Il direttore del centro, Daniele Carrozza: “Organizziamo tirocini formativi e attività ludiche”. “Le fughe? Al telefono, la mamma di un ragazzo gli diceva: <Beato te che mangi. Qui noi moriamo di fame, speravamo ci mandassi soldi>, è naturale che scappino”
La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017
Al centro di prima accoglienza freedom di Priolo incontriamo una nostra vecchia conoscenza, che aveva diretto un altro centro vicino, poi chiuso (il Papa Francesco): è Daniele Carrozza, da poco subentrato in questa struttura.
Daniele, tu che ha una lunga esperienza come responsabile di centri di prima accoglienza noti una differenza nell’età degli ultimi arrivi?
In effetti per ora non tanto significativa, ma stanno giungendo sempre più minori del 2002/03 sub sahariani; mentre per gli egiziani ciò accadeva da tempo, ora il fenomeno riguarda questi paesi.
Ciò crea problemi fra questi piccoli e i più grandi?
Nient’affatto. I più grandi li proteggono, solidarizzano, c’è una serenità e convivenza invidiabile.
Sai che noi tutori e le comunità di 2° livello siamo pochi e per questi motivi i minori rimangono fin troppo tempo nei vostri centri. Come supplire a ciò? Poiché rimanete solo voi nel dover far qualcosa e non lasciarli all’inedia tutti i giorni, anzi per mesi.
È una domandona! Bisogna distinguere, c’è l’aspetto giuridico e qui si può fare poco, perché il minore oltre i 90 giorni non può stare qui, devono essere i servizi sociali a provvedere al suo collocamento in una comunità di 2° livello, ma sappiamo che i tempi si allungano e abbastanza; come tu ben sai, allora interviene l’aspetto professionale, etico, nonostante non abbiamo competenze per sublimare le lacune. Noi nello specifico, con il ministero dell’istruzione, cioè la scuola a Priolo, abbiamo firmato un protocollo d’intesa anche grazie alla parrocchia.
A quando risale questo protocollo?
Sì, in effetti, è vero quest’intesa è iniziata da appena 6 mesi. Poi abbiamo cercato l’adesione a un tirocinio formativo di pochi mesi, altra sublimazione particolare, che si è resa necessaria; questo dovrebbe essere il ruolo delle comunità di 2° livello, ma ci si è dovuti organizzare per questa emergenza al fine di garantire a questi ragazzi qualcosa che gli è negata, perché non inseriti in queste strutture.
E che alcuni di loro, capendone l’importanza, chiedono a gran voce.
Sì, esattamente, noi cerchiamo l’inserimento in un tirocinio di pochi mesi, perché il minore può essere chiamato da un momento all’altro in una struttura di 2° livello anche distante, mentre sappiamo che questi tirocini partono da un minimo di un anno.
Altro aspetto, che solo ora stiamo organizzando, riguarda l’attività d’integrazione, nel tempo libero, in attività ludiche affidandoci a volontari, che per noi sono una risorsa importantissima. È quella del cineforum su argomenti importanti, che vanno dall’identità di genere, alla religione, dalla stessa immigrazione a tanti altri argomenti che scegliamo insieme al nostro psicologo per costruire una coscienza critica per questi minori futuri cittadini (italiani e/o europei ndr).
È inevitabile avere una sana visione della realtà occidentale pur rimanendo nel rispetto dei loro valori di provenienza. A tale proposito devo confessare che qui ho trovato un’equipe professionale di tutto rispetto. Sto qui da appena due mesi e lo psicologo, gli educatori e tutti gli altri sono persone che interagiscono in modo brillante con i ragazzi.
In questo periodo quanti sono gli ospiti e la loro età?
Nella struttura sono 85, sono tanti lo so, è sempre emergenza, come età non scendono sotto i nati nel 2002. Comunque, qui vivono serenamente, non vogliono andare via.
Davvero? So che vi sono state numerose fughe.
La fuga fa parte del progetto migratorio. Se dipendesse dalle strutture, sarebbero molti di più.
A proposito di ciò, voglio confessarti un episodio cui ho assistito: era una telefonata a viva voce, fra un ragazzo e sua madre. La madre gli diceva “Come stai?” e lui “Bene”, poi “Hai mangiato?” “Sì ho mangiato e bene” e lei “Cosa?” Lui rispondeva “Qui ci danno da mangiare pollo e altre cose buone” e la madre di rimando: “Beato te che mangi, noi qua stiamo morendo di fame, speravamo che tu ci mandassi dei soldi invece tu stai messo là a mangiare bene e a non fare niente”. Il ragazzo chiuse la telefonata, andò a nascondersi e scoppiò in un lungo pianto. Ti lascio immaginare cosa gli passava per la mente, quali sensi di colpa.
Le cronache parlano anche di trapianti di organi…
Esattamente, e di numerosissime altre cose; purtroppo non ci puoi fare niente, tranne che spiegare e rispiegare loro, ma c’è l’amore per la famiglia, rimangono quei forti ricatti morali. Sono davvero sofferenze angoscianti che vengono esercitate su questi minori, che noi superficialmente non conosciamo e che loro per orgoglio non ci raccontano. Tu da genitore manderesti tuo figlio che può morire per mare, ci chiediamo? Purtroppo, di là, la realtà è questa: la fame, la mancanza di libertà porta alle scelte di questi genitori, giuste o sbagliate che siano.
Una pura e crudele realtà che in tanti qui facilmente condanniamo.
Anche per questi motivi dico che c’è bisogno di tutti. I volontari, l’ho detto prima, sono una risorsa importante per il centro, ma anche l’associazione Accoglierete che ci stimola con i suoi tutori: abbiamo un proficuo rapporto, insomma siamo continuamente in trincea.

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