Tra carta igienica che non finisce mai, distributori di acqua e sale di attesa confortevoli. E noi siciliani continuiamo a fare valigie, prenotare aereo e albergo e partire verso la speranza
La Civetta di Minerva, novembre 2018
Io ci sono stato. L’ho visto. Negli ospedali di Milano non vedi frotte di persone vocianti che aspettano stanche e infastidite il loro turno davanti gli sportelli dell’accettazione e prenotazione o che vagano smarrite tra i reparti alla ricerca di un ambulatorio o di un servizio.
Negli ospedali di Milano, all’ingresso, trovi un gentile signore in divisa che ti invita a prendere un numerino e ad accomodarti in sala d’attesa. Qualsiasi sia la tua esigenza.
Negli ospedali di Milano è possibile che ci siano più sale d’attesa (per evitare fastidiosi affollamenti). Sono tutte accoglienti, elegantemente rifinite e arredate con gusto: quadri alle pareti, piante agli angoli e tende alle finestre, tavolino coi giornali. Dotate di schermo informativo e distributore di acqua (fresca e calda), gratis.
Negli ospedali milanesi ci sono molti bagni, in ogni ambiente. Ma non con le pareti nude, scrostate e ammalorate. Sono puliti, elegantemente rifiniti con piastrelle alle pareti, con rubinetti funzionanti (acqua calda e fredda) e addirittura con la carta igienica. Tanti rotoli di carta igienica (non finiscono mai) e salviettine per le mani e odorambiente.
Negli ospedali di Milano, alle pareti dei corridoi e delle stanze o sulle porte, non ci trovi attaccati avvisi con lo scotch o il cerotto e nemmeno scritti a mano. Ma ordinate bacheche con fogli stampati e grafica appropriata.
Negli ospedali di Milano, quando sei in sala d’attesa e chiamano il tuo numero, tu vai allo sportello e chiedi il servizio che ti serve e ritorni in sala d’attesa. Poco dopo un’infermiera ti chiama e ti accompagna per le cose che devi fare: prelievi, radiografie, ECG, terapie, visite, ecc. Quando hai finito, ti riaccompagna in sala d’attesa.
Io ci sono stato. L’ho visto.
Negli ospedali di Milano il personale (sanitario e non) è sempre (o quasi) sorridente, gentile, educato, disponibile e alla mano. Saluta sempre per primo e ti augura buone cose.
Negli ospedali milanesi, quando devi fare particolari operazioni prolungate, ti danno un buono per la consumazione al bar.
Negli ospedali di Milano, quando ti ricoverano hai una camera in due (a volte anche da solo). Con tv, aria condizionata e bagno in camera elegantemente rifinito e sempre pulito (con water, bidet, lavabo e doccia, acqua calda e fredda, carta igienica sempre presente e tante salviettine per le mani, perfino il bicchiere di vetro per metterci lo spazzolino).
Negli ospedali di Milano, molti tra gli operatori sanitari (medici, infermieri, tecnici, ausiliari) sono meridionali (siciliani, calabresi), ma anche rumeni, peruviani e di altri Paesi del Sud del Mondo. Non soltanto tanti operatori sono meridionali ma anche tanti pazienti/utenti meridionali le cui Regioni di provenienza pagano considerevoli somme a rimborso dei costi sostenuti per le visite/ricoveri dei propri corregionali. Somme considerevoli che potrebbero, invece, essere utilizzate per acquistare attrezzature o migliorare i servizi nelle regioni di provenienza.
Io ci sono stato. L’ho visto.
Ora, io non so se voi credete veramente a tutto ciò che ho scritto e a pensarci bene non so se ne sono totalmente convinto pure io. Il quadro ospedaliero che ho descritto non è sicuramente generalizzabile per tutte le strutture sanitarie di Milano (io ne ho testati solo 3, di cui uno in Piemonte, parzialmente e per brevi periodi). Probabilmente lo è per quelli privati anche se convenzionati (il modello gestionale è comunque uniforme). Ci sono anche degli aspetti negativi, di cui magari tratteremo, e ogni tanto la cronaca ci riporta fatti inquietanti di medici e dirigenti arrestati. Pur tuttavia non si può non rilevare come alcuni, molti, standard qualitativi siano così evidentemente di alto livello (per noi) da suscitare indubbio stupore e meraviglia. Ma va anche sottolineato che maggiore stupore e meraviglia scaturiscono non tanto per ciò che ho descritto, quanto per il fatto che ci stupiamo e meravigliamo per qualcosa che, a pensarci bene, dovrebbe rientrare nella norma e nella consuetudine, nella NORMALITÀ invece di apparire come sorprendente, speciale, STRAORDINARIO ed eccezionale.
E ancora stupore e meraviglia suscita il fatto che non si riesce a capire come l’efficienza (qualità dei servizi) sia un investimento necessario, indispensabile che ripaga ampiamente in termini di ritorno economico e sociale. Che di tutto ciò, con chiunque se ne parli, si abbia ampia consapevolezza è anche appurato. Che nessuno (politici, funzionari, sindacati, associazioni di categorie, rappresentanti professionali e utenti) faccia qualcosa di veramente efficace e incisivo è parimenti assodato come il dato inequivocabile che le nostre strutture siano indietro di almeno 30 anni rispetto a quelle del Nord Italia. È qui che sta il vero stupore, meraviglia, incredulità, sbigottimento: la rassegnazione, l’indifferenza e l’apatia con cui si tollera e sopporta un desolante status quo.
E così continuiamo a fare le valigie, prenotare aereo e albergo e partire verso la speranza. E la nostra regione a versare milioni alle regioni del Nord.

Commenti recenti