Nell’olio di palma dieci volte di più gli inquinanti da raffinazione

Recentissima inchiesta di Altroconsumo: nei processi di produzione degli oli di semi si formano sostanze pericolose, qualcuna addirittura cancerogena

 

La Civetta di Minerva, 30 settembre

Nonostante la mia personale convinzione che dietro la campagna mediatica contro l’olio di palma si celi un conflitto fra lobby economiche e speculative, sento l’obbligo di portare un nuovo contributo dopo la pubblicazione di un mio articolo sulla Civetta di Minerva. La sostituzione delle enormi quantità di olio di palma prodotte e vendute con un altro olio di semi è un affare da miliardi di dollari o euro.

Stabilito questo, devo riportare un importante parere su quest’olio, proveniente da una recentissima pubblicazione di Altroconsumo. Come ho già specificato nel mio precedente articolo, il Ministero della Salute ha pronunciato un parere articolato e rassicurante sull’olio di palma. Ha solo rilevato che contiene una percentuale abbastanza elevata di grassi saturi insieme con quelli insaturi. Su questa precisazione anche l’associazione dei consumatori che, qualche mese fa, si era allineata al parere ministeriale autorevole, togliendo l’aura negativa al prodotto, ha dovuto fare marcia indietro.

In spiccioli, l’olio di palma somiglia un po’ ai grassi animali tipo burro e carni grasse o lardo. Come questi ultimi va consumato con moderazione ed evitato da chi soffre di malattie metaboliche, circolatorie, obesità e diabete.

Il problema che ora si pone non riguarda da quale seme provenga l’olio ma dalla presenza di contaminanti pericolosi. E’ stato accertato che dai processi di raffinazione degli oli di semi (una buona parte degli oli conosciuti) si formano sostanze pericolose, qualcuna addirittura cancerogena. Nonostante il problema riguardi anche altri oli, sembra che quello di palma abbia fino a dieci volte la concentrazione di questi inquinanti da raffinazione.

Mentre ancora il Ministero della Salute italiano non ha deliberato, né ha emanato norme di tutela su queste sostanze ritrovate nell’olio di palma, l’associazione Altroconsumo diffida i suoi iscritti a non comprare prodotti per neonati e bambini fatti con olio di palma (si ricorda che la maggior parte dei latti artificiali per neonati contengono olio di palma per rimpiazzare l’acido palmitico naturale prodotto dalle donne che allattano). Per correttezza bisogna dire che ciò non è stato ancora confermato in ambito europeo o in alcun modo normato.

Da qui l’iniziativa di presentare una petizione popolare e di sconsigliare i derivati della palma a neonati, bambini, adolescenti e malati.

La sostituzione dell’olio di palma negli alimenti non è agevole. Il rischio che si ritorni a usare il burro (100% grassi saturi), le margarine, lo strutto è verosimile. La notevole resistenza alle alte temperature rende oltremodo sicuro l’olio di palma per friggere, anche in questo caso non sarà facile sostituirlo nei processi industriali di produzioni alimentari.

Preoccupante il tempo di attesa di pronunciamenti regolatori nazionali e internazionali. Taglierebbero le unghie subito a chi specula sulla nostra salute.

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