Il truce guerriero della provincia granda

Saga del grande galleggiatore. Terza ed ultima puntata

 

La Civetta di Minerva, 22 giugno 2018

Lo accolsero trionfalmente. Solenni cerimonie e grandi festeggiamenti per l’eroe del sud che era venuto a sfidare la sorte nel profondo nord. Le legende lo avevano preceduto. Era stato maggiordomo di palazzo nei regni di Austrasia, Burgundia, Neustria e Aretusia. Ed in quest’ultima aveva dato il meglio di sé. Mille e più battaglie aveva combattuto. Questo mito di “valoroso e prode” lo attendeva nella grande provincia. Vi giunse in una tarda primavera dell’anno del grande cambiamento e non lo avevano scelto a caso. Dopo una dura selezione, sfidando audaci guerrieri, era risultato il migliore. Almeno così lui diceva. Ma tutti sapevano che la guida dell’esercito della “granda”, la regione popolata dai mangiatori dei dolcetti di cioccolato fondente dal guscio croccante, era stata opera della sua amica: lucia d’Agenas, casato nobiliare di grande influenza. Lei lo aveva voluto in quel posto, ancora certa della sua autenticità, della sua onestà, del suo distacco da ogni convenienza e opportunità.

Sembra che il grande capo del protettorato per la “buona condizione fisica”, così si chiamava la sezione che reclutava i guerrieri, del ducato del nord a cui apparteneva la provincia grande, abbia chiamato il suo omologo della regione del sud per chiedergli se poteva privarsi di un così grande uomo d’arme; questi, l’alto funzionario della terra dei fichi d’india, sembra abbia risposto incredulo nella sua lingua madre: “ma a mia mi fati n’favuri se vo tiniti”.

Tutti nel regno di Aretusia conoscevano la sua tecnica ormai ben collaudata. Non affrontava mai il nemico in un regolare duello, piuttosto lo stordiva con le parole. Era capace di parlare, senza indulgere in inutili soste, per intere giornate. Sfiniti, storditi, in stato di minima coscienza, i rivali si arrendevano. Cadevano a terra come colpiti da una improvvisa catalessi. Sebbene raramente, qualcuno si risvegliava dal coma e cercava di porre delle domande. Niente, non rispondeva. A quel punto era infatti solito dire: “devo proprio andare. Sapete, tengo un corso sulla masturbazione…Se no cominciano senza di me (cit.)”. E così vinceva tutte le battaglie!

Ovviamente si trattava di onanismo mentale, arma che padroneggiava senza pari. Non si potrebbe dire che era un combattente disonesto, piuttosto un capitano di ventura.

In realtà quello che può aiutarci meglio a capire la sua essenza è una delle virtù più nobili,più completa e più importante della stessa onestà: l’onestà intellettuale.

L’onestà cioè libera dal contesto. Gli atteggiamenti e i comportamenti coerenti al di là di situazioni e persone, soprattutto se queste sono potenti, magari politici o cariche istituzionali. L’onestà come fede ad un principio, come rispetto della verità.

Nulla di tutto questo gli apparteneva. Educato e cordiale, non sembrava affatto un rude guerriero, e infatti la sua forma mentis era vigliacca per evitare di andare incontro a guai.

Pochi osavano contrastarlo ad Aretusia, piuttosto molti indulgevano con lui in quella tecnica adulatoria che fa degli uomini dei servili cortigiani. Il miele della lisciatura era il dolce preferito dal nostro condottiero, e di questo lo nutrivano i leccalusti di ogni ordine e grado.

Si distinguevano in questo alcuni personaggi che come lui a sentirli parlare facevano scattare, immediatamente, l’amara riflessione sull’immutabilità dei meccanismi che regolano la commedia umana. Il gatto e la volpe ad esempio, vecchi e strenui difensori dei subordinati e dei soldini, i loro non quelli dei subordinati. C’era poi il banditore, o meglio la banditrice del regno, che annunciava ogni giorno delle mirabili gesta dell’ardito combattente.

Infine, non possiamo dimenticare l’anziano; uomo probo, incorruttibile, di onestà specchiata; sempre; a meno che non si trattasse della moglie.

Senza questi ed altri incensatori non sappiamo se il nostro guerriero continuerà a vincere altre tenzoni. Noi gli auguriamo buona fortuna, ne avrà tanto bisogno perché nelle terre del nord il freddo annullerà l’effetto delle sue soporifere affabulazioni.

 

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