Esposti di Natura Sicula alla Procura per i lavori al Varco 27 del Plemmirio

Nell’AMP la devastazione della scogliera non si ferma: scale, strade, terrazzamenti e una palizzata in ferro

 

Varco 27 dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, via Degli Zaffiri.

Una ruspa ha quasi finito di spianare quella che doveva essere una casa: ancora sopravvive un muro piastrellato, da cucina si direbbe. Cosa si intenda fare sulla spianata è detto nel cartello di cantiere affisso all’esterno del recinto: un solarium stagionale. E’ l’aggettivo che intriga. In genere, e così dovrebbe essere anche in questo caso, con esso si intende che i manufatti realizzati abbiano la caratteristica della precarietà, debbano cioè essere realizzati con materiali, preferibilmente ecobiocompatibili, e metodologie che ne consentano la facile rimozione.

Di solito non è consentita la costruzione di opere fisse in cemento “se non limitatamente alle esigenze tecniche di ancoraggio a terra dei manufatti e comunque previo utilizzo di soluzioni amovibili” mentre sui manufatti esistenti sono sempre ammessi gli interventi di manutenzione ordinaria, nonché, nel rispetto delle previsioni di legge, la manutenzione straordinaria e il restauro conservativo. Ma, data l’avvenuta demolizione dell’edificio preesistente, non è certo questo il nostro caso.

Forse è proprio alla luce di tali ordinarie disposizioni che il presidente di Natura Sicula, Fabio Morreale, ha diramato un comunicato allarmato su quanto si sta realizzando al varco 27 e, insieme a Legambiente, ha presentato una segnalazione “per chiedere al Comune, alla Soprintendenza, all’Area Marina Protetta e alla Procura, di verificare la regolarità dei lavori e il possesso dei provvedimenti autorizzativi”. Dubbi legittimi se si guarda in particolare a ciò che accade sulla scogliera, opere che sembra abbiano poco a che fare con “i lavori di messa in sicurezza dalle frane” di cui dice il cartello di cantiere.

Si direbbe piuttosto la costruzione di un vero e proprio accesso al mare, una strada, abbastanza ampia, che scende sotto un orribile muro di cemento armato preesistente. Se anche dovesse essere utilizzata per far scendere i mezzi che dovranno rafforzare il costone – si intende tirare su un muro anche lì? Di certo si tratta di un’azione irrimediabile, di modifica permanente della costa e se anche il cartello di cantiere elenca rigorosamente tutti i permessi, non possono che rimanere le perplessità.

Il progettista dell’opera, Salvatore Uccello, ha rassicurato tutti: “In questo momento la proprietà sta effettuando opere di messa in sicurezza del costone roccioso dal processo di erosione e poter consentire ai cittadini la fruizione dell’insenatura senza pericoli”. E ha aggiunto, in polemica con chi in agosto ha segnalato l’uso di micro cariche esplosive, “anche per quei cittadini zelanti che controllano affinché siano gli altri a rispettare le norme, senza sapere che facendo il bagno in quella zona ne stanno violando altre e più gravi di norme poste a tutela della loro stessa sicurezza”.

Ma veramente tutto è stato autorizzato? Anche l’impiego di mezzi così invasivi?

Se così fosse, si potrebbe ipotizzare che l’amministrazione comunale abbia ritenuto inutile preservare gli ultimi tratti di naturalità della scogliera dal momento che tutta la costa è segnata da scalette, terrazzamenti e, al varco 24, di certo la “architettura” più oscena, più incredibile in assoluto, la palificazione degli scogli. Una lunga teoria di pali enormi a distanza di circa una ventina di centimetri gli uni dagli altri fino al mare con tanto di targa inchiodata sulla roccia a rivendicare una pretesa proprietà privata. Una barriera forse di trenta pertiche, di circa tre metri d’altezza, per impedire …. impedire cosa? che qualche fachiro si posizioni su scogli appuntiti come lame di coltello?

Eppure siamo in area B dell’AMP Plemmirio, zona in cui, come ben evidenzia Morreale, “il piano paesaggistico provinciale prevede piani di recupero indirizzati, tra l’altro, alla conservazione dei valori paesaggistici, al contenimento dell’uso del suolo, alla salvaguardia degli elementi caratterizzanti il territorio”.

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