A Priolo, secondo la metodologia Delacato. Con opportune stimolazioni si possono modificare le attività delle mappe neuronali, organizzando l’entrata degli stimoli ambientali e consentire di adattare comportamenti funzionali alla convivenza sociale
In una sala gremita di insegnanti, educatori, formatori e genitori, si è tenuto il 5 marzo 2016 presso il Centro Diurno a Priolo, il 1° Convegno in Sicilia sull’Autismo e DSA attraverso la modalità di intervento secondo la metodologia Delacato. Tanta presenza di pubblico ha voluto significare che tra gli addetti ai lavori vi è la necessità di informarsi sempre più e cercare la panacea a problemi che sono presenti, ahimè, a scuola e non solo, in maniera sempre maggiore e che si vogliono trovare soluzioni per rendere più significativa la vita a soggetti definiti diversamente abili.
A relazionare, dopo il saluto del sindaco Antonello Rizza, è stato il dott. Antonio Parisi, neurologo e presidente del Centro Studi Delacato, sui disturbi del comportamento in età pediatrica. Il metodo Delacato nasce negli Stati Uniti negli anni ’70 del secolo scorso per intuizione del dott. Carl Henry Delacato. Lo scienziato americano ha tradotto in chiave neurologica la causa dello spettro autistico, individuando una disorganizzazione del sistema nervoso centrale e proponendo per la cura una terapia neuroriabilitativa senso-percettiva.
Il metodo Delacato basa i suoi studi sull’organizzazione neurologica perché, spiega il dott Parisi, c’è un collegamento neurofisiologico tra le dispercezioni ed il disturbo autistico. L’ambiente è ritenuto fondamentale per la formazione delle mappe neuronali, nelle quali si conservano le informazioni che dettano il comportamento di ogni singolo bambino. Queste mappe neuronali possono subire delle lesioni e deformare l’entrata degli input sensoriali, tanto da essere distinti in ipo, cioè entrata deficitaria di informazioni, ed iper, entrata indiscriminata di informazioni.
Con opportune stimolazioni si possono modificare le attività delle mappe neuronali, organizzando l’entrata degli stimoli ambientali e consentire di adattare comportamenti funzionali alla convivenza sociale; ma per ottenere ciò è necessario che i neuroni comunichino tra loro e questa comunicazione deve essere favorita dall’ambiente.
Le cause delle disfunzioni sono da ricercare in vari periodi della vita, ma stimolando gli organi di senso con date tecniche, le aree della corteccia si possono riorganizzare e avviare il soggetto trattato alla conduzione di una propria autonomia e di una vita normale.
E’ seguito l’intervento della dott.ssa Anna Lisa Buonomo, direttore scientifico del Centro Studi Delacato, la quale sostiene che sia il comportamento che l’apprendimento sono il risultato di fattori di natura biologica e ambientale i quali, coordinati tra loro, danno un unico apprendimento funzionale. Fondamentale è riconoscere in tempo, già a tre anni, e non a sette come previsto, il disturbo dell’apprendimento in modo da applicare la giusta metodologia ed intervenire precocemente con opportune strategie.
A chiudere i lavori sono stati il dott Massimiliano Salomone della cooperativa “L’albero” onlus e la dott.ssa Isabella Migliore, psicologa e psicoterapeuta. L’evento è stato seguito dai partecipanti con molto interesse e partecipazione, segno di una volontà a capire in fondo i problemi, ma soprattutto per un agire professionale degno di una formazione continua e crescente.

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