Barbara Sidoti, tutor per i minori stranieri non accompagnati, racconta la sua esperienza con l’associazione AccoglieRete.
Arriva alle manifestazioni, agli eventi, alle feste di compleanno sempre insieme a un gruppo di giovanotti minorenni stranieri, africani, con i quali parla un ottimo inglese e con i quali percepisci che è in ottimi rapporti di amicizia. Ti incuriosisce, se non la conosci, per la disinvoltura e la normalità dei suoi gesti, per il desiderio che ha che i suoi amici africani facciano gruppo con i siracusani, si integrino e non si sentano isolati.
Barbara Sidoti è un ex-funzionario internazionale che ha vissuto per molti anni in Nord Europa, nei Balcani, in Africa orientale e in Medio Oriente. Da maggio, con il duplice ruolo di tutrice volontaria e di esperta per la progettazione futura del gruppo di volontariato, è entrata a far parte dell’associazione “AccoglieRete” di Carla Trommino (presidente) recentemente lodata a Rai News 24 dal giornalista dell’Avvenire Angelo Picariello.
Intervistiamo Barbara per saperne di più su questa associazione, su quali siano le sue finalità e sul ruolo del tutor.
Barbara, cos’è AccoglieRete?
AccoglieRete è un’associazione che esiste da solo un anno, su base totalmente volontaria e che ha fino a oggi operato in modalità di autofinanziamento. È un’iniziativa della società civile siracusana, che ha messo e mette in rete diverse realtà locali: non gestisce un centro di accoglienza, né riceve contributi pubblici, ma offre un servizio di tutela legale, mediazione culturale e accoglienza diffusa ai minori stranieri soli che arrivano sul nostro territorio facendo affidamento sulle risorse messe a disposizione dai volontari, dalle famiglie e alcune comunità locali.
Tutto questo è stato possibile grazie all’attivazione di un gruppo di persone molto preparate in materia, che lavorano volontariamente per l’associazione, oltre a 150 cittadini che si offrono di fare i tutori e famiglie affidatarie.
Quale iter burocratico seguono i minori stranieri arrivati in Italia?
I minori che arrivano con gli sbarchi vengono inizialmente portati in un centro di prima accoglienza. Per legge la permanenza qui dovrebbe essere solo di pochi giorni ma, in realtà, vi rimangono per mesi, anche più di sei mesi. In questa fase dovrebbero ottenere assistenza legale, mediazione culturale e venire collocati immediatamente in centri di seconda accoglienza per minori, ovvero luoghi sicuri e provvisti di servizi. Dovrebbero poter andare a scuola, imparare l’italiano, essere avviati a percorsi di formazione e di integrazione.
La situazione è critica perché i centri di seconda accoglienza e le comunità per minori sono pieni. Fino all’agosto del 2013, i minori che arrivavano nel territorio di Siracusa venivano portati all’Umberto I, dove si trovavano in situazioni di promiscuità con gli adulti, in condizioni di vulnerabilità, e completamente sprovvisti dei servizi minimi necessari. Per molti di loro le condizioni non solo erano poco dignitose, ma anche pericolose. La maggior parte scompariva nel giro di poche settimane senza lasciare traccia e, molto probabilmente, diventavano preda di sfruttatori e di organizzazioni criminali.
Come si è inserita AccoglieRete in questo iter di ”parcheggio”?
AccoglieRete ha fatto un lavoro straordinario, testando un metodo innovativo, generando una buona prassi a livello nazionale e dimostrando che l’utilizzo dello strumento del tutore legale, previsto dal nostro codice civile, può essere anche applicato ai minori stranieri non accompagnati aiutando centinaia di minori e sbloccando centinaia di pratiche. C’è molto lavoro alle spalle del meccanismo di tutela legale svolto dallo staff di AccoglieRete e fare tutto questo lavoro è una sfida enorme.
Qual è il ruolo e come si diventa tutor?
I tutori consentono l’avvio delle pratiche legali necessarie e obbligatorie per legge per le richieste di permesso di soggiorno per minore età o di protezione internazionale. Allo stesso tempo i tutori svolgono un importante ruolo di prima integrazione per i ragazzi, permettendo loro di “vedere” e “capire” il territorio che li circonda ed interagire con la popolazione che li ospita. Il ruolo di tutore richiede un impegno variabile che va da 12 a 20 settimane. In taluni altri casi, se il minore rimane sul territorio della provincia di Siracusa, la tutela si protrae fino al compimento della maggiore età.
Tra gli impegni che un tutor ha, ricordiamo il contatto con le famiglie di origine, l’eventuale attivazione delle procedure per il ricongiungimento con parenti, la presentazione della richiesta dei documenti necessari, come ad esempio quella di protezione internazionale e del permesso di soggiorno, l’accompagnamento in Questura. La maggior parte dei tutori si assume anche l’impegno di portare i minori fuori dal centro di accoglienza per consentire loro di avere un contatto con il territorio e di avviare un percorso di integrazione nel contesto sociale.
Come giudichi la tua esperienza di tutor dell’associazione AccoglieRete?
Al di là della soddisfazione che mi dà attivarmi e vedere che l’impegno ha un effetto positivo immediato sulla vita dei ragazzi, la parte che mi piace di più di questo ruolo è quella relazionale. Amo parlare con loro: affrontiamo temi importanti, di religione, di politica, di differenze tra mentalità e costumi, ma parliamo anche delle loro aspirazioni, dei loro sogni.
Mi piace vederli aprirsi piano piano al nostro mondo e scoprire quanto diverso sia il loro modo di pensare e di vivere da quello che immaginavo prima di conoscerli. Al momento ho quattro ragazzi in tutela che provengono dal Gambia e dal Senegal. A loro sono affezionata, con un coinvolgimento emotivo notevole.

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