Adeguando la temperatura della vasca “piccola”. Appello della presidente dell’Associazione siracusana: siamo stati abbandonati a noi stessi
La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016
La scoliosi, pur non essendo una malattia rara, è correlata a patologie invalidanti. Nulla si conosce di certo sull’evento scatenante la deformità oltre l’atteggiamento scoliotico. Si ricercano le concause, neuro-psico-fisiche-ambientali, ma siamo lontani dall’aver individuato una cura certa che non sia in ultimo chirurgica. La chirurgia della stabilizzazione porta con sé altri disagi per tutto l’arco della vita.
Mi chiedo come sia possibile che il Sistema Sanitario Nazionale non faccia praticamente nulla di concreto nell’ambito della ricerca e soprattutto nel supporto familiare ed individuale. Non ci sono strutture per l’idro chinesi in acqua calda con un fisioterapista formato e specializzato per trattare queste situazioni. Una scoliosi porta con sé evidenti danni agli organi interni. Senza considerare gli effetti degli antidolorifici nell’intero percorso di una vita. Senza, altresì, considerare i danni al cuore per lo stress e la stanchezza di vivere con una protesi cosi grande e pesante, che ingabbia i muscoli ed i nervi, li comprime, li contrae ad ogni minimo movimento: una stretta assurda e pesante che provoca dolore continuo, specie se si deve affrontare lavoro e famiglia quotidianamente.
La stanchezza è sintomo qui non di depressione, ma di continuo dolore fisico da gestire al meglio. E ci vuole una grande testa e un grande cuore, una grande anima per farlo. Senza considerare l’indebolimento del sistema immunologico generale, che deve difendersi da ogni tipo di allergia e rigetto. Siamo, noi scoliotici, completamente abbandonati a noi stessi e al nostro destino. Un destino crudele da subito, da bambini a volte, da adolescenti, da adulti, da genitori. Come è possibile che non si possa essere compresi? Il datore di lavoro, la società, la scuola, le agenzie educative, dovrebbero partecipare a un progetto globale di prevenzione, supporto e cura. Invece tutto tace come sempre. Si parla solo della gravità, o di un bimbo che muore dopo due interventi chirurgici, così invasivi. Penso che ci stiano svezzando all’indifferenza per chi soffre.
Come Presidente dell’Associazione Italiana Scoliotici chiedo che si facciano gli screening nelle scuole di primo grado, che si destinino delle ore per l’idrochinesiterapia presso la Cittadella dello Sport, adeguando la temperatura della vasca cosiddetta “piccola” incaricando un fisioterapista esperto nella tematica.

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