Durante una cena in pizzeria, i miei poveri commensali, entrambi di Sesto, hanno esordito con un sommesso “Eh, ma le strade di Siracusa sono una vergogna! Mica come quelle di Sesto, che il comune le ripara sistematicamente”…
La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017
Tutti noi poveri cristi Siracusani che abbiamo la malasorte di incontrare settentrionali siamo sottoposti al solito fuoco incrociato sull’invivibilità della nostra città, sull’inciviltà dei nostri concittadini, sulla sporcizia delle strade eccetera.
E va bene, lo sappiamo tutti: abbiamo un’amministrazione politica che è troppo impegnata a denunciare gli avversari e timbrare cartellini, per potersi occupare di quisquilie come il gravissimo grado di inquinamento, la sporcizia ovunque, l’ospedale che cade a pezzi, le strade effetto gruviera, gli uffici comunali dove lavorano fantasmi, le scuole in odore di crollo strutturale, la viabilità fantasiosa, i trasporti pubblici inesistenti, i cani randagi che pascolano felici e contenti ovunque, gli accessi al mare chiusi dai proprietari dei terreni, le strade pubbliche divenute di proprietà privata di alcuni furbetti impuniti, la raccolta indifferenziata, il cimitero in stato di abbandono totale e molto molto molto molto altro.
Ebbene, pure io povera crista come gli altri, mi sono imbattuta in un crudele confronto – udite udite – tra Siracusa e Sesto San Giovanni (si, Sesto San Giovanni).
Tutto è partito durante una cena in una pizzeria in un posto qualunque: a Piazza Duomo. I miei poveri commensali, che non sapevano ancora quanto posso essere feroce, entrambi di Sesto, hanno esordito con un sommesso “Eh, ma le strade di Siracusa sono una vergogna! Mica come quelle di Sesto, che il comune le ripara sistematicamente, compresa la segnaletica verticale e orizzontale!”. “Santa Pazienza” pensavo io, mentre la mia pizza cominciava lentamente ad acquistare un sapore leggermente amaro…
Continua, l’altro, dicendo “Eh, ma le scuole di Siracusa sono vergognose! Mica come a Sesto, che ogni scuola ha il suo giardinetto, la sua bella palestra attrezzata, le aule belle capienti e riscaldate, i banchi puliti con l’alcool ogni giorno!” “E Santa Pazienza” continuavo a pensare io, mentre la mia birra assumeva un colore un po’ sbiadito.
“E’ vero! A Siracusa i giardini pubblici sono inesistenti e quelli che ci sono fanno schifo: sporchi, pieni di spazzatura, con le piante mai annaffiate o potate, quattro panchine (dove ci sono) mai pulite, niente cestini per i rifiuti o fontanelle…. Mica come a Sesto, che le mamme portano i bambini al parco a prendere aria in tutta tranquillità e, addirittura, nei parchi ci sono le recinzioni dove lasciare liberi i cani… con tanto di pale, sabbia e secchio per raccogliere, dopo, le loro deiezioni….”. “Eh Santissima Pazienza” continuavo a pensare io, mentre la mia birra era diventata praticamente pipì; ero proprio di fronte all’ingresso del Comune e già volevo dare fuoco al portone…
“Eh” continua uno “dell’ospedale manco a parlarne… una vergogna! Addirittura con avvolgibili guasti per mesi e mesi, stanze che sembrano ripostigli, medici impegnati al tennis… Mica come a Sesto, chè lì l’ospedale è un gioiello… infatti i siracusani lì vanno, altro che!”. “E del Sindaco e degli assessori di Siracusa meglio non parlarne… Intanto perché ci pensano le Iene e Striscia la notizia e poi perché, onestamente, non sanno neanche parlare italiano! Mica come i nostri, chè quasi tutti parlano anche inglese!” A quel punto, la mia pizza era diventata amara e immangiabile e la birra mi faceva schifo mentre nella mente si materializzava l’immagine di Garozzo (si, Garozzo) che ha addirittura libero accesso a Piazza Duomo… ma, la cosa più grave in assoluto era che io avevo perso la pazienza (non solo quella Santa, ma anche l’altra).
Chi non mi conosce non può intuirlo, ma io sono il tipino carino che dacché sta mangiando in santa pace a che tira fuori un bazooka e, mantenendo lo stesso sorrisino innocuo, spara. E lì, davanti al tempio di Atena, in una delle piazze più belle del mondo, con le candele accese sui tavoli e la luna ad inargentare tutto, con la stradina che porta alla Fonte Aretusa, lì dove hanno passeggiato Platone, Archimede, Goethe e dove ancora lasciamo entrare chiunque, inclusi i milanesi e Garozzo, lì ho fissato negli occhi i miei commensali.
Prima uno, poi l’altro. Poi ho fatto un solo, lungo, sospiro e sommessamente ho detto la mia: “Eh, ma non mi pare che le persone partano dal Giappone per andare a vedere Sesto San Giovanni“. A quel punto, la pizza è tornata buona e la birra, addirittura, era di nuovo fresca sicché ho conservato il bazooka. Senza offesa, eh!

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