“Preferirei morire piuttosto che rifare quel viaggio sul barcone”

Storia di dolore e sofferenza, ma anche di riscatto, raccontata ai giovani del Corbino e del Gargallo da Remon Karam (cristiano copto). “Stipati sul natante siamo stati centosessanta lunghissime ore”

 

La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016

Timido ma sempre sorridente dietro gli occhiali che contornano il suo viso. Remon Karam ha stupito ed entusiasmato i giovani studenti dei due licei Corbino e Gargallo che lo hanno incontrato qualche giorno fa a Siracusa. Una lunga fila di allievi pronti a chiedere una foto, un autografo, la dedica del libro o più semplicemente una stretta di mano. L’incontro, dedicato al libro di Francesca Barra“Il Mare nasconde le stelle” ed. Garzanti, è stato aperto dalla Dirigente scolastica Lilli Fronte e moderato dalla professoressa Cassandra Carriglio ed ha visto protagonisti gli insegnanti e gli studenti che hanno accolto con grande sensibilità e partecipazione le parole di Remon.

Molte le domande da parte degli alunni e molto belli i brani suonati e cantati dal vivo da alcuni dei bravissimi ragazzi del liceo. E poi la mamma affidataria, Marilena Turco, che accompagna Remon in tutti i suoi spostamenti per permettergli di raccontare una storia forte, coraggiosa: quella di un ragazzo di 13 anni che abbandona il proprio paese ed affronta il viaggio della speranza sul barcone della disperazione senza avvisare i genitori che di certo non glielo avrebbero consentito. «Mi chiamo Remon. Sono un cristiano copto. Avevo quattordici anni quando sono arrivato in Italia a bordo di un barcone dall’Egitto. Da solo. Il mio viaggio in mare è iniziato il 6 luglio 2013, è durato centosessanta ore. E preferirei morire pur di non dover più compiere quel viaggio». Un viaggio di dolore e sofferenza, accompagnato però dalle stelle, perché ognuno di noi ne ha una da guardare, quella che ci protegge, quella che ci fa sperare che andrà meglio e che la nostra vita non è segnata per forza da un destino di dolore e sofferenza e ci fa alzare gli occhi verso un cielo di sogni e speranze.

Arriva Remon nella nostra terra dove sogna di studiare, divenire magari ingegnere. Sì studiare, perché è tramite la cultura e lo studio che l’uomo si affranca e si eleva verso mete più alte. Questo Remon lo sa da sempre e nell’istruzione vede la possibilità di migliorare il suo futuro e quello degli altri. Nonostante la privazione delle libertà che quotidianamente Remon ha dovuto subire perché cristiano copto, nel cuore ha l’Egitto, la sua terra, la sua casa e lì sono le sue origini, dove ha lasciato i suoi genitori ed il fratellino.

Remon oggi ha 17 anni ed è davvero uno di noi: parla quasi perfettamente l’italiano e conosce pure qualche parola siciliana, riceve l’affetto di amici, l’appoggio di insegnanti che credono in lui. Racconta che qualche offesa sull’essere un migrante l’ascolta ancor oggi. Ma in fondo, spiega, non tutti sono in grado di liberarsi dei propri preconcetti o della naturale diffidenza. Ma chi lo fa vive da uomo libero.

 

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