Sanità ospedaliera, un grande business

IL TACCUINO di Titta Rizza

 

La sanità è il più grande affare del Paese; è un fiume di soldi che scorre senza mai fermarsi. I furbi sono all’erta, perché c’è da fare soldi. A cominciare dal posto dove nasce una struttura sanitaria; specie se questo è un ospedale che deve servire un territorio mediamente vasto qual è quello della nostra provincia.

L’ospedale è una cittadella dove lavorano centinaia di persone che assistono e curano altre centinaia di persone. Quindi va pensato un posto dove confluisce giornalmente una gran folla di persone. Ma necessita altresì che l’ospedale sia posto in un sito facilmente raggiungibile dagli operatori e dall’utenza. Un ospedale ha bisogno quindi di grandi spazi anche se non è un policlinico universitario, aree per diverse migliaia di metri quadri di terreno da adibire, oltre che alla struttura, anche ai parcheggi e perché no, cosa che non sembra essere entrata nel patrimonio culturale degli addetti ai lavori, ad ampie superfici per i degenti che hanno bisogno di poter contare su un giardino o su un boschetto o su un prato per riprendere fiato e socializzare con altri ammalati.

Nella tornata in cui chi scrive faceva parte del consiglio comunale di Siracusa, all’unanimità si votò per la scelta dell’area per la zona della “Pizzuta” che fra l’altro poteva contare su un ampio preesistente insediamento ospedaliero, il vecchio ed oggi abolito manicomio. L’area della “Pizzuta” era facilmente raggiungibile da ogni parte della città – che si espandeva verso nord – e quel che maggiormente rilevava è l’autostrada, allora soltanto progettata, che avrebbe consentito un facile accesso da parte degli abitanti della provincia.

Oggi questi parametri non contano più e la commissione urbanistica del comune ha individuato due nuove aree da far diventare zona ospedaliera: Plaia e Tremilia. Chi scrive fa scommessa uno contro cento che la scelta ricadrà su “Tremilia”, che oggi come oggi sul Piano Regolatore è prevista zona non edificabile. Ma, guarda caso, “Tremilia” è la zona dove qualche mese fa venne presentato un progetto per la costruzione di seicento ville, progetto che è caduto per la giusta presa di posizione della Sovrintendenza.

Oggi sembra che la maggioranza dei consiglieri comunali, fatta da persone che più che essere vicine al PD lo sono all’attuale sindaco e al gruppo che gli sta alle spalle, vuole superare l’ostacolo con l’opera pubblica: ma chi oserebbe opporsi alla costruzione di un nuovo ospedale? I fautori della scelta di Tremilia diranno di un disgraziato proprietario dell’area che, poveretto, dovrà subire una espropriazione per pubblica utilità. Ma taceranno su due circostanze: oggi, per legge e per costante giurisprudenza della Corte Costituzionale, un terreno espropriato va pagato a prezzi di mercato. La seconda circostanza è che non i consiglieri comunali vicino al sindaco, ma gli urbanisti imporranno che attorno all’ospedale debba essere prevista una grande area edificabile.

Gli urbanisti, tutti assunti e pagati dal Comune, diranno a coro che attorno a una così grande struttura debbono sorgere le case per infermieri e medici che operano nell’ospedale e che poi ci vogliono i servizi, quantomeno bar, pizzerie, ristoranti e alberghi. Non porranno nemmeno il problema della accessibilità del sito ospedaliero: chiuderanno gli occhi sul fatto che oggi Tremilia è lontana dall’autostrada, ma che è raggiungibile soltanto con due strade comunali, l’una più stretta dell’altra. E il gioco è fatto.

Chi accetta scommesse uno contro cento? A chi gioca un euro gliene andranno cento; un’occasione da non perdere. 

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