico, “mettere a posto le carte”, quelle che in fondo spesso fanno la differenza in sede giudiziaria dove “può” accadere che la sostanza, i fatti, siano alla fine quasi irrilevanti e la “forma” salvi.
Infatti, dopo la nota del 29 marzo con cui i segretari generali di Spi Cgil, Fnp Cisl, UilP Uil – preoccupati per l’assenza di informazioni “ufficiali” (provenienti cioè dalle autorità sanitarie) sulla reale situazione epidemiologica all’interno delle residenze per anziani e allarmati invece da alcune segnalazioni indirette – hanno nuovamente sollecitato a una “immediata sanificazione di tutte le strutture e all’attivazione della sorveglianza sanitaria preventiva attraverso tamponi per gli operatori”, il tre aprile il direttore Ficarra si è premurato di chiedere ai direttori dei distretti sanitari e dell’azienda Anselmo Madeddu – nonché al Prefetto (!) – di avviare tutti i controlli necessari per verificare la corretta applicazione delle disposizioni di legge emanate a livello centrale in materia di Covid in tutte le residenze per anziani (pubbliche, convenzionate accreditate e private autorizzate) attraverso l’organizzazione di controlli periodici e la stesura di una relazione settimanale.
Un passaggio “formale” fondamentale il cui esito non conosciamo per cui sarebbe molto interessante se, in una sua prossima intervista, il Direttore Ficarra volesse informare la cittadinanza sulle “relazioni settimanali” dei diversi distretti.
Ciò che invece sappiamo è che solo pochi giorni fa la segretaria Spi Cgil Valeria Tranchina ha consegnato all’Asp l’unico censimento delle case di riposo esistenti nella provincia redatto nel 2018.
118 le strutture individuate e l’amara certezza che molte sfuggano a qualsiasi registrazione: si parla infatti di una quantità imprecisata di appartamenti “adattati” all’ospitalità con 5, 6, 10 posti letto, i cui, per lo più improvvisati, gestori ora tremano per il timore di essere scoperti perché mai come in questa circostanza la presenza sul territorio di queste case fantasma, finora sostanzialmente ignorata, potrebbe emergere in tutta la sua gravità.
Con una particolare responsabilità che vorremmo però segnalare: quella dei parenti. Se infatti non può stupire il ricorso a tali soluzioni di ripiego per chi ha la necessità assoluta di delegare ad altri un’assistenza sia pur minima per i propri anziani e non può sostenere costi elevati (la retta mensile in provincia tra gli 800 e i 1200 euro sale a Siracusa a 1200-1600 euro con esclusione di spese aggiuntive quali farmaci o altro), fa certamente orrore l’idea che si arrivi a non denunciare subito casi di maltrattamenti, carenza igienica e, meno che mai, la mancata adozione delle misure indispensabili a fronteggiare una malattia orribile anche per le modalità di una morte che lascia coscienti, la mente vigile, mentre i polmoni si fermano.
Ma chiudiamo con il percorso burocratico fin qui delineato.
Alla comunicazione del 3 aprile dell’Asp di cui si è detto sono seguite altre due.
Quella dell’11, avente ad oggetto “Dimissioni pazienti ospedali”, ha prescritto, “con decorrenza immediata per escludere possibili contagi” di far sottoscrivere ai pazienti ospedalizzati, all’atto della dimissione, una dichiarazione dalla quale risulti di essere eventualmente ospiti in “ambienti collettivi” per essere sottoposti in tal caso “necessariamente e per maggiore sicurezza” al tampone.
Non sappiamo ovviamente se questa sia stata la prassi realmente applicata ma per certo abbiamo appreso che alcuni anziani, passati al reparto di geriatria dell’Umberto I, considerati guariti e dimessi, una volta rientrati nelle case di riposo sono deceduti per Covid 19.
In realtà dal 9 aprile (!) le disposizioni dell’assessorato regionale alla salute sono divenute ancor più rigorose: controlli e screening periodici su ospiti e personale attraverso il tampone o test sierologici; l’individuazione di un responsabile del biocontenimento che sovrintenda a tutte le azioni di prevenzione come, ad esempio, garantire la tracciabilità degli operatori sanitari e di tutto il personale; la formazione dei dipendenti sul corretto uso e smaltimento dei dispositivi di protezione individuale; il divieto assoluto di visite dall’esterno di parenti e conoscenti (di certo l’unica indicazione applicata in maniera “coscienziosa”…); l’organizzazione di attività ludiche e ricreative e la somministrazione dei pasti in ambienti comuni; il ricorso alle tecnologie digitali (videochiamate mediante smartphone e tablet) per assicurare il contatto tra gli ospiti e i loro familiari.
Bene: a tutte queste misure di contrasto e prevenzione dell’epidemia i vertici Asp fanno “riferimento” nella terza comunicazione del 15 aprile trasmessa a tutti (direttori medici, dei distretti, del dipartimento di prevenzione, sindaci, prefetto, sindacati) che curiosamente tra gli allegati include anche la ormai famigerata nota sindacale del 29 marzo. Si “raccomanda” di attenersi a tali direttive “qualora non si fosse già provveduto” (!) e di “implementare il database generato dal sindaco di Ferla per monitorare i soggetti fragili assistiti nelle strutture residenziali”.
Che ne è stato del database? Si sono individuate tutte le residenze per anziani nei diversi Comuni? E poi? Che cosa si è veramente fatto per evitare situazioni critiche nei pensionati?

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