All’Ars un’insolita alleanza politica viene in soccorso alla salute dei cittadini
L’11 febbraio l’Ars ha approvato una legge anti-inquinamento. È stata un’iniziativa portata avanti dal capogruppo di Forza Italia Tommaso Calderone di Barcellona Pozzo di Gotto e Giorgio Pasqua di Siracusa, capogruppo del M5S e promotore della legge da sempre molto attivo sulle problematiche ambientale del sito industriale. In sintesi la legge potenzia e integra il sistema, con tutti i suoi sensori e centraline, per il monitoraggio ambientale dell’area industriale chiamato “Simage” (Sistema Integrato di Monitoraggio Ambientale e Gestione delle Emergenze). Esso avrà come supporto l’Arpa, l’Asp e gli enti locali con una raccolta dati attraverso la nascita di ulteriori centraline nel nostro quadrilatero industriale. Ciò porterà anche a incassare eventuali sanzioni da parte dei Comuni, una forma di risarcimento. Infatti, la legge prevede pesanti multe, fino a 300.000€, come anche la revoca delle concessioni per le imprese che continueranno a perseverare nello sforamento dei limiti degli inquinanti. È un concreto passo avanti con un sistema unico gestito dall’Arpa che raggrupperà i dati di tutti i sensori già installati dalle istituzioni e industrie private per avere in tempo reale un quadro completo e capillare rispetto alla qualità dell’aria.
Per il quadro politico regionale la sorpresa è stata doppia perché in tale occasione legislativa si è formata un’inedita coalizione fra i deputati di Udc, Forza Italia e M5S trovandosi uniti sul principio: “chi inquina paga”.
Diventa esplicita la conclusione: le industrie dovranno ammodernare gli impianti perché la tutela della salute dei cittadini nel quadrilatero, definito ad alto rischio ambientale, oramai è posta al primo posto. Il Simage, con il suo continuo controllo d’analisi e trasmissione in tempo reale delle informazioni, garantirà ciò che veniva chiesto da tempo da parte delle organizzazioni ambientaliste: un collegamento fra enti pubblici di controllo e popolazione.
Attualmente la principale rete di rilevamento Cipa è gestita dalle industrie mentre il funzionamento della sala operativa Simage avverrà presso l’Arpa. Si potranno avere, con l’implementazione del nuovo sistema, tutti i segnali provenienti dai sensori/rilevatori dei singoli camini industriali e delle stazioni di misurazione che dalla sala operativa saranno elaborati anche da un punto di vista grafico per essere valutati e resi disponibili a tutti. Ciò che è normale in altri siti d’Italia e d’Europa (Germania, Francia, ecc.) sarà finalmente possibile anche in questa martoriata realtà. Si avrà così il riconoscimento del momento e luogo esatto da cui provengono gli eventuali valori inquinanti, atto efficace per la protezione dei lavoratori e prevenzione degli incidenti. Ma se il parlamento siciliano non ha fatto altro che legiferare rispondendo alle direttive europee sulle responsabilità ambientali con strumentazioni tecnologiche di ultima generazione, di diverso avviso sono state alcune voci contrarie e dai toni accesi come l’assessore al territorio e ambiente, Salvatore Cordaro, indagato per voto di scambio dalla Procura di Termini Imerese, che ha chiesto sempre rinvii e in chiusura anche la cassazione dell’articolo sulle sanzioni strenuamente difeso dai suoi estensori; e dubbi sono venuti anche dal Pd con l’onorevole Cracolici, capogruppo, che ha denunciato un possibile conflitto d’interessi. Eppure, attualmente in zona industriale la rete Cipa del consorzio delle industrie sforna suoi dati che lasciano da sempre un interrogativo: fino a che punto il controllato si può autocontrollare? Anche dal deputato Cafeo (Italia Viva) sono giunte perplessità. Infatti, egli boccia la legge anti-inquinamento affermando: sono buone le intenzioni, ma si rischiano risultati disastrosi per il fragile sistema socio-economico dell’Isola. Per l’onorevole la riconversione industriale e l’inquinamento ambientale sono temi troppo seri e non si può legiferare con leggerezza, senza un confronto con gli esponenti del settore colpevolizzando l’industria (sic). Stupefatta anche l’onorevole Stefania Prestigiacomo che ha parlato di inapplicabilità tecnica e incostituzionalità della legge: è demagogia, è una legge che va contro la produzione, il lavoro e lo sviluppo!
In realtà il Simage non è una nuova applicazione: funziona a Porto Marghera dal 1 luglio 2007! Lì la sala operativa, una volta ricevuto il segnale di allarme dalla rete di monitoraggio, gestisce immediatamente l’evento e mediante apposita banca dati e software di modellazione, è in grado di creare una prima simulazione dello scenario incidentale, comunicando i risultati ottenuti alle autorità atte a garantire la salvaguardia della popolazione. Inoltre garantisce la sorveglianza post-incidentale, attraverso l’attivazione da remoto, di strumentazione idonea al campionamento di inquinanti, tra cui i particolati PM2,5 e PM10 e altri microinquinanti organici. Sempre da remoto vengono gestite, sulla base delle indicazioni fornite dall’autorità competente, le comunicazioni alla popolazione, mediante pannelli a messaggio variabile situati nei punti di maggior afflusso verso l’area industriale. Possiamo ritenere quel sito anticostituzionale, anti-sviluppo e anti-lavoro? Esattamente l’opposto! Difatti, lì l’Eni sta investendo con tecnologie d’avanguardia tra bioraffineria, due impianti fotovoltaici e attraverso le bonifiche porta avanti una politica di maggiore rispetto verso la popolazione e l’ambiente, anche aumentando l’occupazione.
È una chiara risposta che un’industria sana dà sul poter convivere con l’ambiente circostante. Invece qui le esternazioni continuano. Il sindaco di Priolo Pippo Gianni ha esclamato: il Simage è un sistema ormai superato; non basta conoscere in che momento e da quale luogo provengono le emissioni inquinanti, ma occorre intervenire, mettendo in atto azioni concrete, come le bonifiche. Parole identiche a quelle del presidente della confindustria, Diego Bivona, che difende l’operato dell’apparato industriale: non si può contrastare l’inquinamento con sanzioni pecuniarie e utilizzando questo strumento realizzato solo per le specificità di Porto Marghera (sic).
Dichiarare la diversità fra due grandi siti petrolchimici d’interesse nazionale sottoposti a medesime leggi e dichiarati a elevato rischio ambientale con in comune luoghi d’estremo interesse turistico è senz’altro un ulteriore arrampicarsi sugli specchi. Non si è a conoscenza dei lavori di bonifiche che solo Eni Rewind sta attuando nella sua area con avanzate tecniche (Taf, barriera permeabile reattiva, ecc.)? La verità, al di là di queste chiacchere, è il constatare la perdurante nostrana realtà coloniale in cui politici di vari schieramenti da destra a sinistra, insieme a una confindustria retriva rispetto ad altre al Nord e in Europa, rimangono l’espressione di un’arrogante industrialismo vecchio stile che vuole mantenere l’attuale quadrilatero industriale colonia sottosviluppata soggetta al ricatto occupazionale pur di non avvicinarsi agli standard europei (chi inquina paga). Nella nostra realtà rimane rigida dal 1948 un’unica voce quella del padrone disceso da lontano e straniero che decide da sempre sulla politica, l’economia, l’ambiente e le istituzioni. In questa permanente colonia sottosviluppata oramai degenerata e impoverita come affermano da anni gli stessi dati di fonte industriale (indagini qualità della vita Sole24 ore) fino a quando sarà conveniente per le industrie pesanti ricavare profitti esse rimarranno qui; poi, com’è già avvenuto negli ultimi tempi (vedi Esso), andranno via lasciando un territorio terribilmente offeso.
È molto amara la considerazione che qui l’unico pensiero che persiste nella maggioranza della classe politica è l’interesse personale mentre poco spazio si dà alla collettività.

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