Maria Grazia Patania (Collettivo Antigone): “Nel nostro blog una sezione apposita. Per ricostruzioni postume non potevo lasciarle nel dimenticatoio. Tre rifugiati hanno scritto con noi”
La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016
L’esperienza che Augusta vive da quando sono arrivati al porto commerciale le prime navi della Marina militare colme di migranti recuperati nel canale di Sicilia non è solo piena di mirabili esempi di solidarietà e impegno umano, per quanto conditi da sporadiche occasioni di nervosismo social, ma è diventata anche il motore di iniziative culturali dal respiro internazionale.
Proprio a seguito della sua esperienza presso le “scuole verdi”, centro di accoglienza dove ha lavorato come volontaria, Maria Grazia Patania ha fondato il “Collettivo Antigone”, un progetto che condivide con un gruppo di blogger, il cui scopo è raccontare le storie di chi ha attraversato il mare e prima il deserto, alla ricerca di una vita migliore o, forse, solo di una possibilità di vita.
Del collettivo fanno parte, tra gli altri, altre due ragazze di Augusta, vale a dire la regista e sceneggiatrice Claudia La Ferla e Alessandra Lucca, appassionata di fotografia.
Dal sito internet del collettivo è possibile saperne di più sulle ragioni per cui lo stesso è stato creato. “Antigone nasce dall’esigenza di proteggere e custodire le leggi naturali che appartengono ad ogni essere vivente – si legge su “collettivoantigone.wordpress.com” – e che mai andrebbero violate dall’umana tracotanza. Antigone rappresenta l’eroina scomoda e integerrima che ci invita a un viaggio nelle pieghe della coscienza. Un viaggio difficile, di contrasto al pensiero dominante modellato ad hoc dalla mutevole arroganza umana. Antigone sa che un defunto merita sepoltura e sa che le leggi umane non possono impedire alle leggi naturali di affermarsi. Noi dobbiamo essere in grado di riconoscere quando la legge umana mette in pericolo la sacralità inviolabile della vita. Antigone era sola. Mentre noi siamo tanti e possiamo guidarci verso nuove riflessioni con quell’entusiasmo che caratterizza le grandi passioni”.
Partendo da questo manifesto di intenti il collettivo ha mosso i primi passi dando vita alla sezione del blog denominata “i figli della fortuna” ovvero, come spiega Maria Grazia Patania, “una sezione dedicata a raccontare le storie che mi sono state affidate dai fratelli incontrati alle scuole verdi di Augusta dove andavo come volontaria. Ero davanti alla Storia e non potevo lasciarla cadere nel dimenticatoio”.
Con il tempo, il “Collettivo Antigone” è cresciuto e si è arricchito di contenuti, evolvendosi in altre direzioni in cui arte, cinema e storia sono diventati strumenti che accanto alla scrittura ed alla forza evocativa delle immagini riescono a valorizzare i contenuti proposti dal collettivo.
Molto importante è stato, in questo senso, il coinvolgimento attivo dei rifugiati così come le importanti collaborazioni di cui il collettivo si è avvalso.
“Tre rifugiati hanno scritto con noi – racconta Maria Grazia Patania – e un quarto ci ha regalato una poesia. Tra i collaboratori del blog vi è anche il fotografo e giornalista Francesco Malavolta, i cui lavori sono stati pubblicati anche sul New York Times. Il nostro collettivo guarda con attenzione alla valorizzazione dei legami con altre realtà, tra queste posso menzionare la Biblioteca Comunale di Bonn, dove si tiene il “Book Club” con i rifugiati, a cui ho partecipato varie volte in rappresentanza del Collettivo Antigone, e il Baobab di Roma (un centro di assistenza ai migranti gestito dai missionari Scalabriniani, ndr) che cerchiamo di monitorare costantemente come esempio di resistenza civile. Abbiamo avviato da giugno una cooperazione con una scuola per interpreti e traduttori di Roma, da cui è nato il progetto “Babel” che si ripropone di tradurre i testi principali nelle lingue di studio dei futuri traduttori che hanno aderito al progetto”.
Oggi Maria Grazia vive a Bonn dove lavora come interprete e tra poche settimane tornerà ad Augusta per presentare il progetto alla cittadinanza, nella speranza, come lei sottolinea, che diventi un esempio di come la cultura e la condivisione possano aiutare nel processo di integrazione.
Tra le campagne lanciate dal collettivo in queste settimane, una delle più importanti è certamente quella contro l’arruolamento forzato dei bambini soldato in Siria, un dramma che rende ancora più dolorosa la guerra sporca che si combatte in quella terra.
“L’obbligo di imbracciare le armi – si legge in un post firmato dallo pseudonimo Orukov – spinge costantemente molti giovani di paesi diversi a lasciare la loro terra in cerca della pace. In alcuni casi, come dimostrato dalle voci di molti dei ragazzi che abbiamo ascoltato, l’arruolamento obbligatorio è una sorta di condanna a morte. Senza contare che la coscienza di alcune persone vieta – senza se e senza ma – il ricorso alla violenza armata. Ed è a fianco di questi persuasi dell’inutilità della guerra e delle armi che ci schieriamo noi come Collettivo Antigone”.

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