Intervista al coordinatore dei Cobas Vincenzo Valenti: “Ad Avola e Lentini, ma non solo lì, costi esorbitanti per attrezzature, apparecchiature, presidi per l’apertura di nuove unità operative, ma senza personale, anni prima del taglio dei nastri”
La Civetta di Minerva, 10 giugno 2016
Luci e ombre del sistema sanitario siracusano. A puntare il dito su alcune disfunzioni il sindacato dei Cobas per voce del coordinatore provinciale Pietro Valenti.
“E’ vero: grazie a fondi europei, incassiamo oggi, sulla diagnostica, apparecchi di tac, rmn e medicina nucleare, pet, radioterapia. Finalmente! ma a fronte di questo registriamo la mancanza di eccellenze professionali sanitarie, come d’altra parte dimostrano le continue fughe di medici di alto livello”.
Andiamo per ordine. Il cahier de doleances appare piuttosto lungo e articolato e Valenti parte dalla trasparenza amministrativa. “L’iter dei procedimenti amministrativi, quelli relativi per esempio a una pratica, deve essere certo: avere tempi veloci e definiti, individuare il responsabile di ogni pratica. L’accesso agli atti deve essere facilitato e non farraginoso e opaco. Non solo. Siamo in ritardo nell’adozione e pubblicazione dei P.T.P.C. (Piani triennali di Prevenzione della Corruzione 2014/2017, ndr), indispensabili per monitorare gli atti “a rischio”: i rapporti con gli informatori dell’industria, i compensi per consulenze effettuate dai professionisti per conto dell’industria e non solo, sponsor e donazioni, appalti a ribassi sospetti, beni e servizi prestati all’Asp, che non tutelano a sufficienza i diritti dei lavoratori e che devono offrire garanzie e qualità all’utenza. E’ emblematico in questo senso il caso Sisifo aderente a Lega Coop, un’azienda che opera per l’assistenza sanitaria territoriale dell’ASP di Siracusa, sottoposta recentemente alla osservazione di Cantone, dell’anticorruzione nazionale; o i costi esorbitanti per attrezzature, apparecchiature, presidi per l’apertura di nuove unità operative, ma senza personale, anni prima del taglio dei nastri. Penso ai reparti di rianimazione di Avola e Lentini, e non solo”.
Qual è la proposta del sindacato?
Oltre ovviamente all’immediata adozione del piano anticorruzione, l’istituzione di una commissione paritetica su appalti, composta dalla direzione generale e dai responsabili delle unità operative, per la condivisione delle scelte e delle responsabilità.
Ma almeno sarete stati soddisfatti per l’adozione della nuova pianta organica?
Non siamo certi che i nuovi assunti siano sufficienti a coprire i vuoti d’organico presso i servizi di prossima apertura annunciati di rianimazione di Avola e Lentini e del polo oncologico ad Augusta.
Ma soprattutto ciò che chiediamo è un controllo più efficace per evitare casi di assenteismo o incarichi assegnati al di fuori delle specifiche competenze, o senza tener conto delle graduatorie di mobilità come più volte da me denunciato. Consideriamo grave non colmare le precarie aree di specializzazione con personale medico in possesso di un curriculum altamente qualificato. Le assegnazioni tramite rapporti fiduciari senza l’espletamenti dei concorsi e la scarsa valorizzazione di professionisti di alta affidabilità determina la fuga di dirigenti medici di elevata capacità professionale, con l’inevitabile indebolimento della struttura pubblica a vantaggio di quella privata. Vorremmo presso tutte le unità operative sia assistenziali che amministrative una rotazione quinquennale di tutto il personale di ruolo, e l’eliminazione o la breve durata (sei mesi al massimo) dei rapporti fiduciari per incarichi apicali e di coordinamento, in attesa di concorsi.
Ribadiamo la nostra contrarietà ai piani aziendali che non siano supportati da valutazioni oggettive, e non redatti struttura per struttura: occorre un dialogo con il personale che è sul campo per programmare le linee di indirizzo finalizzato a un giusto e adeguato riordino ospedaliero. Attraverso la lettura dei dati relativi ai flussi migratori dell’utenza su extra regione e provincia e ai tempi delle prenotazioni presso gli ambulatori e i servizi di prevenzione, si devono individuare le criticità, renderle pubbliche e porvi rimedio. Un esempio: in anatomia patologica occorrono mesi per un referto, sebbene l’ASP abbia affidato al privato la lettura dei vetrini, mentre al centro trasfusionale, servizio vitale, sotto organico, si devono verificare le sacche, in tempi veloci, con personale usurato e stressato”.
Tra i problemi segnalati ci sembra che quello delle infezioni ospedaliere sia tra i più gravi e preoccupanti.
“Un fenomeno, in crescita, a nostro avviso sottovalutato. Più volte sono intervenuto denunciando questo aspetto insidioso, devastante, spesso irreversibile, letale. La rilevazione di dati sulla prevenzione, sicuramente, evidenzierebbe deficienze organizzative.
I costi di un paziente infetto, oltre al suo peggioramento clinico, sono davvero alti. Letti, materassi, comodini vecchi da sostituire, corsie scarsamente disinfettate, sanificazione carente, specie negli ambienti dove sosta il paziente pre e post operatorio, filtri degli impianti di aerazione – aspirazione non puliti spesso: questi i problemi. Sono certo necessari forniture medicali e presidi sanitari innovativi ed efficaci ed idonee strutture edilizie igieniche, ma non basta. Occorre istituire percorsi “sporchi e puliti” per trasporto vitto, barellati, rifiuti, salme, etc; creare zone filtro nei pre ingressi presso le U O. di terapie intensive e sale operatorie; l’identificazione del personale accreditato all’accesso nei luoghi a rischio infettivologico; sanzioni disciplinari gravi per la non osservanza.
Spesso il paziente, nel suo tragitto dalla corsia al gruppo operatorio, deve sostare presso corridoi affollati (nessun visitatore, dovrebbe entrare prima degli orari consentiti) in ascensori multi utilizzo: pazienti operati, spazzatura, vitto, biancheria sporca, parenti, utenti, e salme! Il vitto, posto in carrelli inidonei, dalla cucina al padiglione esterno passa attraverso il posteggio, affollato di auto e camion, su una stradina sconnessa.
Più volte abbiamo presentato proposte, come l’acquisto di un montacarichi, all’amministrazione e denunciato sulla stampa situazioni critiche, ma non abbiamo mai ricevuto risposte! E’ anche grave la mancata costituzione dei lavoratori rappresentanti per la sicurezza”.
Una lunga elencazione, si diceva. Nel documento presentato dai Cobas viene posta l’attenzione anche sui servizi di prevenzione igienico sanitario e sulla sicurezza degli ambienti di lavoro inadeguati per un territorio segnato dall’inquinamento industriale, e sui lavori usuranti che caratterizzano il settore dei quali si dovrebbe tener debito conto. E infine alcune considerazioni riguardano la PFE, la ditta con contratto multiservizi che gestisce il personale occupato per le pulizie e servizi ausiliari (trasporto pazienti, igiene ambientale). Secondo Pietro Valenti, i lavoratori inquadrati contrattualmente come addetti alla pulizia, spesso svolgono servizi assistenziali diversi e con contratto part time, ormai da più di venti anni, esercitano ruoli superiori e a basso costo per l’Asp. Conclude Valenti: “Fermo restando che il nostro obiettivo è l’internalizzazione di questi servizi, abbiamo proposto che la Direzione Generale si presti al riconoscimento, la formazione, e all’inquadramento dei lavoratori, nel contratto parasanitario UNEBA, togliendo così un’ambiguità esistente, con chiare illegittimità, a favore di una retribuzione più consona al lavoro svolto certificando una ormai accertata professionalità. Finora abbiamo avuto in risposta solo buone intenzioni, ma non ci bastano”.

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