Nonostante le precisazioni della direzione ASP (“ci sono soltanto problemi organizzativi”) nella città portuale ci sono forti timori per le sorti dell’ospedale. L’esponente di “L’altra Augusta”: “Visto che paghiamo il prezzo dell’inquinamento, che almeno ci lascino un ospedale funzionante”
Da poco trascorsa la data del 28 settembre, un giorno cruciale per l’ospedale Muscatello di Augusta, quello individuato per il completamento dei lavori di ristrutturazione di alcune delle sue strutture principali. Lo scorso 29 luglio, nel corso di un incontro tra l’amministrazione comunale di Augusta e i vertici dell’A.S.P. di Siracusa, svoltosi proprio nei locali dell’ospedale, era stato definito un rigoroso “cronoprogramma” che individuava, proprio nel 28 settembre, la data di consegna dei lavori, passando attraverso due date intermedie, quella dell’1 di settembre per la consegna delle sale operatorie e quella del 17 settembre per il completamento dei lavori riguardanti la passarella di collegamento tra i due plessi attraverso cui si articola la struttura. Nessuna di queste date, però, è stata rispettata e la cittadinanza adesso teme che nessuno degli obiettivi prefissati venga raggiunto, costringendo così l’ospedale di Augusta a restare non pienamente funzionante.
A farsi portavoce del diffuso malessere sulla vicenda è stato Mimmo Di Franco, già dirigente dell’associazione politica “L’altra Augusta”, in prima linea nella difesa di ciò che resta dell’ospedale augustano. Il timore che aleggia nelle sue parole non è solo legato alle capacità di programmazione della pubblica amministrazione nostrana, ma rivela la paura che possa esservi un preciso disegno volto a svilire il Muscatello.
“Lo scorso gennaio – spiega Di Franco – il blocco operatorio dell’ospedale è stato chiuso dai Carabinieri dei N.A.S. di Ragusa a causa di varie carenze di natura igienica e sanitaria. Per ristrutturare le sale operatorie e quindi riaprirle, la A.S.P. di Siracusa aveva previsto un mese di lavori ma, dopo oltre sei mesi di attesa, ancora non è successo nulla. Il mio timore è che si voglia abituare la cittadinanza all’idea di non avere più un ospedale pienamente operativo, rendendone così più facile il ridimensionamento o persino la chiusura. Questi ritardi nel completamento dei lavori di ristrutturazione mi ricordano quanto accadde anni fa con i lavori di restauro del reparto di ostetricia e ginecologia, chiusi per due anni, e poi trasferiti a Lentini”.
Eppure, dopo accese proteste della cittadinanza che hanno persino bloccato per giorni le strade di accesso alla città, si era deciso di compensare il passaggio di alcune unità a Lentini con l’attivazione di un reparto di Oncologia, che qualcuno definìdi “eccellenza”.
“Tuttavia, se si deve fare un’oncologia di eccellenza, come detto in molte occasioni, occorre anche creare le condizioni per avere una chirurgia specializzata di alto profilo. Secondo me, stanno prendendo in giro gli augustani, e temo ci sia il disegno di ridimensionare l’ospedale di Augusta e fare abituare la gente all’idea che venga trasformato di fatto in un “P.T.A.”, un punto di assistenza territoriale.”
Questi ritardi, inoltre, si aggiungono al ritardo con cui si sta affrontando il problema del duodenoscopio.
“Ho riportato all’attenzione del direttore generale – continua Di Franco – la questione duodenoscopio, strumento donato dalla Raffineria ESSO all’ospedale di Augusta e mai entrato in funzione. Il direttore, però, insiste nel voler creare nell’ospedale di Siracusa un’unità per realizzare gli esami che lo strumento consente, malgrado lo stesso giaccia inutilizzato ad Augusta. Questo è un ulteriore problema che si trascina da anni e, ad ogni mia sollecitazione, è sempre seguita una scusa da parte del direttore generale dell’A.S.P. di turno, per non mettere in funzione il duodenoscopio”.
Che tipo di segnali arrivano dall’amministrazione?
“Fino ad oggi hanno risposto nel momento in cui si presentavano i problemi ed hanno anche partecipato all’incontro in cui è stato presentato il cronoprogramma, ma sarebbe a mio parere opportuna una maggiore incisività. Nei primi giorni di ottobre si svolgerà un consiglio comunale monotematico, dedicato proprio all’ospedale. Occorrerà prendere atto e denunciare che l’ospedale si sta sgonfiando e si sta trasformando in un P.T.A.”.
Quali obiettivi concreti si possono raggiungere?
“Noi chiederemo il completamento dell’organigramma dell’ospedale, il completamento dei reparti di oncologia e chirurgia, il mantenimento del reparto di pediatria e un intervento deciso per risolvere il problema delle lungaggini delle liste di attesa per le quali, tempo fa, ho anche presentato una denuncia alla magistratura. Altro obiettivo da raggiungere è quello di attrezzare la pista dell’elisoccorso per le attività notturne, come accade in altri ospedali, soprattutto per rispondere alle esigenze, che derivano dal rischio industriale e sismico, e da tutte le attività che si svolgono ad Augusta. Non chiediamo troppo, ma un ospedale in cui siano funzionanti i principali reparti, per rispondere alle esigenze fondamentali del territorio e che vengano completate le opere e i lavori di ristrutturazione nei tempi previsti, in modo tale che le strutture presenti vengano rese fruibili. Se paghiamo il prezzo dell’inquinamento e del vivere in questa realtà, che almeno ci lascino un ospedale funzionante.”

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