Le prestazioni sanitarie pubbliche, già ad alto costo, diventano irraggiungibili per le liste d’attesa e ciò favorisce le strutture private. Il superticket è una tassa sulla salute
La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016
Non v’è dubbio che certe notizie siano più disponibili per chi sta in prima linea a rispondere ai bisogni di salute alle persone. Ho segnalato più volte, da medico di famiglia, che per i morsi della crisi molti cittadini siciliani rinunciano alle cure perché non se le possono permettere.
Inoltre, ed è più grave, quando le necessità di salute diventano impellenti, proprio perché trascurate da troppo tempo, il costo delle cure raddoppia. L’opportunità delle prestazioni pubbliche, già ad alto costo in sé, diventa, infatti, irraggiungibile per le liste d’attesa. Ecco che aspettano pronte le fauci del privato, con le sue tariffe, prossime o di poco superiori a quelle pubbliche, che azzerano ogni attesa. Fenomeno moralmente inaccettabile quando il privato lavora da dipendente anche nella medicina pubblica.
A riprova delle mie anticipazioni ecco che il 20 aprile 2016 Adn Kronos salute pubblica: “Ben 2.857,4 milioni di euro di ticket sanitari pagati nel 2015 dagli italiani, tra compartecipazione alla spesa farmaceutica, specialistica ambulatoriale, pronto soccorso e altre prestazioni. Il dato arriva dal Rapporto di coordinamento della finanza pubblica, realizzato dalla Corte dei conti e pubblicato a marzo.
“E’ evidente che ai cittadini si chiede di sopperire di tasca propria – commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva – al costante definanziamento del SSN e dei sistemi regionali e che ritroviamo anche nel Documento di economia e Finanza 2016″. “Il superticket è una tassa sulla salute. E’ necessario intervenire con urgenza per eliminarlo, e per questo da maggio daremo vita a una raccolta di firme in tutta Italia per chiederne l’abolizione”, annuncia.
In generale, la spesa sostenuta privatamente dai cittadini per prestazioni sanitarie in Italia è al di sopra della media Ocse: 3,2% a fronte del 2,8%.
Un cittadino su quattro, fra gli oltre ventisei mila che si sono rivolti al Tribunale dei Diritti del malato nel 2015, lamenta difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per liste di attesa (oltre il 58%) e per ticket (31%). In particolare sono i residenti in Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Sicilia, P.A. Trento e Bolzano e Veneto a segnalare di attendere troppo per visite ed esami.
Per motivi economici, liste di attesa e ticket rinunciano alle cure il 7,2% dei residenti: il 5,1%, ovvero circa 2,7 milioni di persone, l’ha fatto per motivi economici, la seconda causa sono le liste d’attesa. Nelle Regioni del Sud si riscontra la maggior quota di rinunce, 11,2% rispetto al 7,4% dei residenti al Centro e il 4,1% al Nord.

Commenti recenti