Diritto di replica. Il presidente di Natura Sicula: “Non è vero che non presenta rischi per la salute, ha un’alta concentrazione di acido palmitico”
La Civetta di Minerva, 18 marzo 2016
Caro direttore, in merito all’articolo “L’olio di palma alle persone sane non fa male. Solo gli obesi e i malati di cuore devono stare attenti a non esagerare”, pubblicato nell’ultimo numero della Civetta a firma del dottor Dino Artale, desidero fare delle precisazioni.
Fino al secolo scorso lo usavano per lubrificare i motori. Adesso ce lo fanno ingerire inconsapevolmente. Come? Usandolo nel settore alimentare industriale e artigianale. Lo troviamo in biscotti, merendine, crackers, fette biscottate, panettoni, nutella e molto altro ancora, anche delle marche più rinomate (Mulino bianco, Ferrero, Galbusera, Pavesi, Motta, Doria, Buitoni, Saiwa, ecc.). La rosticceria sotto casa frigge in olio di palma, la pasticceria dietro l’angolo lo mette nei biscotti al burro e in molti altri prodotti. Difficile quindi, ma non impossibile, trovare prodotti senza olio di palma. La stima di 12 grammi di palma al giorno presenti nel piatto degli italiani (dato fornito dalle stesse aziende) è inquietante. Per un ragazzo arrivare al limite non è difficile, basta mangiare a colazione 5 biscotti tipo Molinetti Mulino Bianco Barilla (ognuno contiene circa 2.5 g di palma e 0,4 g di burro).
Tra tutti gli oli di semi in commercio (soia, mais, girasole, arachide, ecc.), quello di palma (o di palmisto, se deriva dai semi piuttosto che dalla polpa) è qualitativamente il peggiore. Infatti, oltre a fare malissimo all’ambiente (per coltivarlo stanno distruggendo i polmoni della terra, le foreste, soprattutto in Indocina e Malesia), è nocivo alla salute dell’uomo. L’altissima presenza di acidi grassi saturi fa schizzare in alto il livello di colesterolo cattivo ed espone a malattie cardiovascolari. Una vera e propria porcheria! Un problema che riguarda tutti, da affrontare prima che sia troppo tardi. Prima che si venga a creare una generazione di persone a rischio infarto già a 30 anni. Questa assunzione inconsapevole non risparmia nemmeno i neonati: l’olio di palma è contenuto anche nei biscotti e nel latte in polvere delle marche più note.
A chi persegue solo la logica del profitto, poco importa se l’ambiente e la salute vengono minati. L’importante è far aumentare i consumi. Solo dieci anni fa era stato previsto che nel 2025 ci sarebbe stato un commercio mondiale di 25 milioni di tonnellate di olio di palma; nel 2014 siamo già arrivati a 60 milioni di tonnellate. Anche l’Italia è pienamente coinvolta. Siamo passati dalle 157 mila tonnellate del 1991 a un milione e 600 mila tonnellate del 2014, pari a circa 25 kg ad abitante. Neanche fosse olio extra vergine d’oliva!
Ma se è così dannoso, perché si ostinano a propinarcelo? La coltivazione della palma è molto redditizia perché consente di ottenere 3 tonnellate di olio per ettaro, 5 volte di più della quantità ottenibile dalla coltivazione del girasole e 7 di quella della coltivazione della soia. Di conseguenza, l’olio costa poco. In più, allunga il periodo di conservazione degli alimenti; l’olio stesso si conserva più a lungo; usato per friggere, può essere cambiato meno frequentemente. Insomma la forbice del profitto si allarga. Il problema è che quando sostituisce il burro, bisogna usarne di più, infatti nell’ordine degli ingredienti l’olio di palma è quasi sempre il secondo.
Dal 13 dicembre 2014 è entrata in vigore una legge europea (L. 1169/2011) che ha imposto di indicare, in luogo della dicitura generica “oli e grassi vegetali”, il tipo di olio usato: palma, cocco, soia, girasole, ecc.. Da allora i produttori alimentari, non potendo più camuffare l’olio tropicale sotto la definizione generica, sono dovuti uscire allo scoperto.
Natura Sicula dice “no” all’olio di palma per motivi etici, ambientali e di salute. Le aziende possono sostituirlo con qualsiasi altro olio vegetale non idrogenato o burro.
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Dal 28 febbraio 2016 la RAI sta mandando in onda una pubblicità ingannevole a favore dell’olio di palma, con affermazioni false e fuorvianti. Non è vero, come dice lo spot, che l’olio di palma aiuta a rispettare la natura. Nel 2007 lo United Nations Environment Programme (UNEP) l’ha definito la causa principale di distruzione delle foreste pluviali di Malesia e Indonesia. L’equivalente di 300 campi da calcio di foresta pluviale viene distrutto ogni ora per lasciare spazio alle piantagioni, con danni inimmaginabili per la biodiversità vegetale e animale: oltre 1.500 specie di uccelli a rischio estinzione, morte di specie animali come le tigri di Sumatra, il rinoceronte di Giava, elefanti e orango.
Peraltro le coltivazioni non costringono solo a tagliare la foresta, ma anche a bruciarla, per creare i terreni agrari, il che comporta una notevole emissione di gas serra. L’Indonesia è diventato il terzo paese al mondo per emissione di gas serra, dopo Cina e Stati Uniti, che sono paesi industrializzati. Continuando così, entro il 2020 le foreste indonesiane (tra le maggiori al mondo assieme a quelle dell’Amazzonia e del bacino del Congo) saranno definitivamente distrutte.
Spot ingannevole anche perché non è vero che l’olio di palma non presenta rischi per la salute visto che possiede una concentrazione molto alta di acido palmitico a cui l’Organizzazione mondiale della sanità attribuisce un aumento del rischio di malattie cardiovascolari. I problemi della salute sono stati evidenziati anche dall’Istituto Superiore di Sanità che in un documento del 26 febbraio 2016 indica un eccesso di assunzione di acidi grassi saturi nei bambini (+49%) dovuto in misura rilevante all’uso generalizzato dell’olio di palma. Stiamo parlando di grassi aterogeni che devono essere assunti in quantità il più possibile ridotta.
Nello spot è falsa anche l’affermazione che le coltivazioni sono sostenibili: i controllori sono pagati dai controllati.
Per queste ragioni Natura Sicula è contro l’olio di palma e aderisce alla petizione della testata giornalistica online “Il Fatto alimentare”, invitando tutti i cittadini responsabili a firmarla. Per cercare la petizione digitate in un qualsiasi motore di ricerca le parole «petizione olio di palma». Più di 169.000 consumatori responsabili hanno già firmato.
I 35 destinatari della petizione sono: Carrefour, Ministero della Salute, Lidl, Conad, Ikea, Iper, LdMarket, SuperSigma, Pam, MdDiscount, Selex, PennyMarket, Sma, Esselunga, Unes, Coop, Billa, Eurospin, Il Gigante, NaturaSì, Unilever, Ministero dello sviluppo economico, Ministero delle politiche agricole, Barilla, Bauli, Bistefani – Colussi, Galbusera, Kellogg’s, La Doria, Vicenzi, Nestlé, Gruppo Mondelez, Heinz Plasmon, Auchan, Lombardini.
Tra i destinatari della petizione, la Colussi e la Plasmon hanno eliminato l’olio di palma da tutti i loro biscotti, mentre Mulino Bianco ha sostituito l’olio di palma con quello di girasole nei biscotti “Chicchi di cioccolato” e “Fiori di latte”. Salgono a una trentina i biscotti senza olio di palma.

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