Prodi: “L’esodo dei migranti ha trasformato l’UE in una missione incompiuta”

Secondo l’ex premier, sebbene l’Euro abbia rappresentato un catalizzatore per l’unione degli Stati europei, non si sono costruiti i giusti pilastri e le giuste regole affinché l’unità non si sgretolasse al primo terremoto

 

Il 22 settembre presso l’Aula Magna del Liceo Scientifico O.M.Corbino di Siracusa si è svolto un incontro con Romano Prodi dal titolo “Unione Europea: un progetto sempre più stanco?” coordinato da Carmelo Saraceno, presidente dell’associazione culturale Medeuropa, con la partecipazione di Domenico Tempio, vice-direttore de “La Sicilia” di Catania, Gianfranco Monterosso, responsabile redazione del “Giornale di Sicilia”, e Giuseppe Bianca, direttore della “Libertà” di Siracusa.

Il già due volte presidente del consiglio, Romano Prodi, arriva con dieci minuti di anticipo rispetto all’orario previsto per l’incontro, 17:30, e si intrattiene con il questore e i giornalisti presenti sul luogo al suo arrivo, mentre fanno il loro ingresso le autorità militari. Il vicesindaco arriva alle 18:00 e alle 19:00, quasi a fine incontro, fa la sua apparizione il Sindaco di Siracusa del PD, partito figlio dell’Ulivo fondato da Prodi.

L’incontro è aperto dal presidente dell’associazione Medeuropa, che ringraziando Prodi per la sua presenza, sottolinea che l’argomento non riguarderà la situazione politica italiana, ma il futuro dell’Europa schiacciata dalla pressione dei migranti, che giungono numerosi sulle coste della Sicilia e della Grecia.

L’ex presidente del consiglio sottolinea che la crisi economica e i migranti hanno trasformato l’Unione Europea non in una missione impossibile, ma in una missione incompiuta. Infatti, sebbene l’Euro abbia rappresentato un catalizzatore per l’unione degli Stati europei, non si sono costruiti i giusti pilastri e le giuste regole affinché l’unità non si sgretolasse al primo terremoto. La creazione di una moneta unica e di una federazione europea avrebbe potuto fare dell’Europa una protagonista dell’economia mondiale, com’era stata nel momento della scoperta dell’America.

Tuttavia, sebbene l’Euro abbia salvato, non solo l’Italia, ma l’intera Europa, dalla crisi economica che, partita dagli USA, ci ha colpito in pieno, la crisi stessa ha riacceso i particolarismi e le paure dei leader politici attuali, poco lungimiranti, piuttosto legati al contingente e preoccupati di vincere le elezioni.

Questa situazione ha trasformato il moto centripeto, che aveva portato gli stati dell’ex cortina di ferro ad aggregarsi all’Unione Europea, in un moto centrifugo e reazionario determinando un rifiuto alle direttive dell’Unione, rifiuto che certamente non si confà agli intenti dei padri fondatori. Inoltre l’indebolimento della Francia e il referendum inglese sull’Eurozona hanno rafforzato la Germania che ha assunto un ruolo autoritario.

I mutamenti politici dei paesi arabi hanno posto un’altra sfida all’Europa: i migranti in fuga da paesi con situazioni politiche confuse, dove non ci sono più governi con i quali interloquire e trattare. La prima reazione dell’Europa agli sbarchi dei migranti è stata di totale indifferenza: il problema sembrava riguardare solo l’Italia, e soprattutto la Sicilia, e la Grecia. Pertanto l’Italia è stata spesso accusata di incapacità nella gestione di questa situazione critica, mentre la Grecia annaspava nelle difficoltà economiche che Angela Merkel, quale rappresentante autoritaria dell’Unione, alleata con la Francia, si rifiutava di alleviare.

Ci sono voluti due anni prima, che i leader degli stati europei, comprendessero che il problema dei migranti riguarda tutti. Infatti la maggior parte di coloro che sbarcano sulle coste italiane e greche hanno come meta i paesi del nord Europa, che sono già usciti dalla crisi economica, mentre l’Italia e soprattutto la Grecia stanno ancora lottando. I paesi del nord sono passati, per ragioni contingenti, da un iniziale moto di chiusura totale, a una cauta disponibilità ad ospitare quote di migranti (come se si potessero costringere uomini e donne che fuggono dagli orrori dei loro paesi ad accettare l’accoglienza di uno stato piuttosto che di un altro).

In questa situazione si evidenzia ancora una volta il ruolo forte della Germania: la cancelliera Merkel, che fino ad un mese fa sosteneva, con gli altri leader europei, che i paesi in cui i migranti sbarcano si devono fare carico della loro accoglienza, ha improvvisamente cambiato idea e adesso cerca di imporre la sua linea politica a tutta l’Unione. Il suo cambiamento repentino è legato alla situazione della Germania la cui popolazione, a causa di un calo demografico, è sempre più vecchia e rischia di ritrovarsi senza lavoratori specializzati, quali sono i profughi provenienti dalla Siria. Tutto ciò è l’ennesima riprova che l’Unione Europea funziona male, perché ancora una volta il particolarismo ha il sopravvento. Inoltre alcuni degli ultimi Stati che si sono aggregati all’Unione (Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania) si rifiutano di accettare il ricollocamento dei profughi e danno luogo a scene che non si vedevano dai tempi dei campi di concentramento. L’ennesimo tradimento degli intenti dei padri fondatori!

Considerati tutti questi punti, Prodi afferma che se non ci sarà un’inversione di tendenza, l’Unione Europea rischia di non avere un futuro.

La stessa situazione di particolarismo nuoce anche alla realtà italiana. Infatti interpellato sulla secolare Questione Meridionale, l’ex-Premier afferma che nonostante le regioni godano dei finanziamenti dei fondi europei, spesso questi soldi vanno sprecati o restituiti, perché i particolarismi regionali non consentono di utilizzarli nel modo adeguato. Non basta avere un patrimonio artistico e culturale che tutto il mondo ci invidia, bisogna anche avere il cervello e la volontà di superare gli egoismi locali per valorizzarlo.

Le parole di Prodi sono chiare, dirette, semplici, espongono una situazione che è sotto gli occhi di tutti, ma che, chissà per quale personale tornaconto, fa comodo ignorare.

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