In un centro di accoglienza, coi disperati scampati al Mediterraneo. Nei primi giorni consumano una quantità enorme di cibo. E chi non conosce il bidet lo usa come wc
Arrivano sui pullman scortati dalla polizia. Hanno un aspetto terribile. Spettri in forma umana. Bambini, vecchi, malati e giovani adulti. La grande hall che li accoglie si riempie improvvisamente di un olezzo insopportabile. Arrivano abbigliati alla meno peggio. I più fortunati restano uno, due giorni nell’attendamento che c’è al porto. In quel caso ricevono una giacca o dei sandali. Hanno tutti lo stesso sguardo, vuoto, spento. La procedura prevede che siedano in attesa della verifica dei nomi e numero di sbarco. Quindi gli vengono assegnate le camere. La loro sorpresa è grande, specie quelli che hanno vissuto nei villaggi. Una camera col bagno era un sogno irrealizzabile per tanti di loro.
La lingua madre, quella che definiamo tribale, è l’elemento unificante. Di nazionalità diverse, si ritrovano accomunati dalla stessa cultura e lingua. Ad esempio, i senegalesi e i gambesi parlano gli uni il francese, gli altri l’inglese. Poi tra loro trionfa come per miracolo una sola origine. Uno dei tanti regali di noi europei. Vi è come un discrimine linguistico; la differenza d’idioma li caratterizza poi nel comportamento. I francofoni, ad esempio, sono introversi e timidi. Gli anglofoni invece li trovi estroversi e spigliati. Purtroppo questa differenza si traduce poi nel comportamento, fin troppo esuberante degli anglofoni.
I migranti di un centro di prima accoglienza hanno diritto, per convenzione, a ricevere i mezzi necessari di prima necessità. Un kit di prima accoglienza, vestiario in genere, e una scheda telefonica di 15 euro per chiamare i loro familiari. Il vitto, consistente in tre pasti al giorno, un letto accogliente e due euro e cinquanta al giorno. Il rispetto della convenzione è oggetto dei controlli prefettizi e delle visite a sorpresa di tutte le agenzie umanitarie incaricate dallo Stato.
Poi, come accade per ogni essere umano, la memoria corta fa di ogni migrante ospitato un cliente sempre più esigente. Ecco che allora col passare dei giorni ti giungono le richieste più improbabili. Si va dalla palestra attrezzata, al tablet, dagli occhiali da sole allo smartphone. Il peggiore dei paradigmi cui i media ci hanno abituati trova il suo fondamento. Dammi, dammi! Give me, give me.
Una fame atavica trova la sua soddisfazione nella quantità enorme di cibo consumato nei primi giorni di permanenza. Volumi di cibo che farebbero inorridire qualunque dietista. Poi lentamente col passare dei giorni, quando l’area più primitiva del cervello umano riconosce che il cibo assunto è sufficiente, si passa a livelli normali per un essere umano; sempre porzioni da superman, ma sicuramente più accettabili.
Come in ogni uomo, la provenienza d’origine segna profonde differenze comportamentali. Ecco che i migranti delle aree più remote disconoscono il bidè; spesso viene usato in alternativa al wc. In estate la stragrande maggioranza degli eritrei giungeva al centro con profonde lesioni da scabbia. Moltissimi avevano i pidocchi. Questo per l’Africa orientale in genere era la norma. I nigeriani, seconda nazionalità dopo quella eritrea, erano pressoché immuni da queste manifestazioni parassitarie.
In tutti, e allo stesso modo, la premura di ottenere il permesso di soggiorno; unico motivo che possa giustificare le settimane di viaggio nel deserto a bordo dei pick up, o gli ottocento euro spesi per rischiare la vita attraversando il canale di Sicilia. Per chi non ha mai visto il mare, la stragrande maggioranza dei migranti, il nostro mare non è blu! Tutti loro, per una sorta di allucinazione collettiva, sono concordi nel definirlo di colore nero. La paura e lo sgomento altera perfino le percezioni più comuni.
La polizia italiana è rigida, ma rispetto alla soldataglia libica è composta da missionari; così la definiscono. I sogni? Quelli di ogni giovane. Un lavoro, dei figli, la possibilità di mandarli a scuola. Una vita sicura. E i mussulmani? Molto più complessa la relazione con i cristiani che con i mussulmani. Chiassosi e pretenziosi i primi, quanto collaboranti e assecondanti i secondi. Tra gli uni e gli altri lo stesso atteggiamento della stragrande educazione religiosa di noi italiani, ad esempio. Nominalmente cristiani o mussulmani, per il resto rimane più un’etichetta di appartenenza che una reale testimonianza religiosa. Circa il terrorismo, la rivelazione che accomuna tutti i mussulmani è la stessa. I terroristi non sono mussulmani! L’Isis è un impero economico che simula la motivazione religiosa per giustificare i massacri che hanno origini economiche.
Quando vengono trasferiti presso i centri di seconda accoglienza, tutti gioiscono allo stesso modo. Il traguardo per l’ottenimento del permesso di soggiorno è sempre più vicino. Purtroppo non sanno che la stragrande maggioranza avrà solamente un permesso umanitario della durata di sei mesi. Senza un domicilio e un contratto di lavoro, non gli verrà più rinnovato il permesso. Poiché il rimpatrio coattivo ha dei costi impressionanti, al migrante cui è scaduto il permesso di soggiorno viene rilasciato un decreto di espulsione dal territorio nazionale. Sette giorni per uscire dall’Italia. Va da sé che senza soldi e senza alcun sostegno resteranno nel nostro paese come clandestini. Lavoro nero, traffico di stupefacenti e prostituzione.
E’ evidente che in assenza di una rete di accoglienza in grado di assistere dopo l’uscita dai centri, stiamo permettendo l’ingresso a svariate centinaia di migliaia di persone che nei prossimi anni incideranno in maniera impressionante nel welfare europeo. Il disagio sociale dei migranti di seconda generazione che vivono nelle banlieue, o nei sobborghi londinesi, lo vedremo sempre più spesso nelle nostre metropoli. La rude quanto inconfutabile descrizione vuole essere semplicemente un contributo all’interpretazione di fenomeni che, affrontati superficialmente nei social forum o nei discorsi di circostanza dei set televisivi, risolvono semplicemente la questione con le partigianerie pronte a scontrarsi. Accogliere sempre e comunque, o chiudere le frontiere.
Sicuramente è impensabile che l’Africa possa trasferirsi in Europa. Creando la green card in uso per entrare negli Stati Uniti, affidando a Ong internazionali il filtro per la concessione dei visti in Europa, investendo in attività produttive e assegnando ad osservatori internazionali dell’Onu la validità degli investimenti, si spenderebbe molto meno di quanto non si spende adesso per “accogliere” persone che tra un anno, teoricamente, dovranno uscire dal paese.
I maghrebini sanno che non possono entrare in Italia. Tutti quelli che sbarcano dalla nave militare vengono condotti all’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania e rimpatriati immediatamente. Allora per aggirare il limite mandano i loro figli. Ragazzini di dodici tredici anni arrivano nelle nostre coste. Le leggi internazionali vietano il loro rimpatrio. Mentre favoriscono il ricongiungimento familiare. Ecco trovato un buon escamotage.
Moltissimi sono oggi ospitati nei centri di prima accoglienza per minori, tanti nelle comunità alloggio. La tragedia spesso sta nel fatto che non vogliono vivere da soli in Italia. Abbiamo assistito a scene terribili in cui al telefono supplicavano i genitori perché li facessero rimpatriare. Purtroppo le norme impongono delle scelte obbligate. Il genitore, attraverso l’intervento dell’ambasciata, deve acconsentire acciocché il minore torni in patria. Il dramma è dato dai soldi che i genitori hanno speso per imbarcare i ragazzini. Soldi che devono essere restituiti ai trafficanti. Gridavano al telefono, minacciavano di togliersi la vita piuttosto che restare da soli in Italia. Bocche in meno da sfamare possono giustificare il dolore dei ragazzini.
Un resoconto doloroso, reale ma per niente esaustivo dei drammi vissuti dai migranti. Un piccolissimo esempio della problematica che noi italiani ed europei dovremo vivere assieme a questi fratelli disperati.

Commenti recenti