L’AZZECCAGARBUGLI – Il figlio drogato

Io non lo so se la madre si è resa conto di quanto stesse succedendo; se ha capito che proprio la sua denuncia ha scatenato quella serie di emozioni e turbamenti che hanno condotto al tragico finale…

 

La Civetta di Minerva, 27 febbraio 2017

Questa volta mi voglio inoltrare nella discussione su una vicenda che mi ha turbato moltissimo e che, per quanto mi riguarda, rimarrà un discorso aperto, forse una ferita, per molto tempo. Mi riferisco alla spaventosa decisione di suicidarsi assunta da un sedicenne mentre la guardia di finanza perquisiva la sua abitazione, dopo averlo trovato in possesso di uno spinello, a scuola.

Un ragazzo che si toglie la vita dovrebbe costringere il mondo intero a fermarsi e porsi delle domande; un ragazzo che si lancia nel vuoto, dalla finestra della sua cameretta, dovrebbe farci sentire tutti un po’ in colpa, ognuno per la sua parte.

Io non lo so come è stato portato via da scuola dalle forze dell’ordine, e se questo lo abbia sconvolto al punto di assumere in quel momento la decisione di farla finita. Non so se è stata l’accoglienza della madre in casa, al seguito di guardia di finanza e relativi cani antidroga, a determinarlo al suicidio. Non so se lui ha saputo che è stata la madre a denunciarlo, e se sia stato questo senso di tradimento insopportabile ad averlo spinto giù dalla finestra. Non lo so, non lo saprò mai probabilmente.

Solo lui, forse, avrebbe potuto parlarne, se fosse sopravvissuto a tanta disperazione. Alla stessa maniera, io non lo so se la madre si è resa conto di quanto stesse succedendo; se ha capito che proprio la sua denuncia ha scatenato quella serie di emozioni e turbamenti che hanno condotto al tragico finale. Ho provato, con onestà intellettuale, a mettermi nei panni della madre giacché anche io lo sono, ma non sono riuscita ad essere pietosa, a comprendere o accettare.

Tante sono le madri di figli difficili – e poi tutti i figli sono difficili a quell’età – e di certo non esiste la formuletta che va bene per tutti, per tutte le stagioni, per ogni figlio. E tuttavia, è palese che la madre non ha capito quanto avrebbe sofferto questo ragazzo di fronte all’intervento delle forze dell’ordine. Semplicemente: non ha capito.

Ecco, questa totale mancanza di comprensione della madre rispetto al dolore del figlio è l’unico punto fermo che ho, in questa tragedia: lei non ha capito per niente quanta sofferenza stesse impartendo al figlio. Magari il ragazzo provava il suo primo spinello, o fumava per sentirsi grande, o per attirare l’attenzione della mamma stessa, o perché lo fanno tutti, o per sopportare un dolore, una solitudine, una frustrazione, un bullo, o per dimenticare d’essere stato abbandonato dalla sua vera madre o per un milione di altre ragioni che non conosco. E magari ha temuto il processo, il carcere, il riformatorio… chissà quali scenari si è prefigurato!

La madre, in una lettera che ha desiderato leggere durante il funerale del figlio, ha ammesso di essere stata lei a chiedere l’intervento della forza intimidatoria e punitiva dello Stato; lo ha ammesso senza fare un passo indietro, senza mostrare un briciolo di rimorso.

Personalmente non ho idea di come si senta adesso questa signora; se sia ancora convinta di aver fatto bene, se rifarebbe la denuncia o se, invece, comincerebbe ad aprire la mente ad una visione differente della vita, avvicinandosi a quella del figlio, o anche semplicemente a quella dei tantissimi Paesi nel mondo in cui lo spinello non è una droga e chi lo fuma non è un drogato. No so se col senno di poi si toglierebbe di dosso questo bigottismo medievale per cui la propria opinione di illecito, di morale, di corretto, di autorità, di potere, di castigo sia l’unica possibile. Non so se oggi continui a dare la colpa della morte del figlio alla droga, o si assuma una parte di responsabilità. Responsabilità non solo sull’accaduto ma soprattutto sulle circostanze che hanno portato a questa tragica fine.

Questa tragedia non si sarebbe consumata in Olanda, perché lì lo spinello non uccide nessuno e questa madre non avrebbe trovato la compiacenza delle forze dell’ordine nel distruggere il proprio figlio.

Non lo so, ripeto, se questa vicenda avrebbe potuto avere un finale diverso. Non so se il figlio sarebbe diventato un drogato e si sarebbe ucciso con un’overdose, o se, invece, avrebbe semplicemente smesso da lì a poco. Non lo so. Non lo saprò mai. Ciao giovanotto.

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