Solo gli uffici amministrativi resteranno nella sede di corso Gelone. Raddoppio della guardia medica. I due anni di lavoro del direttore generale Brugaletta
La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016
Cosa si possa produrre in ventiquattro mesi di giornate protratte fino a tarda notte, in ogni angolo della provincia siracusana, non è possibile dire se non in una pubblicazione apposita. Cambiare il volto decrepito di una provincia immobile i cui standard di sicurezza e qualità in sanità non erano un risultato a portata di mano, modificare e adeguare intere realtà ospedaliere (Augusta, Lentini, Pachino, Noto, Siracusa) è impresa da titani, soprattutto in epoche in cui si taglia sulla sanità. Recuperare fondi e investire, di questi tempi, presuppone capacità non comuni.
Alcuni obiettivi centrati dal direttore generale Brugaletta non possono essere colti se non da tecnici qualificati: si parla di bilanci in pareggio, di messa in sicurezza di vecchie strutture, di locali in affitto dismessi, di valorizzazione dei patrimoni immobiliari esistenti, di gare d’appalto regolari.
Molte realtà sanitarie pubbliche del siracusano avevano risorse economiche insufficienti, il personale sottodimensionato. Direi che qualcuno, in passato, aveva puntato sulla sanità privata, mortificando quella pubblica. Certo è che si spendeva da noi, in sanità pubblica, quasi il 20% in meno rispetto ad altre province.
Non credo sia stato facile, sotto la scure dei tagli lineari alla sanità e in regime di piano di rientro con i budget in calo, trovare fondi per assumere personale, acquistare attrezzature, ammodernare. A meno di saper fare analisi corrette ed economie accurate, saper ispirare fiducia al decisore politico, saper aggregare forze politiche, sindacali, professionali per portare fondi a questa provincia. Non possiamo tacere che abbiamo, finalmente, una Radioterapia a Siracusa, con équipe assunte e formate direttamente dalla sede di Catania. Abbiamo, finalmente, una Tomografia a Emissione di Positroni (PET). Curare un tumore a casa propria, senza far le valige e partire, comincia a diventare più facile.
Altri risultati presto saranno evidenti. Come si fa da millenni in agricoltura, i terreni sono stati preparati e i semi stanno per germogliare. Le cittadelle della salute, per esempio. Augusta e Lentini hanno già le loro.
Quello che sarebbe stato normale ovunque comincia a realizzarsi: dare dignità ai sanitari, facendoli esercitare in ambienti adeguati per igiene e funzionalità, sicurezza e accessibilità. Concedere la possibilità agli utenti di parcheggiare nell’immediata vicinanza degli ambulatori. Un modo di rispettare gli utenti ma, anche, restituire a molti medici e ammalati il piacere di uscire dal degrado di strutture fatiscenti, sporche, inadeguate, disperse nel tessuto urbano di una città cresciuta in fretta, senza nessun criterio urbanistico. Sembra che nessuno abbia mai visto, negli anni precedenti, che queste erano esigenze primarie, non velleità.
Il processo di trasferimento è già iniziato. Presto cesserà il disagio per medici e pazienti, tutte le attività di diagnosi e cura specialistiche si trasferiranno all’Ospedale Rizza, niente più peregrinazioni in zone senza parcheggi. Tutto a portata di malato, nello stesso luogo. Solo gli uffici amministrativi resteranno in Corso Gelone: era ora! Raddoppio della guardia medica con la creazione di una postazione in piena Marina, a disposizione di tutta Ortigia. Una sicurezza per residenti e turisti! Codici bianchi gestiti rapidamente da medici del territorio, direttamente e a dieci metri dal Pronto Soccorso, tempi di attesa per i cittadini in riduzione per gli altri codici. Assistenza dedicata alle vittime di violenza, con l’istituzione del codice rosa.
Più di qualcosa si è mosso nella direzione giusta. Dopo tante difficoltà nel recente passato, sono state reperite le cifre ed effettuati gli acquisti di apparecchiature necessarie alla diagnostica fuori degli ospedali.
Non è stato facile passare da un clima nerissimo sui centri trasfusionali all’accreditamento, secondo i più recenti parametri di qualità e sicurezza stabiliti dalla regione.
Concluso il breve e intenso colloquio, molte domande rimangono da fare. Non potrei dire d’aver cambiato opinione rispetto a quanto ho sempre scritto: ritengo che ci sia ancora molto da fare per soddisfare i bisogni di salute, soprattutto nel territorio, fuori dagli ospedali. Il bello è che anche il Direttore Generale la pensa come me, sa perfettamente che c’è tanto da lavorare. Tutti gli operatori sanitari aspettano con ansia di poter avere una guida di questa capacità. Sono certo che qualcosa d’importante accadrà nel campo delle cure primarie.
Consapevole fin dall’inizio di avere il dovere di testimoniare sulle sue qualità, rivolgo al dottor Brugaletta una domanda tendenziosa: “Quante teste sono state tagliate per le responsabilità precedenti di aver lasciato nel degrado molte delle attività sanitarie siracusane?” La risposta mi conferma di avere a che fare con un extraterrestre: “Pressoché nessuna! Sono riuscito a creare dinamiche positive trascinando con me e dalla mia parte tutti gli operatori che lavoravano dentro ambienti che non potevano definirsi adeguati alle necessità e allo stato dell’evoluzione scientifica. Sono stati validi alleati nel cambiamento.”
Una simpatica abilità del dottor Salvatore Brugaletta è di saper congegnare le valanghe. Una volta che la neve si muove, non può che venir giù. Mi chiedo, però, se conosca bene il tipo di neve che abbiamo dalle nostre parti, sono curioso di vedere come cambieranno certe teste.
A questo punto non mi resta che uscire scornato da questo incontro. Avrei sperato nel taglio del 50% della malerba così… quasi per avere un premio di consolazione per aver lavorato male e in conflitto durante gran parte del mio percorso professionale.
Ho provato l’ultimo asso nella manica. Ho scoperto, da tanto tempo, che se vuoi far perdere le staffe a un primario devi dirgli che le sue qualità e il suo valore si giudicano dallo stato dei bagni del suo reparto. Funziona quasi sempre! Anche qui rimango fregato! Il Direttore Generale mi risponde di aver già avviato le modifiche in alcune importanti divisioni: bagni in camera per gli ammalati in reparti storici del nostro stagionatissimo nosocomio cittadino.
Non resta che arrendermi. Troppo facile la tentazione per tutti i cittadini, e anche per me, di attribuire al direttore generale quello che quotidianamente non va bene e che sopportano da una sanità che ha perso il volto rassicurante che dovrebbe sempre aver avuto. E’cambiato il condottiero ma l’esercito e i generali sono sempre gli stessi. Sapranno mettersi in discussione?

Commenti recenti