Di medicina alternativa si può morire. Il caso di Torino

Nella città piemontese una dottoressa, medico di famiglia e omeopata, accusata di omicidio colposo per aver curato un melanoma con il metodo Hamer. Tempo fa tre casi consimili nel Siracusano

 

La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016

Riprendo la notizia del 22 Aprile 2016 pubblicata da Adn Kronos Salute. L’Ordine dei medici di Torino si costituisce parte civile contro una dottoressa, medico di famiglia e omeopata per aver curato una donna di 53 anni, morta a causa di un melanoma, con rimedi ispirati alla nuova medicina tedesca di Hamer. Sul caso la procura del capoluogo piemontese ha avviato un’inchiesta. Lo stesso Ordine, appena appresi i fatti, ha aperto una procedura disciplinare contro la mia collega.

Voglio qui risparmiare ai lettori la descrizione di questa Nuova Medicina Tedesca di Hamer, così assurda, ascientifica e pericolosa che lo stesso inventore, sfuggito all’arresto per un pelo, si è dovuto sottrarre alla giustizia tedesca espatriando. Mescolando una serie di bestialità scientifiche (dovute al fatto che è più facile inventare teorie che studiare biologia, fisiologia e patologia) il metodo comprende un approccio psicologico alle malattie tumorali e comporta una severa avversione a tutte le forme di chemioterapia. Le cure chemioterapiche vengono non solo criticate ma vietate agli ammalati che si affidano a questa forma di truffa intellettuale e sanitaria.

La dottoressa è accusata di omicidio colposo per aver impedito alla paziente l’iter diagnostico e terapeutico che sarebbe stato necessario “sulla base delle più elementari scienze mediche” (secondo la perizia di medicina legale della procura) e di soppressione di atto pubblico per la sparizione della cartella clinica.

Il processo è previsto per l’estate. L’Ordine chiederà anche un risarcimento per il danno al decoro della professione. “La dottoressa, praticando e diffondendo la nuova medicina di Hamer, ha screditato l’immagine della professione con un ulteriore danno, oltre a quello, gravissimo, recato alla paziente che è stata sottratta alle cure della medicina ufficiale e a trattamenti di riconosciuta efficacia”, spiega l’Ordine.

L’Ordine interviene anche sulla ‘terapia’ applicata. “Le medicine non convenzionali – spiega il presidente dell’Ordine, Guido Giustetto – sono complementari, non sostitutive, della medicina ufficiale: come stabilisce con chiarezza l’articolo quindici del Codice di deontologia medica, il medico può farvi ricorso ‘nel rispetto del decoro e della dignità della professione'”.

Inoltre, e questo è l’aspetto centrale della questione, “il medico non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia”. Ha, dunque, l’obbligo di capire tempestivamente quando sia il caso di interrompere i metodi non convenzionali, eventualmente adottati, e di ricorrere tempestivamente agli strumenti della medicina ufficiale, in modo da garantire al paziente le più idonee condizioni di sicurezza ed efficacia della cura. Inutile precisare che un medico non ha terapie segrete e non può utilizzare mezzi diagnostici o terapeutici che non abbiano fondati presupposti scientifici e validazione internazionale.

Qual è l’importanza di quest’articolo? Semplice! L’Ordine dei Medici persegue e scaccia quel medico che professa una medicina alternativa a quella ufficiale, affermando che una sola è la scienza riconosciuta e si sente parte offesa insieme ai parenti della deceduta. Così tutela i medici che quotidianamente sacrificano il loro tempo a studiare e a confrontarsi con il mondo intero, affinché non ci sia nessuno che debba rinunciare al meglio delle cure disponibili. Implicitamente si precisa che la medicina non convenzionale deve cedere il passo a quella ufficiale quando il problema si fa serio.

Dove sta allora il cuore del problema? Ancora una volta, semplice! Non ricordo che questa sia una prassi comune, anzi fa notizia il fatto che l’Ordine abbia aggravato la posizione della sua iscritta! Male, malissimo! Dovrebbe essere la norma cacciare i mercanti dal Tempio, senza sconti e pacche sulle spalle!

Per non andare lontano, di tre casi clamorosi avvenuti nella mia provincia negli ultimi quaranta anni (uno, persino, finito in tv) non ricordo episodi sanzionatori di questo genere e i colleghi coinvolti esercitano regolarmente. Non voglio essere maligno, forse la sanzione o la sospensione dall’esercizio della professione sono state così discrete e rispettose della privacy dei rei che nessuno si è accorto di niente, nemmeno i colpevoli.

Meglio non commentare oltre.

 

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