Una dopo l’altra stanno chiudendo i residui di attività industriali e commerciali nel nostro territorio mettendo sul lastrico persone tra i 40 e i 50 anni che non riescono più a trovare lavori alternativi, cadendo nella depressione. E aumentano i conflitti familiari
Non posso avere tutti i giorni le traveggole! Qui succedono cose mai viste! Si parla seriamente e dovunque di lasciare questa terra che non offre più lavoro. Rivedo piombare la mia città in una realtà che mi ricorda gli anni ’50. Allora esportammo la povertà, il bisogno, l’ignoranza, l’arretratezza di una classe di poveri con un lungo “pedigree” nella miseria. Questi ultimi erano allenati a non mangiare, a non potersi vestire decentemente, a non lavarsi bene, a non potersi permettere le cure mediche o il dentista. Invasero il mondo e, spesso, non si fecero biasimare: hanno lavorato e mantenuto le famiglie con onore. Spedivano spesso i loro risparmi ai parenti in Italia e ci hanno condotto per mano al benessere degli anni successivi.
Ora esportiamo laureati di tutte le classi sociali e tutta la gioventù che ha voglia di mantenersi con un minimo di dignità. Come regalare agli altri i propri gioielli, frutto di tanti sacrifici, pur di concedere ai propri figli la dignità del lavoro. Si pone, però, un nuovo problema.
Una dopo l’altra stanno chiudendo quei residui di attività industriali e commerciali che ci hanno consegnato un benessere temporaneo, a patto di avvelenare per sempre il nostro territorio. Non voglio dire dei giovani senza lavoro, che tutti abbiamo sottocchio in numero sempre maggiore, ma buona parte dei licenziati ha tra quaranta e cinquant’anni, mantengono famiglia e figli a scuola, pagano mutui, tirano la loro carretta della vita a qualsiasi prezzo, pur di non scendere dal treno che li porta a poter vivere con dignità.
Inevitabilmente, ogni giorno qualcuno, dalle nostre parti, spinge fuori dal mondo della dignità un gruppo di padri di famiglia e li butta giù dal treno della società, togliendogli il lavoro.
Tra questi qualcuno prova a progettare un’emigrazione con tutto il nucleo familiare in cerca di fortuna. Si vengono a congedare anche dal proprio medico ma dopo un po’ te li vedi tornare a casa. Non è assolutamente facile, a quelle età, trovare un lavoro che ti consenta di mantenerti in un’altra città, figurati pagarsi una casa e mantenere i figli. Altrettanto non è da tutti dire a moglie e figli di lasciare la casa, la scuola, l’auto, l’energia elettrica, il gas, il condizionatore, il cellulare, il computer, la spesa al centro commerciale, di rinunciare a quella pizza in pizzeria ormai sempre più rara. Non è ancora possibile, memori del tenore di vita che abbiamo avuto finora, rinunciare, come fosse normale, alla propria casa in affitto o consegnare, rassegnati, alle banche la casa acquistata con un mutuo che non si riesce più a onorare da qualche anno.
Non tutti hanno il coraggio di parlare del proprio scoramento ma noi medici siamo costretti a usare ancora più spesso farmaci per la depressione di quanto già non si faccia. Il consumo di psicofarmaci in Italia è pericolosamente superiore a ogni altra realtà straniera né, dall’altra parte, si può pensare alla pacca sulle spalle come terapia efficace. I conflitti familiari che scoppiano dentro queste dilaganti realtà sono dirompenti e producono effetti concentrici simili a quelli tellurici, a loro volta amplificando il disagio mentale e pregiudicando lo stato di salute della popolazione. Per fortuna da noi il tasso dei suicidi rimane basso e non è frequente veder lasciare moglie e figli a un destino ancora più crudele. In compenso si trova sempre un delinquente che vi parlerà di ripresa, di crisi temporanea, di ammortizzatori sociali, del turismo che ci sfamerà, magari di sconfinati campi da golf che portano ricchezza tanto quanto i porti turistici tra le fogne in spiaggia. Appaiono all’orizzonte sempre di più quelle tipologie di offerte di lavoro in cui, nell’attesa di un guadagno futuro, si è costretti ad accettare condizioni economiche e lavorative tali che il lavoratore normalmente perde gli ultimi risparmi inseguendo un reddito che non arriverà mai.
Una persona assennata sa che il lavoro non s’inventa e quello che si trova da noi non è lavoro ma sfruttamento, truffa, degrado, abiezione, in competizione con un esercito d’immigrati irregolari che deve accettare condizioni di remunerazione che noi non possiamo accettare.
Appena saranno estinti per l’età i genitori anzianissimi ma dotati di una pensione che stanno sostenendo, come unico pilastro, l’economia siciliana il problema sarà drammatico oltre ogni immaginazione.
Questa enorme massa di dolore che si profila e dilaga comprime già il cuore di tutti i cittadini del sud e ci schiaccerà tutti se non progettiamo il futuro con altri criteri.
Cosa c’entra questo doloroso fenomeno con la sanità? Se non lo comprendete da soli, siamo perduti!

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