In attesa di una diversa strategia nell’uso dei tamponi per individuare i positivi “non tracciati”
È il nuovo acronimo ma diventerà presto familiare perché indica un presidio territoriale che potrebbe essere davvero efficace nell’affrontare l’epidemia in corso.
Le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) sono state previste nel decreto legge n. 14 del 9 marzo scorso, con il termine tassativo di istituirleentro 10 giorni dall’emanazione del provvedimento stesso (e cioè entro lo scorso 19 marzo), ma alcuni Comuni sono stati in grado di attivarle davvero a tempi di record. Si è preferito cioè non aspettare l’ultimo giorno per avviare le procedure come è al contrario accaduto in Sicilia. L’avviso pubblico dell’Asp di Siracusa è del 20 marzo u.s. con il termine massimo per la presentazione delle candidature a far parte delle unità al 25 e non sappiamo quando le vedremo diventare operative: speriamo subito.
Si tratta di un incarico provvisorio per 32 medici che andranno a costituire otto USCA, due a Siracusa e una per ognuno dei Comuni di Lentini, Augusta, Palazzolo Acreide, Floridia, Noto e Pachino:una unità ogni 50mila abitanti, questo il criterio stabilito nel decreto.
Altro, comunque, rispetto al servizio di “sorveglianza sanitaria o all’unità di crisi” a cui si è accennato in risposta alla penultima domanda in merito posta nel corso dell’incontro con la stampa del sindaco e del Direttore Generale Asp di giovedì 26 marzo!
Attraverso di esse, se, e solo se, risponderanno a quanto previsto, sarà possibile una finalmente concreta ed efficace gestione domiciliare dei pazienti affetti da coronavirus per i quali non sia stato disposto il ricovero ospedaliero: non solo lo strumento grazie al quale evitare l’intasamento dei reparti ospedalieri ma anche, e soprattutto, l’assistenza sanitaria dei tanti che fino a questo momento sono stati lasciati soli ad affrontare, anche psicologicamente, un’esperienza decisamente difficile.
Anche in questo caso ognuno di noi, che vive al riparo delle proprie mura, non potrà che avere sentimenti di gratitudine per i medici che hanno dato la propria disponibilità per un impegno retribuito davvero al di sotto del minimo possibile, 40 euro lorde l’ora, sapendo che non potranno sottrarsi all’impegno settimanale massimo “consentito” delle 42 ore; poco più di una ventina di euro netti l’ora quindi, lo stesso compenso previsto a titolo di indennità ai 300 medici reclutati per le zone più a rischio a cui viene sì garantito anche vitto e alloggio ma in nessun caso di uscire indenni dalla guerra quotidiana.
In teoria l’intervento delle USCA dovrà essere armonizzato con quanto finora fatto (!) dai medici di famiglia e da quelli della continuità assistenziale (che abbiamo visto presentare fin qui, a Siracusa, non poche criticità): successivamente al prescritto triage telefonico, i nominativi e i rispettivi indirizzi dei pazienti affetti dal coronavirus saranno “obbligatoriamente” comunicati alle unità speciali di continuità assistenziali i cui operatori – che dovranno (!) essere dotati, oltre che dei ricettari prescrittivi del servizio sanitario nazionale, anche e soprattutto, dei presidi per la protezione individuale – entreranno in contatto con i pazienti presso il loro domicilio o in strutture “con locali idonei all’accoglienza, separati da tutto il resto per evitare contagi occasionali”. E a loro potrebbe anche essere affidata la somministrazione e il monitoraggio della terapia con ossigeno.
Un servizio di assistenza extra ospedalieradalle 8 alle 20, quindi, che andrebbe a integrare, e in parte a sostituire, quello dei medici di Medicina Generale, dei Pediatri di Libera Scelta, delle guardie mediche ordinarie o del Pronto Soccorso.
Se davvero ciò venisse realizzato, associato a una diversa strategia delle diagnosi con i tamponi, si potrebbe davvero assistere ad una svolta in un percorso di lotta al corona virus che sembra presentare ogni volta nuovi ostacoli.
Le ultime analisi sugli “errori del modello Lombardia” puntano il dito proprio su una strategia inefficace fin qui seguita per arginare il contagio proponendo in sostituzione il “modello veneto” (che è poi quello della Corea del sud) basato appunto sulla “sorveglianza attiva territoriale” atta a individuare asintomatici o contagiati “non tracciati”, e quindi fuori controllo. È infatti nei positivi asintomatici, tra cui potrebbero rientrare anche coloro che, terminata la quarantena, non sono stati ancora sottoposti al test e non sanno quindi della loro eventuale positività Covid (per esempio i dipendenti della locale Soprintendenza), che pare sia la risposta a un contagio che, nonostante il distanziamento sociale, continua a diffondersi. Più di 28mila, secondo la Protezione Civile, i positivi al Coronavirus che in Italia vivono attualmente il decorso della malattia nelle proprie case.
…. Ma poiché mentre si lavora a questo contributo giunge la protesta del governatore Musumeci “Zero aiuti per la Sicilia. Rischiamo di combattere la guerra con le fionde”, e nove ore prima lo steso governatore aveva dichiarato “Picco a metà aprile ma non sarà una catastrofe”, chiudiamo senza ulteriori commenti.

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