Clown therapy negli ospedali di Augusta e Lentini

Valentina Di Mare: “Abbiamo iniziato in tre e siamo già venti, vogliamo specializzarci presso i reparti di oncologia. Per comunicare, bisogna saper ritrovare il fanciullino che è in noi”

 

La Civetta di Minerva, 24 giugno 2016

“Cuore” è un clown dal naso rosso fuoco, porta con sé gioia, sorrisi e una grande sfida, quella di far sentire un po’ meglio chi è costretto, a causa della malattia, a periodi più o meno lunghi in ospedale. “Cuore” non è un medico, ma può curare, il corpo forse, certamente l’anima, con la sua terapia del sorriso e dell’allegria. Guardando “Patch Adams” il film interpretato da Robin Williams, ci siamo meravigliati della presenza di clown in ospedale; all’epoca, era la fine degli anni ’90, tale pratica in Italia era cosa molto rara, ma quel film seppe ispirare molti volontari e diffondere la “clown therapy” anche nel nostro Paese.

Incontrando “Cuore”, ovvero Domenica Valentina Di Mare, abbiamo una splendida dimostrazione di quanta passione e di quanta energia sia necessaria per affrontare esperienze a volte forti, ma sempre gratificanti. “Il nostro lavoro è quello di migliorare l’umore dei pazienti – spiega Cuore – non facciamo intrattenimento fine a se stesso. Per portare avanti questa attività, infatti, è necessaria la giusta preparazione”.

Come è nato ad Augusta il gruppo che si dedica alla clown therapy?

“La creazione del gruppo qui ad Augusta è avvenuta quasi per caso da una telefonata con il responsabile della Onlus “Teniamoci per mano”, associazione con sede a Roma, ma oggi presente in nove regioni con ventiquattro strutture e circa trecento clown, cui se ne aggiungono sempre di nuovi. Tutto si è realizzato in poco tempo, dopo un corso di preparazione, dallo scorso dicembre operiamo all’interno degli ospedali di Augusta e di Lentini. Da poco si è svolto ad Augusta un nuovo corso cui hanno partecipato sedici aspiranti clown. La formazione di un clown è molto intensa, si fonda su un corso di due giorni e quindi su cento ore di tirocinio”.

Quali caratteristiche bisogna avere per affrontare questa attività?

“Per intraprendere questo tipo di attività ci vuole grande amore verso gli altri e grande umanità. Si va in un ospedale e ci si fa carico anche dei problemi degli altri, per cui occorre che ci sia qualcosa di davvero profondo dentro, il desiderio di trasformare il dolore in un sorriso, la voglia di sorridere e voglia di far star bene”.

Come sta crescendo la vostra attività?

“Abbiamo iniziato in tre e in pochissimo tempo siamo già in venti, spero che presto il gruppo possa crescere ancora e che si possa estendere la nostra attività anche a Siracusa, dove per il momento non abbiamo convenzioni. Abbiamo iniziato lavorando con i bambini nei reparti di pediatria, ma lavoriamo anche con gli anziani presso una casa di riposo, il nostro desiderio è di specializzarci nell’intervento presso i reparti di oncologia sia pediatrica, sia rivolta agli adulti”.

Come cambia la vostra attività a seconda del paziente?

“Con i bambini tutto è più semplice e più spontaneo, basta un gioco o le bolle di sapone per attirare la loro attenzione e divertirli. Con gli adulti è certamente più complesso. Tuttavia siamo anche riusciti a vincere anche la ritrosia dei più anziani, coinvolgendoli in attività che li hanno divertiti”.

Il corso che avete da poco tenuto, su cosa si fonda.

“Ciascuno di noi ha dentro di sè un bambino che nel corso della vita ci hanno insegnato a nascondere con il continuo richiamo all’educazione ed alle buone maniere. Il corso serve proprio a far venir fuori il clown e il bimbo che è in noi”.

Come venite accolti nei reparti in cui lavorate, avete mai trovato delle resistenze?

“Fortunatamente mai, capita a volte che i bambini siano un po’ timidi all’inizio ma presto si avvicinano a noi. Se un genitore non vuole che il bambino si avvicini a noi ovviamente si rispetta la sua volontà, non possiamo imporre la nostra presenza. Fino ad oggi però abbiamo trovato grande collaborazione. La diffidenza dei bambini può durare solo pochi minuti, poi si lasciano andare e si avvicinano a noi. In ospedale i bambini devono sempre dire sì, ai medici, agli infermieri, ai genitori. Con i clown possono anche permettersi di pronunciare un no, affermando la propria personalità. Fortunatamente veniamo sempre accettati volentieri. Anzi ci vorrebbero in reparto ogni giorno.

Sia ad Augusta che a Lentini abbiamo trovato sempre disponibilità ed apertura nei nostri confronti anche da parte del personale medico. Solitamente, durante le visite per rispettare la privacy dei pazienti lasciamo la stanza, tuttavia, durante una mia esperienza in un ospedale di Napoli, il medico ci chiese di restare nella stanza anche durante la visita del bambino, la nostra presenza lo rendeva più tranquillo e facilitava l’intervento del medico”.

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