La società si è rivolta al massimo organo giurisdizionale per opporsi al fallimento e per definire la titolarità dell’azienda. Le decisioni contraddittorie della Regione ingarbugliano ancor più la vicenda
La Civetta di Minerva, 13 novembre 2015 – Una sequenza di avvenimenti davvero contraddittori e di non facile interpretazione quella che segna il tracollo della società Nuova Clinica Villa Rizzo che dal 1990 gestisce l’ex Clinica Villa Rosanna, in cui entrano in gioco le più diverse componenti.
Come decretato dal giudice delegato dottore Giuseppe Artino, essendo scaduto il 28 febbraio il termine per l’esercizio provvisorio, entro il 2 marzo si sarebbe dovuto riconsegnare ai proprietari il solo immobile di via Agati.
Nello stesso giorno del provvedimento però, il 28 gennaio scorso, la Nuova Clinica Villa Rizzo, la società fallita, si rivolge al Tribunale Fallimentare per sospendere gli effetti del decreto, cosa che ottiene il successivo 26 febbraio – “senza che venga fissata un’udienza di conferma modifica o revoca della misura cautelare” scrive l’avvocato Cavallaro -.
Successivamente, con altro decreto del 26 giugno 2015, il dottor Artino, conformemente al parere dei curatori e del comitato dei creditori, rileva l’impossibilità di continuare l’attività sanitaria con le modalità dell’esercizio provvisorio e prospetta (come già previsto a livello regionale) la prosecuzione dell’azienda “mediante affitto con scelta del contraente tramite forma competitiva”. Ribadisce inoltre che si debba attendere l’esito del contenzioso (restano infatti pendenti il giudizio di opposizione ed impugnazione, nonché della revoca dell’ordine di restituzione dell’edificio) per la decisione sull’immobile comunque di competenza del Tribunale in composizione collegiale.
L’ipotesi di un bando europeo “per ricollocare i posti letto privati presso l’ospedale di Noto avviando una sperimentazione di integrazione pubblico-privata” è indicazione della Regione nell’ambito della riorganizzazione dei posti letto dell’intera provincia a seguito del Decreto Balduzzi che prevede, per la sopravvivenza delle strutture private accreditate, un numero minimo di 60 posti letto. Ed esplicitamente, nella riunione di commissione regionale, il dirigente regionale dottor Ignazio Tozzo ricorda che, nel caso di una disgregazione aziendale della clinica Rizzo con restituzione dell’immobile ai proprietari, l’accreditamento non potrebbe essere mantenuto né trasferito a chi non ne abbia la titolarità, dal 2003 in capo ai falliti.
Dunque, di fatto, resta possibile solo il trasferimento a Noto unendo i 45 posti letto della Rizzo con i 39 della Clinica Villa Azzurra oppure passare alla mono specialistica con riduzione di prestazioni sanitarie e taglio del personale. Ma l’ipotesi del trasferimento, inizialmente condivisa anche dai sindacati in vista di un potenziamento dell’ospedale di Avola, grazie alle risorse sottratte a Noto, e una riorganizzazione pubblico-privata dell’ospedale netino, riqualificato dalle prestazioni specialistiche offerte dalla clinica Rizzo e dalla Azzurra (salvando così anche tutto il personale dell’una come dell’altra), – “un’ottima opportunità per la zona Sud che fermerebbe la migrazione verso Ragusa e Catania” affermava Enzo Tomasello della CGIL -, si scontra con l’opposizione dura, e appoggiata da qualche politico, del territorio.
I netini vivono questa proposta come uno scippo dell’assistenza sanitaria offerta alla popolazione e fanno muro, e di qui il cambio di rotta anche dei sindacati, probabilmente per l’impopolarità di un sostegno dato a un tale piano di razionalizzazione, sebbene forse comunque migliore dello status quo e che sarà in ogni caso inevitabile.
Ma la stessa Regione non aiuta a rasserenare il clima caotico e prima di stabilire, nel febbraio scorso, l’impossibilità di trasferire ad altri l’accreditamento, inspiegabilmente, con una semplice voltura, assegna l’azienda al dottor Rizzo per poi, subito dopo, annullare in autotutela questo stesso provvedimento dato l’intervento ostativo del Tribunale.
Ancora in agosto, l’assessorato regionale con una lettera alla Clinica Villa Rizzo srl e alla Curatela fallimentare reitera il divieto di trasferimento a terzi mettendo anche in discussione l’ipotesi, precedentemente favorita, di Noto, “perché il contratto di locazione d’azienda originario non ne prevede la possibilità” (sic!).
Nel caos generale, ai primi di ottobre, a smentire precedenti dichiarazioni, la cronaca locale registra la notizia che i giudici della prima sezione civile, esprimendosi sulla titolarità del patrimonio aziendale, dichiarano che oltre all’immobile, di certa e indiscussa proprietà degli eredi Rizzo, si potrebbero anche includere le autorizzazioni all’esercizio, l’accreditamento istituzionale e i rapporti inerenti, “pur rimanendo subordinato al definitivo placet della Regione il trasferimento in capo all’affittante o subentrante” e comunque riconoscendo alla società NCVR le spese sostenute nel corso dei 25 anni di gestione.
Notizie opposte a quelle diramate qualche mese prima dall’amministratore della NCVR Giuseppe Liuzza: “L’Autorità Giudiziaria, con provvedimento del luglio scorso, ha escluso il diritto della Clinica Villa Rizzo del dottor Rizzo alla restituzione del complesso aziendale non avendone essa provata la titolarità. A seguito di detto provvedimento, l’azienda sanitaria predetta risulta a tutt’oggi essere di proprietà esclusiva della Nuova Clinica Villa Rizzo e il servizio è legittimamente esercitato dalla curatela fallimentare. Il predetto provvedimento è stato impugnato avanti il Tribunale di Siracusa che dovrà decidere in ordine alla titolarità del complesso aziendale. L’assessorato della salute della Regione Siciliana non può né risulta aver mai sino ad oggi assunto comportamenti atti a interferire con i provvedimenti giudiziali. Conseguentemente, non ha mai riconosciuto il diritto del dottor Rizzo alla restituzione del complesso aziendale”.
Tutto sospeso quindi fino alla sentenza dei giudici di Cassazione a cui la società fallita si è rivolta sia per opporsi alla dichiarazione di fallimento del novembre 2013 sia per dirimere la questione della titolarità dell’azienda in senso ampio.

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