“Coperta corta, i LEA difficilmente saranno garantiti a tutti”

Intervista al dottor Dino Artale, nostro collaboratore: “I servizi con i vecchi Livelli Essenziali di Assistenza a Siracusa furono negati per dieci anni”. “Immorali le lunghe liste d’attesa per chi paga il ticket e le prestazioni immediate per chi va in intramoenia”

 

La Civetta di Minerva, 27 gennaio 2017

Di recente si è fatto un gran parlare per i nuovi servizi che il Governo Gentiloni ha inserito nei cosidetti LEA (Livelli Essenziali di Assistenza): la fecondazione assistita, nuovi vaccini, screening alla nascita ed esenzioni ticket per alcune patologie, la ridefinizione dell’elenco delle malattie rare, nuovi metodi all’avanguardia per il percorso di diagnosi, cura e trattamento del disturbo dell’autismo, ecc. Per capirne di più e meglio, ne abbiamo parlato con l’esperto, nonché nostro collaboratore, il dr. Corrado Artale

Cosa sono i Livelli Essenziali di Assistenza?

Direi che sono un patto di altissima civiltà che lo Stato stringe con i propri cittadini. Sono detti “livelli essenziali” perché racchiudono tutte le prestazioni e le attività che lo Stato ritiene così importanti da non poter essere negate ai cittadini. S’intende garantire le cure appropriate e la difesa della salute delle persone.

Come vede l’inserimento di nuove malattie e prestazioni garantite a carico dello Stato con i nuovi Lea, licenziati dal governo Gentiloni?

A me e credo alla generalità del mondo sanitario italiano, questo decreto del governo Gentiloni è piaciuto molto. Lo vedo come un gesto di maturità democratica e di evoluzione civile e sociale. Gran parte delle garanzie previdenziali, sociali e sanitarie degli italiani non sono più sostenibili. Con un debito pubblico così grande il problema si aggrava e assume dimensioni enormi. Non sono i tempi in cui lo Stato può assumersi nuovi carichi economici per cui il necessario coraggio è da apprezzare.

Quindi, assumendo sulle spalle della comunità ulteriori carichi economici si pregiudicherebbe l’attuazione di questa legge?

Purtroppo credo di sì. La coperta è cortissima, non potrà coprire tutto il corpo della nazione. Il fatto di promettere un allargamento delle coperture sanitarie in alcuni campi dell’assistenza non obbliga lo Stato a realizzare immediatamente le procedure per renderle effettive.

Con tanta amarezza penso alle sofferenze delle famiglie siracusane, private per dieci anni di tutti servizi sanitari e assistenziali riservate agli anziani e ai malati allettati. Garantiti a tutti i cittadini italiani proprio con i vecchi LEA, a Siracusa furono negati per dieci anni. Non ho mai approfondito le responsabilità politiche e organizzative. Nessuno dei dirigenti di allora ha mai pagato né la politica locale e regionale ha mai riparato all’ingiustizia di aver costretto le famiglie a farsi carico di cure ed esborsi che nella stessa regione e nel continente erano a carico della comunità. Mi auguro non si ripeta con i nuovi diritti promessi ai cittadini.

Il Servizio Sanitario è Nazionale, eppure al Sud ci sogniamo alcune prestazioni e servizi che in alcune Regioni del Nord invece vengono erogati con alti standard di qualità

Il gap tra Nord e Sud in sanità si è fatto più grande. La corruzione e la sostanziale incapacità della politica regionale hanno solo fagocitato risorse senza fornire qualità nelle cure. Non si è mai riusciti a tagliare le unghie al privato che da noi si nutre del denaro pubblico destinato alla salute. I fatti stanno sotto gli occhi di tutti, basterebbe analizzare quali società private sono in posizione di dominio nell’assistenza agli anziani. Ricordo che il diritto alla salute è costituzionale. Bisogna strappare la sanità dalle grinfie delle regioni.

Di fatto avviene che chi era arretrato prima, rimane arretrato lo stesso e incapace di governare i fenomeni. Le vittime sono i cittadini che della sanità non hanno mai avuto modo di godere e che pagano gli sprechi e l’incapacità di chi poteva provvedere ma ha preferito vegetare, chiudendo entrambi gli occhi mentre i soliti poteri divoravano le risorse destinate alla salute.

Il Sud, dunque, continuerà ad esportare malati agli ospedali del Nord. Come si potrebbe tamponare questo triste fenomeno?

Inutile negare che ben poco si potrà fare per ovviare al fenomeno. La qualità in sanità non dipende solo dai medici.  Il saper far sistema è fondamentale. Fino a quando i criteri di scelta dei decisori saranno come quelli che ho visto in vita mia, non ci sarà spazio per la qualità. Non voglio ripetere luoghi comuni ma non si può negare che i cognomi in certi ospedali e università si ripetano con una certa sospetta frequenza, quasi che i posti di potere in sanità possano essere ereditari.

Altro che dinamiche di competizione per la qualità! Direi, più che altro, dinamiche di sopraffazione e potere massonico. Invertire questi campi di forza non può mai essere nei poteri di qualche isolato personaggio. Siamo costretti a sperare nella solita provvidenza o nello “stellone”. L’aereo rimane spesso l’unica speranza di salvezza.

Perché pur pagando le stesse tasse che si pagano al Nord, al Sud, in Sicilia, non possiamo usufruire di prestazioni e servizi adeguati?

Si tratta di un annoso problema che può essere spiegato solo da un’eversione ulteriore del principio di uguaglianza davanti ai diritti. Ricordo persino che non solo si pagano le stesse tasse ma la nostra Sicilia in questi anni vive una crisi economica e lavorativa così grave da essere assimilata alla Grecia. La nuova e sconosciuta miseria falcidia soprattutto i giovani e le fasce più deboli dei pensionati che mantengono con le loro pensioni i disoccupati e i nipoti. Le stesse aliquote contributive di regioni più floride rispetto ai redditi falcidiati dalla disoccupazione diventano una crudeltà.

A proposito di Livelli Essenziali di assistenza, come mai non sono considerate Essenziali (e dunque garantite) alcune prestazioni necessarie (specialmente per gli anziani) come le cure odontoiatriche (protesi), oculistiche (occhiali), le protesi acustiche, ecc.?

Dal punto di vista della copertura assicurativa per le malattie l’Italia è abbastanza generosa ma non assicura a tutti la copertura di tutto. Così accade per le malattie della pelle tranne alcune, le infezioni ginecologiche, molte malattie degli occhi, gran parte delle prestazioni odontoiatriche. E’ accaduto recentemente che anche le residue prestazioni odontoiatriche siano state tolte ai cittadini che hanno un minimo di reddito e concesse solo a persone in grave difficoltà o esenti per reddito e in stato di vulnerabilità sociale. Difatti il sistema non ha la possibilità di assicurare queste prestazioni se non ai poverissimi e per piccole cifre.

Le liste di attesa. Alcune prestazioni specialistiche prevedono tempi troppo lunghi da costringere l’utente a dover ricorrere al privato

Questo fatto esclude molti cittadini dall’accesso alle cure. E’ una franca sopraffazione molto diffusa non solo qui da noi. Ci vorrà una severa scossa di terremoto politico per mettere mano al fenomeno. Qualcuno ci lucra con gusto. Qualcun altro fa finta di non saper contare. Come scusante si può addurre una progressiva crescita delle esigenze sanitarie in una popolazione che invecchia e i veloci progressi della medicina. Senza denaro non si possono dare servizi costosi a tutti. Difficile ampliare l’offerta di servizi senza poter assumere nuovo personale. Le anticipo in anteprima giornalistica che per mancata programmazione non esistono neanche i medici a sufficienza per sostituire chi è andato in pensione e chi ci andrà nei prossimi anni. Sarà un privilegio per pochi avere persino un medico di famiglia. Hanno chiuso l’accesso alle università, non hanno calcolato il ricambio, siamo tutti vecchi e non potremo essere sostituiti perché ci sono pochissimi medici specializzati in medicina generale.

Però pagando di più le liste di attesa si accorciano. È legale?

Il fenomeno dell’”intramoenia”, se da una parte consente a chi ha scelto di lavorare esclusivamente all’interno del sistema mutualistico di poter esercitare un’attività professionale all’esterno, dall’altra crea profonde divisioni tra chi può e chi non può permettersi di pagare. Peraltro il sistema pubblico si avvantaggia di parte delle cifre pagate dal cittadino dal momento che i ricavi delle visite vanno ripartiti fra i medici e l’ente presso cui lavorano. Molto immorale mi sembra la coesistenza di lunghe liste d’attesa per gli utenti che pagano solo il ticket (in Sicilia già troppo cari) e l’immediatezza della prestazione per chi sborsa il quadruplo con l’intramoenia. Cade un principio etico che fece onore all’Italia nel 1978, alla fondazione del Sistema Sanitario Nazionale.

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