Un tempo era “Roma caput mundi”, e con ciò si intendeva che Roma era il crocevia di ogni attività politica, economica e culturale del mondo allora conosciuto. Oggi possiamo limitarci al Caput, capitale del malaffare, crocevia dei maggiori intrallazzi politici, finanziari e, forse anche culturali.
I poveri romani, usciti dalle grinfie di Alemanno, superata la vergogna per i funerali di Casamonica, accantonate anche le altre mega figuracce con Marino, si sono trovati con un commissario che gestisce la città. E che fa questo commissario? Il dottor Tronca, che si trova ad affrontare le innumerevoli criticità della Capitale, il malaffare, i rifiuti ovunque, gli ospedali in deficit, le strade a gruviera, il traffico impazzito e quant’altro, che fa? Ah, si mette subito al lavoro e comincia allontanando i centurioni, i saltafila e i risciò dal Colosseo, e vietando i mercatini di Natale.
Cavolo, questo sì che è lavorare!
La motivazione di un atto tanto inutile quanto ridicolo è stata indicata nel “decoro della Città”. Decoro? La città è decorosa quando le sue strade sono pulite, quando il verde pubblico è curato, quando scuole e ospedali sono degni di questo nome, quando non servono trenta minuti per percorrere cinque chilometri, quando puoi prendere la metropolitana senza paura d’essere sventrato dalla prima banda di teppistelli da quattro soldi, quando ci sono i parcheggi, le fontanelle, i bagni pubblici, quando, innanzi tutto, i politici che la governano evitano di andare a cena con i mafiosi e i camorristi e, piuttosto, si occupano e preoccupano del bene comune.
Ciò detto, e chiarito che non è allontanando i centurioni dal Colosseo che si ridà una faccia pulita alla città, né se ne rifà una verginità persa nella notte dei tempi, un altro aspetto mi preme evidenziare. Voglio fare un esempio: chi va in vacanza in Tunisia, in Algeria, in Marocco, va a vedere la Casba. E’ un incasinatissimo mercato, nel quale si vende di tutto e si urla, si sporca, si profuma, si litiga, si butta tutto per terra, si vendono tappeti e scarpe usati, di tanto in tanto ci si accoltella. La Casba è un po’ come la Vucciria, come il mercato del pesce di Palermo, o di Catania o di Siracusa. Provate a guardarli con gli occhi dei turisti e capirete cosa si intende.
Allora, caro Tronca, se un turista va a vedere il Colosseo si aspetta di trovare i centurioni e di farsi anche le foto con loro, se un turista arriva, chessò, dalla Russia a Siracusa va a vedere il mercato del pesce di Ortigia, perché è lì l’anima della città. Adesso immaginiamo Tronca che arriva in Marocco e, per questioni di decoro della città, fa chiudere il mercato! Niente mercato, niente urla, niente casino, puzza di pesce, di pecorino col pepe, di acciughe salate. Decoro salvato, e città morta.
Conclusione. Mica uno va a Palermo o a Roma e si aspetta di trovare tutto lindo, pulito ordinato e composto come in Svizzera: se cercasse questo, caro Tronca, andrebbe in Svizzera! Invece cerca i centurioni, i risciò, i mercatini di Natale, il mercato del pesce e i ragazzini che giocano a pallone per strada e usano come porta la saracinesca. E questo, che ci piaccia o meno, è il nostro profilo, la nostra vera essenza, e non c’è nessuna ragione per fingerci diversi da quello che siamo.

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