Per la Commissione migranti la povertà è Manifesta Infondatezza

Niente permesso di soggiorno a coloro che scappano dalla fame. Dopo un anno di inutile attesa nei Centri di Accoglienza, gli si dà il foglio di via (a loro spese). Quale soluzione? Cannoneggiarli in mare, finanziare i dittatori dei loro Paesi?

La Civetta di Minerva, 13 gennaio 2017

181.000 sono arrivati nel 2016, principalmente dall’area sub sahariana. Giovanissimi, come tutti in Africa. La stragrande maggioranza arriva per motivi economici.

Per la commissione investita del potere di rilasciare il permesso di soggiorno, la povertà è chiamata Manifesta Infondatezza. Vuol dire che non c’è nessun motivo che giustifichi la loro permanenza in Italia. La povertà, le dittature, le carestie non sono motivi sufficienti. Dall’Atlantico al Mar Rosso, l’intera area del Sahel è oggetto del più disastroso cambiamento climatico dalla comparsa dell’homo sapiens sapiens. Eppure la povertà assoluta non permette al migrante di tentare una nuova vita in Europa.

Quindi chi sono questi disperati giunti sulle nostre coste? Sono poveri, giungono dai paesi più poveri al mondo: Gambia, Ghana, Nigeria, Burkina Faso, Costa d’Avorio e Mali. Poi dall’Africa orientale, Sudan, Eritrea, Etiopia e Somalia. I magrebini, che per accordi internazionali non dovrebbero affatto arrivare da noi, mandano i minori. Da soli. Sono tutelati da norme internazionali. Oggi per avere la speranza di essere accolti, devi essere un minorenne. Allora a decine di migliaia provano a restare in Italia prima, e passare in nord Europa dopo.

Mesi di viaggio, compreso il tempo speso in Libia aspettando il passaggio in barca o gommone. Raccontano che specie di rappresentanti vanno di villaggio in villaggio reclutando migranti. Parlano di un’Europa ricca e accogliente. Il viaggio, dicono loro, si potrà pagare in comode rate.

Mesi di attesa in Libia dopo aver attraversato il deserto. Poi si sbarca, ad Augusta per esempio. Vengono trasferiti presso un C.a.s, un centro di accoglienza, dove ricevono indumenti, vitto, alloggio e cure mediche. Fine.

Dopo qualche mese di attesa arriverà il tanto agognato momento di prima acquisizione. Una sorte di avvio di procedimento. Altri tre mesi per andare davanti alla commissione. Quindi, se non sussistono vere e provate condizioni di concessione del permesso di soggiorno, un anno di attesa presso i centri di accoglienza sarà stato assolutamente inutile.

Il diniego del permesso di soggiorno attiva la procedura di espulsione, che consiste nel rilascio di un foglio di via. Il migrante, adesso “clandestino”, dovrà lasciare il paese in sette giorni. Qui tutto diventa tragicomico. Lo stato chiede al clandestino di lasciare il territorio nazionale a proprie spese. Dunque una persona assolutamente priva di documenti di identità e di denaro dovrebbe uscire dal paese. Come, è un mistero. Allora cosa succede? Il migrante “clandestino” strappa il decreto di espulsione e si dà alla macchia. Con grande soddisfazione degli agricoltori che trovano grande offerta di manodopera a bassissimo costo.

Stimando un rifiuto di soggiorno a circa 120.000 persone che ogni anno provano a spostarsi in Europa, il timore che nei prossimi anni ci si possa trovare a gestire decine e decine di migliaia di persone disagiate è assai fondato. Il terrorismo origina anche da questo genere di cattiva gestione della migrazione. Frontiere chiuse, diniego del permesso di soggiorno, sfruttamento in agricoltura, impossibilità ad avere un lavoro legale e una casa stanno determinando la creazione di enorme rabbia sociale.

Ma allora che si deve fare: sbarrare l’accesso alle coste italiane con le navi militari nel Mediterraneo? Farli annegare? Investire in Africa dando ai dittatori gli aiuti economici? O piuttosto creare agenzie locali di migrazione ordinata e controllata, centrata sui flussi demografici dell’ Europa?

Su un solo punto ha ragione la destra xenofoba europea, la migrazione va governata. La paura e l’incertezza dei popoli genera odio e intolleranza. Nessuno può permetterlo.

 

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