Siamo al paradosso di una giustizia amministrativache dice di far giustizia riconoscendo l’ingiustizia del risarcimento
Come avevamo prospettato, la società Open Land è riuscita intanto ad ottenere la prima tranche, anzi la prima fetta di una torta ancora incompleta. Certo non si dovrebbe arrivare alla cifra quantificata dal consulente nominato dallo stesso CGA di Palermo, il dottor commercialista Salvatore Pace, di ben 24,7 milioni; indiscutibilmente si può anche ritenere un successo la tenace difesa degli interessi comuni portata avanti dall’avvocato dell’amministrazione comunale Nicolò D’Alessandro e dai legali e consulenti di Legambiente, capitanati dall’amministrativista Corrado Giuliano, visto che si prospetta un risarcimento fortemente ridimensionato, ma non si comprende quale soddisfazione dovrebbero provare i Siracusani per quanto deciso dai giudici di Palermo. Parliamo di milioni e non di spiccioli e data la prima decisione, non si può in ogni caso che aspettare con timore la conclusione dell’intera vicenda.
Una vicenda che forse val la pena di ripercorrere nella sua atipicità, individuando passo dopo passo gli snodi in cui più evidenti sono state le storture, le anomalie, gli sbagli più inspiegabili.
Partiamo però da una premessa. Se ci si prende la briga di andare a verificare quante volte i proprietari dell’area acquistata negli anni 80, quindi quando già la tutela vincolistica era vigente (chi ha comprato sapeva bene di entrare in possesso di aree in gran parte con vincolo indiretto di inedificabilità parziale), hanno chiesto di poter realizzare ora una piccola costruzione ora una tettoia ora qualche altro “insignificante” manufatto, e quante volte, ahimè, la Soprintendenza ha ritenuto che non si trattasse di modifiche esiziali per i luoghi, e ha espresso di conseguenza parere favorevole con una serie di condizioni tassative (!), ci si rende conto del lento incessante caparbio cammino che si è compiuto anno dopo anno per arrivare a oggi, alla follia dell’oggi.
Forse, prima o poi, ve lo racconteremo nei particolari questo percorso ma per ora partiamo da una situazione di fatto: è il 2007 e nell’area sono ormai state realizzateo sono in fieri 3 grandi strutture – la Fiera del sud, il ristorante Open Land, un nuovo ristorante di cui forse solo noi abbiamo seguito la nascita e trasformazione da precedente “sedicente” vivaio – e la villa sotto le mura, generoso frutto della ristrutturazione di un vecchio caseggiato, con il suo filare di palme che di certo non ha mai rispettato la naturalità dei luoghi.
La società Open Land, poi Emmea, decide di trasformare la Fiera, ormai “sanata” da anni (nel 1995), in un centro commerciale. Una via crucis per tutti quell’autorizzazione, di cui abbiamo raccontato a suo tempo tutte le stranezze, gli intoppi, gli scontri. Un diario, giorno dopo giorno (a futura memoria se qualcuno volesse rinfrescarsi le idee).
Insomma, nel settembre 2008 il settore pianificazione ed edilizia privata del comune di Siracusa, preso atto dei pareri positivi di tutti gli uffici competenti, e naturalmente della Soprintendenza, concede il nulla osta. Ma ecco ciò che mai ci si sarebbe aspettati: ottenuta l’autorizzazione alla trasformazione dell’edificio, inopinatamente la società decide per la demolizione della vecchia struttura per far posto alla nuova.
Come se tutto avvenisse nella disattenzione generale, il progetto “di ristrutturazione funzionale e manutenzione del complesso edilizio denominato Fiera del Sud” si trasforma in quello di “demolizione e ricostruzione del complesso edilizio “occupato” dalla Fiera del Sud” (così è riportato testualmente nei verbali della commissione edilizia che fu investita del caso).
Si poteva fare? No sostengono anchegli attivisti del M5S (vedi articolo in pagina): le costruzioni sanate se demolite fanno perdere qualsiasi diritto acquisito. Eppure contro il parere negativo della commissione edilizia, è lo stesso ufficio legale del Comune a non vedere l’illiceità della richiesta: “Quell’ufficio legale che tanto costa al contribuente siracusano e che oggi dovrebbe essere chiamato alle sue responsabilità” commentano i pentastellati.
E così, grazie al silenzio dei più e all’appoggio di molti, in assenza di barricate in nome del rispetto delle norme, viene concessa l’autorizzazione a costruire, quella che secondo i giudici amministrativi non avrebbe mai dovuto essere data. Anche questa è storia raccontata: il silenzio assenso formatosi, o forse no, con carte che momentaneamente si volatilizzano e non partono in tempo, senza che qualcuno si prenda la pena di andar a scoprire i responsabili; il diniego a costruire che, secondo i giudici amministrativi, avrebbe dovuto essere espresso in maniera difforme rispetto a quanto in realtà fatto, richiamandosi a specifiche norme; il balletto dei nomi ai vertici dell’ufficio dell’urbanistica: la rimozione dall’ufficio, il 20 novembre 2009, dell‘allora dirigente all’urbanistica ingegnere Natale Borgione (che oggi, nella qualità di ingegnere capo, ha preso il posto dell’ormai pensionato ingegnere Andrea Figura), coinvolto con i tecnici Vincenzo Trigilia e Raffaele Gallone dall’accusa di reati quali l’abuso d’ufficio e/o concussione; la sostituzione ad interim, per circa un anno, dall’ingegnere Andrea Figura il quale avrebbe negato anch’egli all’Open Land la certificazione di concessione edilizia, assentita in regime di silenzio assenso, invitando alla sospensione dei lavori; poi, mentre l’8 settembre l’ingegnere Borgione veniva posto agli arresti domiciliari per 18 giorni – misura cautelare successivamente revocata dal Tribunale del riesame di Catania – la revoca dell’atto di negazione da parte del neo nominato dirigente all’urbanistica, l’ingegnere Mauro Calafiore, nonostante il parere contrario del consulente legale del Comune, l’avvocato Nicolò D’Alessandro, che già paventava la condanna al risarcimento danni e lo scalpore di questa nomina.
Venendo così all’oggi, assistiamo ora al paradosso di una giustizia amministrativa che dice di far giustizia riconoscendo l’ingiustizia di un risarcimento che il Comune di Siracusa dovrà versare ad Open Land per una concessione edilizia che non si sarebbe dovuta rilasciare in quanto il terreno in questione è sottoposto a vincolo archeologico e paesaggistico e per un centro commerciale che non è mai stato aperto. Cose da Italia, perché solo in Italia esiste questa schizofrenia, folle, come è folle far diventare dirigenti scolastici proprio chi è stato bocciato nelle prove solo grazie a un ricorso. Principi di legalità calpestati ovunque, nei più disparati settori, per accrescere a dismisura il senso di sfiducia nei confronti di chi dovrebbe garantire ordine, legalità giustizia.
Non solo quindi le interpretazioni più diverse delle norme amministrative che si fanno beffe di una supposta certezza del diritto consegnata al mondo delle chimere, ma anche giudici che pronunciano una sentenza parziale, di fatto chiedendo alla comunità siracusana di accollarsi il pesantissimo onere di sbagli non suoi, senza neanche motivare questa decisione atipica. Quale superiore interesse ha imposto l’accelerazione dei tempi? Quante volte e per quali ragioni si è andati alle sentenze parziali? Domande a cui cercheremo una risposta.
E ancora,come giustamente evidenzia l’avvocato Corrado Giuliano, le stupefacenti critiche del CGA al consulente tecnico scelto dallo stesso CGA: “Per quanto invece riguarda tutte le ulteriori voci di danno (escluse le due riconosciute dal CGA n.d.r), il Collegio non ritiene di poter condividere né i risultati, né i criteri utilizzati dal CTU per pervenire ad essi. In linea generale, al riguardo, ritiene il Collegio di poter muovere al CTU una critica di fondo, che consiste nell’avere valorizzato più le allegazioni di parte che la documentazione realmente esistente in atti e risalente al momento storico esatto in cui la vicenda originaria si è sviluppata”.
Ma la scelta del Ctu non è stata fatta sulla scorta di un albo di consulenti di fiducia, cioè di professionisti di riconosciuta competenza e autorevolezza, quella indispensabile in un caso complesso e farraginoso come questo? Non si è forse affidato a uno dei più esperti fini conoscitori del diritto amministrativo e non solo (tantissimi i campi in cui ha dovuto spaziare il dottor Pace) il compito di dipanare fili così intrecciati? Perché accusare il Ctu di “avere valorizzato più le allegazioni di parte” se, primo, non si è accettato di sostituirlo su sollecitazione degli avvocati di controparte che lamentavano una perizia effettuata senza contraddittorio, secondo, si accolgono alcuni risultati della perizia come se solo questi fondassero su dati assolutamente certi? E infine: avrebbe una qualche rilevanza sul piano dell’opportunità accertare dove il consulente tecnico abbia svolto il suo tirocinio o se abbia avuto collaborazioni, per esempio con lo stesso commercialista di fiducia dei Frontino, che possano essere motivi di ricusazione da parte degli avvocati di Legambiente e del Comune? Ovviamente non mettiamo assolutamente in dubbio la sicura onestà e correttezza del dottor Salvatore Pace nell’espletamento del suo incarico ma la città ha bisogno di certezze.

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