Tiziana, il linciaggio mediatico come manifestazione di progresso

Noi non lapidiamo più le donne, è faticoso. Meglio scagliare la prima, la seconda, la terza, la quarta, la centesima pietra addosso a una persona da casa, nascosti dietro a un ridicolo nick. A Siracusa accade la stessa cosa, ne parleremo

 

La Civetta di Minerva, 15 settembre 2016

Sfido chiunque a presentarmi qualcuno che non inorridisce di fronte alle scene di lapidazione. Donne, generalmente donne, ma a volte anche uomini, bendate, in ginocchio, con le mani legate dietro la schiena, impossibilitate a muoversi, a difendersi, a scappare. Impossibilitate persino a guardare negli occhi i propri carnefici. Immobili di fronte alle atrocità che subiscono, e continueranno a subire, fino a quando non saranno morte. Uccise. A pietrate.

Non credo che nella nostra opulenta e magnanima società ci sia qualcuno che approvi questa barbarie. E no. Noi siamo migliori. Noi siamo evoluti. Abbiamo smesso da un po’ (600 anni circa) di crocifiggere le persone. Noi aborriamo i processi sommari. Noi siamo i primi a pretendere processi giusti, ampie garanzie per gli imputati, sovranità del diritto di difesa. E no. Noi non le permettiamo quelle schifezze.

Noi, razza superiore, colta, raffinata, buona, quasi in odore di santità, non le facciamo più quelle cose. Adesso ci siamo evoluti! Eccheccavolo!

Perché mai sporcarci le mani sollevando e tirando pietre contro una donna inerme, quando possiamo ferirla, anche a morte, stando comodamente seduti sulla nostra bella poltroncina di vera finta pelle davanti ad un computer e, magari, nascosti dietro un nick idiota? Perché arrivare a sudare tirando un sasso che poi, magari, la colpisce al ginocchio anziché all’occhio, e facciamo anche una figuraccia perché non sappiamo prendere bene la mira?

Nooooo. Noi, adesso, usiamo il ben più elegante e raffinato metodo del linciaggio mediatico. Forse scopiazzando dalla peggiore stampa degli ultimi duemila anni, adesso quisque de populo, ovvero chiunque, dal più colto al più emerito imbecille, si arroga il diritto di scagliare la prima, la seconda, la terza, la quarta, la centesima pietra addosso a una persona colpevole, magari, di aver fatto una cosa che il cretino informatizzato non ha trovato il coraggio o la possibilità di fare. Ma sempre da casa, sempre dalla comoda poltrona di vera finta pelle, per i più scaltri sempre nascosti dietro ad un nick più ridicolo di loro.

Perché, cari lettori, come sempre, dentro ogni persona cattiva abita un incredibile idiota, un immondo animale schifoso, una bestia incivile e lurida, che oltre a tutte queste stupende caratteristiche è anche, assolutamente e sempre, vile. Vile perché, a dispetto di ogni evoluzione, non ha neanche il coraggio di guardare in faccia la propria vittima quando sputa veleno su di lei; vile perché le parole che scrive magari le ha scopiazzate da qualche altro più imbecille di lui; vile perché di fronte alla prima Procura della Repubblica che gli va a bussare alla porta di casa, piagnucola come il peggiore codardo. Vile e, inoltre, quasi sempre di un’ignoranza imbarazzante: commettono errori di grammatica che li dovrebbero fare tornare sui banchi delle elementari, ma si ergono a Giudici indefessi, a cultori della moralità, a difensori della dabbenaggine.

Ecco. In questi giorni una ragazza di 31 anni si è suicidata per l’impossibilità di reagire a tanto male. Prima, una ragazza di 16 anni ha fatto la stessa scelta, e prima ancora altri ragazzi, altre vite distrutte da questi dementi schifosi. Perché grassi, perché omosessuali, perché ripresi in pose oscene, semplicemente perché hanno avuto la terribile sorte di conoscere dei veri e propri rifiuti dell’umanità.

In questi giorni, a Siracusa, la nostra città, sta succedendo la stessa cosa, con un linciaggio mediatico addirittura istigato e promosso all’interno di un luogo di lavoro, da due individui che rivestono ruoli di responsabili di grosse società, e che non si vergognano di istigare giovani lavoratori a commettere reati gravissimi, reati per i quali è prevista anche la reclusione. E’ una vicenda, quest’ultima, che sto conoscendo da dietro la mia scrivania e della quale vi terrò aggiornati: spero che i due responsabili vengano licenziati e che il linciaggio che hanno scatenato finisca; spero che quelle tante brave persone che sui social hanno inneggiato alla morte dei loro due colleghi, vengano indagate, processate e condannate; spero che i legali rappresentanti delle due società coinvolte vogliano scusarsi con i dipendenti vittime di queste bassezze, e spero di potervi dire che tutto si è concluso nel migliore dei modi.

Perché veramente, di gentaglia capace di scrivere le peggiori nefandezze su facebook o altrove pensando di farsela franca siamo veramente stufi.

Le carte che ho sulla mia scrivania finiranno all’attenzione della Polizia Postale e del Procuratore della Repubblica, e non perché questo sia il mio lavoro ma perché questa è la reazione che ognuno di noi deve avere quando assiste a questa moderna forma di lapidazione. Altrimenti, dobbiamo smettete di fingere di indignarci.

Ciao Tiziana Cantone: la nostra vergogna continuerà fino a quando anche l’ultimo dei tuoi persecutori non avrà subito un processo penale.

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