Obama a Putin sulla Siria: “Lasciamo stare, neh!”

Com’è noto, giorno 23 febbraio Stati Uniti e Russia hanno raggiunto un accordo per la cessazione delle ostilità in Siria, a partire dal successivo sabato 27 febbraio. Sarà che ho il cervello in panne, ma queste dichiarazioni fatte pubblicamente dai ministri di Obama e di Putin sembrano più che altro scherzi di cattivo gusto. Innanzi tutto, i due non sono (non avrebbero dovuto essere) in lotta e dichiarano di “cessare le ostilità” all’interno di un Paese, la Siria, appunto, che trova contrapposti circa cinquanta gruppi diversi l’uno contro l’altro armati.

La guerra ha provocato milioni di morti, rifugiati, feriti; ha visto distruggere opere d’arte di inestimabile valore, rase al suolo città, sterminate intere famiglie, quasi un intero popolo e, dopo cinque (cinque, si noti bene) anni i due detentori delle valigette con i bottoni dichiaravano che “fra qualche giorno” ovvero “da sabato” cesseranno le ostilità. Ma siamo scemi? 

La storia sembra riportabile anche in quest’altra maniera: i miei vicini di casa litigano come disgraziati, coinvolgendo cugini, zii, nonni, generi e nuore da un sacco di tempo. Rompono piatti, porte, finestre; volano parole grosse, distruggono anche i citofoni del palazzo. Dopo qualche anno di ordinaria follia di questo tipo, io e un altro condomino stabiliamo, improvvisamente, che “da sabato i nostri vicini cesseranno le ostilità”. Intanto mi viene da ridere al solo pensiero che io e il vicino possiamo uscircene così: la situazione è paradossale, perché in definitiva sarebbe il riconoscimento della nostra ingerenza nel conflitto e, addirittura, della nostra oggettiva responsabilità quantomeno sulla durata del conflitto stesso.

Obama e Putin, quando si sono vantati di dichiarazioni di questo tipo, avrebbero dovuto riflettere su almeno tre circostanze. La prima è quella che accennavo sopra: la dichiarazione è una malcelata confessione della loro ingerenza e delle loro gravissime responsabilità su tutto quanto è accaduto ad oggi in Siria e soprattutto sulla durata del conflitto. La seconda è che fa ridere davvero che due litiganti concordino per smettere di litigare “da sabato”. Ma che è? Cioè, fino a sabato continuiamo ad ammazzarci come animali, continuiamo a fare stragi, distruggere, uccidere. Però sabato smettiamo. Non ci posso credere… non posso credere che uomini così potenti somiglino tanto a Pippo, quello che non lo sa che quando passa ride tutta la città!

La terza nasce dalla mia diffidenza. Gli effetti dei conflitti in Siria sono stati devastanti: il Paese è distrutto, le città ridotte a cumuli di macerie, la popolazione è stremata; le conseguenze del conflitto in Siria si sono propagati a tutta l’Europa. Si badi bene: non alla Russia o agli Stati Uniti, ma all’Europa, che si è vista invadere da centinaia di migliaia di poveri uomini, donne e bambini costretti ad abbandonare le loro case. L’Europa ha pagato e sta pagando un prezzo altissimo per il conflitto in Siria, perché indubbiamente non può rifiutarsi di accogliere essere umani in pericolo ma tuttavia l’accoglienza ha un costo, sostenuto per intero dall’Europa appunto.

L’Europa, dunque, ad oggi si è impoverita per far fronte alla guerra in Siria e, guarda caso, nel momento in cui alcuni Paesi dell’Unione cominciano a tirare su i muri e chiudere i rubinetti dell’ospitalità, i signori Putin e Obama… cessano le ostilità, si guardano in faccia e sussurrano “lasciamo stare, va. Più di così non possiamo ottenere”.

Sul punto ho la mia opinione: spero che anche voi ne abbiate una.

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