La sanità è di destra o di sinistra? Esempio forte il ministro Lorenzin

Da Forza Italia al governo Letta, riconfermata da Matteo Renzi, come fu che la titolare del dicastero intimò ai medici di base di non prescrivere Tac e risonanze magnetiche, pena pagarle loro

 

Alla luce dei fatti devo aver ragionato sempre male in tutto. Non ho mai creduto che la destra potesse volere un servizio sanitario esteso a tutti e che assicurasse pari diritti di salute.

La destra italiana ha sempre trafficato con assicurazioni private, predicato che chi paga deve essere trattato diversamente, favorito le strutture private su quelle pubbliche. Insomma per la destra le persone non sono tutte uguali né nei diritti né nei doveri. Al massimo si accetta una sanità di beneficenza in cui si elargisce ai poveri per concessione, giammai per valori sociali.

Tutte le meraviglie della sanità pubblica ce le portò il centrosinistra, una realtà impensabile prima di allora. Non avevamo, però, fatto i conti con i miracoli della politica contemporanea. Il Partito Democratico, diretto erede di quell’antico centrosinistra, ha ingoiato qualcosa di pesante, quasi un masso, un massone (si può usare questo accrescitivo?), che l’ha trasformato in un mostro policefalo che ragiona con cento anime diverse ed è la prova vivente che destra o sinistra sono parole vuote.

Sostanzialmente si cerca di spacciare questo rivoluzionario concetto per cui rosso e nero sono la stessa cosa, le idealità politiche sono un ostacolo alla comprensione della realtà e al governo dello Stato. Insomma tutto fa brodo. Prova vivente di queste nuove idealità è il ministro della salute (minuscola) Lorenzin. Non voglio dire che abbia ragione chi afferma che una diplomata possa passare dalle animate sedute di un consiglio comunale prima di Anzio e poi di Roma alle più importanti responsabilità di governo della sanità. Certo non posso comprendere come si sia innamorata delle purissime idealità di un partito di filosofi come era Forza Italia, come possa aver stregato Berlusconi, specchiatissimo galantuomo con un’altissima considerazione della dignità delle donne, che su di lei punta tutte le sue energie e le affida cariche cruciali nel partito, fino a nominarla coordinatore nazionale di Forza Italia – Giovani per la Libertà. Da qui alla nomina di ministro della salute in un governo di coalizione (Letta), candidata espressa proprio dalla destra che la impone come propria rappresentante. Caduto il governo, viene riconfermata nel suo ministero dal PD di Renzi, una coalizione spacciata come di centrosinistra che valorizza e si tiene come rappresentante un ministro della destra. Un volto per tutte le commedie.

Di fatto l’opera congiunta della crisi e delle scelte politiche di questo governo sta scarnificando quello che resta della sanità pubblica. Un decreto assurdo pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha imposto ai medici di mettere la faccia e la firma dietro il diniego ai cittadini di prestazioni di laboratorio e di esami diagnostici come TAC e Risonanze Magnetiche, 203 prestazioni negate. C’è del diabolico nel trasformare i difensori della salute della persona in esecutori di una volontà politica che va nella direzione opposta agli interessi degli ammalati. Se la medicina di famiglia mostrasse delle reticenze nel mettere in pratica le norme o obbedisse alla propria coscienza di medico della persona, si provvede ad addebitare il costo delle prestazioni, non appropriatamente elargite, proprio a chi le ha prescritte.

La perversione sta anche nell’ignorare che la quasi totalità dei medici specialisti o ospedalieri e universitari non solo sconosce le leggi e le regole dell’essere appropriati ma ignora e non rispetta tutte le norme che in questi anni sono state emanate in questo senso. Non si usa il ricettario rosso, si continuano a prescrivere farmaci di marca e non gli equivalenti, si bombarda la medicina di famiglia con accertamenti di alta complessità e costo, si consegnano lunghissime liste prestampate di esami, spesso inutili, agli ammalati con l’affermazione offensiva: “Se li faccia prescrivere dal medico della mutua”, quasi questi fosse il segretario personale.

Poiché la politica ha sempre rinunciato a far rispettare le leggi negli ambiti specialistici e non riesce a controllarne l’attività, è sembrato più conveniente ignorare il livello delle acque che si accumulano per agire sul tappo della vasca: la prescrizione mutualistica affidata alla medicina di famiglia, ultimo passaggio per usufruire del sistema sanitario. Buona parte delle prescrizioni di un medico di famiglia altro non è che la trascrizione di accertamenti e cure prescritti da altri.

Saranno quindi i medici di famiglia a mettere la faccia sui dinieghi dovuti all’ultimo decreto Lorenzin. Conflittualità continua, file chilometriche, spese nuove per le famiglie imposte attraverso chi dovrebbe risolvere e non complicare i percorsi di salute dei cittadini.

Questa strana politica del governo Renzi ha ignorato il primo sciopero di tutti i medici compatti per contrastare questo modo di tagliare la sanità e se ne frega del secondo sciopero preannunciato per marzo. Sembra quasi che sappia dove andare e che ci voglia andare senza i medici e senza i cittadini. Il massimo della democrazia e della trasparenza.

D’altronde, è chiaro che della salute e della democrazia a certe alleanze non gliene può fregar di meno. Sembra invece emergere un certo interesse per tutelare il sistema finanziario e bancario e una certa allergia a tutelare i risparmiatori, vero polmone del sistema bancario. Ognuno tutela gli interessi di chi gli sta più a cuore. La sanità pubblica costa e non rende (anche se non è assolutamente così!). Basta alzare sempre più i costi dei ticket e allungare le liste d’attesa per far capire anche ai più riottosi che le risposte di salute vanno cercate pagando il privato. E chi non ce la fa? Crepi! O paghi un sanitario affamato, magari un po’ somaro ma non troppo, che gli farà un grosso sconto, evadendo alla grande le tasse. Ecco la nuova sanità e la nuova economia dei pastrocchi politici senza idealità.

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