Facile, oggi, ottenere voti inserendosi nella lista del movimento più rumoroso. E poi? Mica puoi, il giorno dopo le elezioni, cambiare bandiera e continuare a guardare in faccia quelli che ti hanno votato! In realtà, però, va proprio così
Ci risiamo. Un altro articolo della Costituzione che ci fa straparlare. E’ l’articolo 67 che recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.” Cosa significa è abbastanza chiaro: una volta eletto, il parlamentare ha diritto di fare, più o meno, quello che vuole.
Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i nostri padri costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori che, votandolo, gli avevano permesso di essere eletto.
Sul valore e la portata della norma, molto si è discusso, anche prima che fosse inserita nella Nostra Carta fondamentale. Ad esempio, fu Edmund Burke, nel Discorso agli elettori di Bristol, il 3 novembre 1774, a sostenere che «il parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell’intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale». Belle parole, no?
I deputati, dunque, esercitano la rappresentanza della intera Nazione e non dei singoli cittadini, e ancor meno dei partiti, delle alleanze, dei movimenti o di qualsiasi altra forma d’associazione organizzata con il fine di ottenere voti per essere eletti membri del Parlamento italiano. L’assenza di vincolo di mandato rende legittimo per i parlamentari il passaggio a un gruppo parlamentare diverso da quello originario, relativo alla lista di elezione, come abbiamo visto anche troppe volte. Il mandato imperativo è invece parte integrante delle costituzioni degli stati socialisti, che assoggettano a vincolo il mandato rappresentativo dei membri delle assemblee ai diversi livelli territoriali, fino al parlamento nazionale, rendendone possibile la revoca da parte del partito comunista di appartenenza, vero dominus dell’iniziativa politica in tali sistemi. Il vincolo di mandato attualmente vige soltanto in Portogallo, a Panama, in Bangladesh e in India
Bene, queste le informazioni che si possono ricavare da una velocissima ricerca su internet. Vediamone le conseguenze. Intanto, quella che più ci scoccia, diciamolo apertamente, è la libertà di cambiare casacca in qualunque momento. Se un elettore ha votato un candidato, lo ha fatto anche per il partito che questi rappresenta. Siamo più chiari. Tizio, magari, ha votato Gasparri perché del partito di Forza Italia. Se lo stesso Gasparri si fosse candidato nelle liste – chessò – del Sudtirol, magari non sarebbe stato eletto. Quindi, il trasferimento dello stesso da Forza Italia a Sudtirol o a Union Valdôtaine rappresenta oggettivamente uno sgarbo (diciamo così) nei confronti degli elettori.
Altrettanto vale per il partito. Facile, oggi, ottenere voti inserendosi nella lista del movimento più rumoroso o del partito più incandescente. E poi? Mica puoi, il giorno dopo le elezioni, cambiare bandiera e continuare a guardare in faccia quelli che ti hanno votato! In realtà, però, va proprio così. Avviene per posizioni contrastanti all’interno del partito, di tal che se vuoi restare nella compagine nella quale sei stato candidato ed eletto devi seguirne le “indicazioni”, in barba alla libertà che ti è riconosciuta dalla Costituzione. Insomma, se ti votano nel M5S, dopo devi fare quello che ti dice Grillo, altrimenti che fa? Ti caccia.
Atteggiamento oramai standardizzato, al quale siamo stati abituati, e che, a parte lo sconcerto, oramai non ci stupisce più, come gran parte delle violazioni alla nostra Costituzione. Una parte di noi dovrà ammettere, con se stessa, che quelli che cambiano bandiera rimangono, nelle nostre menti, come meri traditori, voltagabbana da quattro soldi, approfittatori senza scrupoli né dignità né principi. Questi hanno tradito i propri elettori e, dopo, il partito. Ma si sa: senza i partiti non ci sarebbero gli arrivati…

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