Prescrizioni facili, la nostra provincia prima in Sicilia. Situazione gravissima, si sprecano peraltro tre milioni. All’Ordine dei Medici tutti i dati statistici
La Civetta di Minerva, 9 febbraio 2019
Due anni esatti sono trascorsi da un evento educativo rivolto presso il nostro Ordine dei Medici a tutte le specialità mediche presenti in provincia per arginare un primato pericoloso per la salute dei cittadini siracusani: il terrificante abuso di farmaci antibiotici che vedeva Siracusa fra le città di Italia a maggior prescrizione di antibiotici ai cittadini.
Nonostante il buon livello scientifico dell’incontro del 2017, i risultati delle indagini statistiche complesse che permettono di stabilire le dosi prescritte e la spesa generata a Siracusa e provincia elaborati in questi giorni, rivelano che le prescrizioni e il consumo di antibiotici, calati in Italia e in alcune città siciliane, a Siracusa è ulteriormente cresciuto.
Proprio oggi, 9 febbraio, si ripete un evento educativo in medicina presso il nostro ordine dei medici che ripercorrerà tutti gli aspetti della prescrizione di antibiotici non solo ai cittadini ma, anche, agli animali. La motivazione scaturisce dall’impressionante aumento del fenomeno della resistenza microbica.
I dati statistici più delicati, complessi da estrarre e da interpretare, saranno presentati dalla dottoressa Salvina Schiavone, siracusana, responsabile dell’Unità Operativa Farmaco economia e Farmacovigilanza dell’ASP di Siracusa, referente aziendale del Tavolo tecnico regionale «Appropriatezza prescrittiva» e Coordinatrice dell’Area Scientifico culturale nazionale della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera, in collaborazione con il dottor Corrado Artale, membro del Board Nazionale dell’area Farmaco e Prescrizione della Società italiana di Medicina Generale e delle cure primarie.
Prima ancora che siano comunicati i risultati al consesso dei medici, i lettori della Civetta avranno per primi la consistenza dei dati e la consapevolezza della gravità della situazione siracusana.
In soli dieci anni abbiamo visto la perdita di efficacia del 60% dei nostri antibiotici. Si ricomincia a morire di malattie infettive come avveniva prima della seconda guerra mondiale e già in Italia abbiamo settemila morti per malattie infettive che erano resistenti alle terapie antibiotiche. Cinquantamila morti per la stessa causa in Europa. Fra trenta anni ne avremo dieci milioni in tutto il mondo, solo per resistenza agli antibiotici.
Per i non addetti ai lavori è necessario chiarire che, usando gli antibiotici spesso e, come vedremo in appresso chiaramente, senza un vero motivo, i batteri diventano resistenti, trasmettendo alla loro progenie tale resistenza. Il fenomeno, noto da tanti anni, sta assumendo importanza drammatica proprio nei paesi come il nostro in cui gli antibiotici si usano troppo, a sproposito e male.
Per farla breve, l’Italia è nel mirino da anni degli organismi di controllo sanitario mondiale perché prescrive il triplo della quantità di antibiotici rispetto agli altri paesi europei. Addirittura incredibile sembra la constatazione che i freddi paesi dell’Europa settentrionale ne consumino un terzo in meno rispetto a noi.
Altra condizione incredibile ma vera è quella di un Centro Sud, con punte incredibilmente alte in Campania, che prescrive e consuma antibiotici quasi fossero babà, utilizzando quelli più cari sul mercato. Doppio il danno all’erario e all’ambiente mentre s’ipoteca sempre di più il futuro dei giovani anche dal punto di vista sanitario: quando servirà un antibiotico, esso non sarà più in grado di uccidere i batteri, nel frattempo divenuti resistenti ai veleni, in precedenza usati dalle generazioni presenti e passate, in sotto dose o in malattie causate da virus.
Se l’Italia ha un consumo triplo, la Sicilia la supera ampiamente, di molto. Siracusa, per non sentirsi da meno, supera a sua volta la prescrizione delle altre città siciliane e primeggia sfacciatamente, sperperando tre milioni di euro in farmaci che non serviranno a nulla ma che inquinano l’ambiente e rendono inefficaci in futuro gli stessi antibiotici. Nel frattempo il denaro speso malamente prende il volo verso le casse delle multinazionali del farmaco ed è sottratto allo stanziamento sanitario regionale. Questa spesa non giustificabile si trasformerà in un incremento dei tagli all’assistenza in altre branche di cura per recuperare i fondi spesi in maniera inappropriata.
Ormai è chiaro che questa gran massa di antibiotici sono utilizzati nel periodo invernale in corrispondenza delle epidemie influenzali. Tanto per fugare ogni dubbio è fatto divieto ai medici di usare antibiotici nei malanni stagionali tipicamente virali, esclusi pochi casi selezionati e già previsti nelle linee guida nazionali e internazionali. La responsabilità maggiore delle prescrizioni sembra attribuibile ai medici di famiglia ma interessa tutti gli ambienti sanitari.
Mentre tutto il mondo ha capito che le malattie virali non possono essere curate con antibiotici perché non servono ad altro che a peggiorare le cose, tutto il centro sud non sembra d’accordo e va in senso opposto. Solo la Grecia, la Francia, il Belgio, la Romania, riescono a far peggio dell’Italia. In compenso la Sicilia supera la media italiana e Siracusa conquista il primato in Sicilia in negativo.
Caratteristico il fatto che il capoluogo sia più parco nelle prescrizioni ma che Augusta (maglia nerissima), Noto e Lentini abbiano dati ancora più eclatanti in negativo è cosa che grida vendetta. Che mostri girino da quelle parti non è dato sapere ma la realtà non cambia: sono prescrizioni inappropriate e pericolose.
Neanche a dirlo, tutto il centro sud non solo prescrive troppi antibiotici ma sceglie solo quelli più cari. Si ha l’impressione che chi prescrive crede di spendere soldi altrui. Purtroppo non è così. Spreca e toglie risorse ai malati. Potremmo utilizzare il denaro mal speso, per esempio, con una riduzione dei ticket ma nessuno pare occuparsene.
Eppure c’è chi avrebbe dovuto programmare le reazioni a questi abusi e continua a guidare il governo provinciale della sanità, contravvenendo a tutte le norme che ci obbligavano ad abbassare i consumi entro determinati obiettivi assegnati.
In questo caso, mentre si assiste nell’ultimo anno a un lieve calo dei consumi antibiotici in Italia, Europa e Sicilia, Siracusa è riuscita a spuntare un ulteriore aumento prescrittivo dello 0,7%.
Normalmente ci sarebbe da vergognarsi di questi risultati ma aspettiamo con ansia una lettura invertita dei dati che ci inchiodano. Siamo abituati, ormai, a tutto, compreso il fastidio per chi, come me e la dottoressa Schiavone, è stato in grado di tirar fuori le statistiche e promuove pratiche sane e appropriate di esercitare le cure.
Chissà che qualcuno non trovi il coraggio di dire di aver promosso la salute pubblica efficacemente a Siracusa. Fa bene a farlo. Quando si scopriranno le vergogne, sarà già lontano. Magari promosso.

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