MEDICINA E TRADIZIONE MEDITERRANEA
L’uomo, nella sua fragilità, continua di tempo in tempo a trovare un supporto nella vegetazione che abita il pianeta: il cappero fa parte di queste piante, ma ancor prima di sostenere noi rinforza da sempre il fragile ecosistema a cui appartiene. Il sostentamento di tale equilibrio è dovuto alla radice che, essendo molto grande, si insinua nelle rocce e nel terreno riuscendo a ridurre l’erosione lungo i pendii rocciosi e le dune di sabbia che caratterizzano gli ecosistemi aridi e semi-aridi.
Wadi Kubbaniya, ad est della valle del Nilo, è sede di un’incomparabile testimonianza consegnata alla storia; in questo sito archeologico egiziano sono stati rinvenuti dei resti sia del cappero sia del frutto, i quali ne testimoniano lo scopo alimentare già 18.000 anni fa. Ciò è ulteriormente confermato da altri ritrovamenti: resti di semi di cappero sono stati scoperti in differenti siti archeologici datati 8000-9000 a.C.; ritrovamenti in Iran e Iraq (nelle vicinanze del Tigre) risalgono all’incirca al 6000 a.C.; in Siria, dentro un vaso dell’età del bronzo, sono stati ritrovati carbonizzati capperi e frutti acerbi in salamoia.
Questi ritrovamenti dimostrano quanto il cappero fosse presente nella quotidianità, eppure ci sono altri ritrovamenti, quelli bibliografici, che documentano l’utilizzo a scopo medicinale: questa pianta ha tantissime proprietà le quali hanno superato i secoli caratterizzandosi sempre di più attraverso progressi giunti dalle esperienze degli erboristi che decidevano di adoperarla a scopo medico.
Dobbiamo quindi concedere alla storia la sua innegabile valenza scientifica: tutto ciò che Galeno, Dioscoride, Plinio e altri hanno scritto è arrivato fino ad oggi con l’intenzione di continuare ad essere migliorato e utilizzato per malattie che da sempre questa pianta, talvolta sola talvolta insieme ad altre, è stata in grado di guarire.
Dioscoride utilizza il decotto del frutto del cappero sia per i dolori alla sciatica sia per provocare le mestruazioni. Egli attribuisce al cappero determinate qualità marcatamente efficaci nel “purgare gli umori grossi e viscosi in tutto il corpo” e nel “tirare la flemma alla testa”, in modo tale da essere utile agli “spasimati”, l’equivalente odierno dei depressi.
Il decotto del seme invece veniva utilizzato per sciacquare la bocca nei dolori ai denti, oppure si masticava direttamente la corteccia della radice o la si faceva bollire nel vino o nell’aceto.
Ancora oggi il cappero gode di un discreto uso medicinale: infatti in Sicilia si utilizzano le foglie macinate applicate nelle ulcere e il decotto della radice per i reumatismi; in Iran e Iraq il decotto della corteccia della radice (la “Capparis Cortex Radicis” della vecchia farmacopea persiana), dal sapore pungente e amaro, è utilizzato nei pazienti con febbre irregolare e nei reumatismi con notevole efficacia; le radici vengono utilizzate sia come antireumatico sia per il mal di denti in Spagna.
Nella medicina araba viene utilizzato per migliorare la fertilità nelle donne.
È inoltre impiegato nella ritenzione urinaria, nella gotta, nella flatulenza e nelle emorroidi (un cucchiaio di radice in polvere dopo i pasti), per il suo effetto aperitivo, tonico e astringente; anche come vermifugo, espettorante, analgesico in generale, emmenagogo, per disintossicare il fegato e la milza. In effetti, secondo l’antica medicina mediterranea il cappero è uno dei maggiori rimedi per tonificare la milza, per cui si adoperava la corteccia delle radici o i boccioli per curarne le affezioni: quindi in determinati casi di anemia, depressione, osteoporosi e in tutti quei casi che vedono un’affezione divenire cronica.
Il termine “Capparis” sembra venire dall’arabo “kabar” o “kabur” che vuol dire espandersi (dal bocciolo del fiore che si espande), o dal greco Kypros (dall’isola di Cipro in cui la pianta ha un’estesa diffusione); in Tunisia si chiama “kabbar” o “quibbar”, in Sicilia invece “Chiàppara”; inoltre, al nome “cappero” si riferisce il bocciolo non ancora fiorito, il quale si può raccogliere da maggio ad ottobre. Le foglie hanno una particolare struttura che permette alla pianta di fiorire con l’arrivo del caldo: sono le proprietà strutturali a permettere di completare il ciclo biologico durante la siccità. I capperi sono un’ottima fonte di vitamina K, C ed A, ed anche di calcio, composti solforati, magnesio, fosforo, ferro, zinco e manganese. Chiaramente la conservazione sotto sale influenza la composizione, per cui proteine, fibre, minerali e vitamine tendono a diminuire. Capperi e frutti sono anche ricchi di acidi grassi insaturi (oleico, linoleico e linolenico sono i principali).

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