La statua di Archimede ha contratto il “cancro del bronzo”

Mostra una patina verde sul viso e sulla barba causata dalla corrosione elettrolitica ciclica delle leghe in rame in presenza di aerosol ricchi di cloruri, quale può essere l’ambiente marino. Si può rimediare rimuovendo i composti rameosi

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017

Ad un anno dal posizionamento ai lati del ponte umbertino, la statua raffigurante Archimede mostra i primi segni di deterioramento dovuti all’interazione con gli agenti atmosferici del materiale (bronzo, lega di rame e stagno) con cui la statua è stata costruita.

La statua, alta due metri e 60 e realizzata dallo scultore siracusano Pietro Marchese, poggia su monumento (progetto dell’architetto Virginia Rossello) il cui basamento è in pietra di Comiso che riproduce lo “Stomachion”. L’illuminazione dell’intero complesso è stata curata da Jean Battista Jalais.

Come mostrato nella foto una patina verde è osservabile sul viso dello scienziato siracusano e, in particolare, sulla barba. La patina verde, chiamata “cancro del bronzo”, è dovuta alla corrosione elettrolitica ciclica delle leghe in rame in presenza di aerosol ricchi di cloruri, quale può essere l’ambiente marino in cui la statua di Archimede è posizionata.

In seguito alle reazioni fra l’aerosol salino con alcuni inquinanti presenti in atmosfera si produce cloruro di idrogeno che trasforma il rame metallico a ione rameoso attraverso una reazione di corrosione/ossidazione. Il cloruro rameoso formatosi (nantokite) è instabile, poco solubile e in ambiente acido si solubilizza per dare ossido rameoso (cuprite) e nuovamente cloruro di idrogeno che continua ad attaccare ancora il rame metallico del bronzo in presenza di ossigeno e umidità. Attraverso questi processi si ottengono gli idrossicloruri rameici basici, verde azzurri (atakamite e paratakamite) e altro acido cloridrico. La reazione continua fino a consumare completamente il rame presente.

Di fronte a questo tipo di “malattia” del bronzo è possibile intervenire sia rimuovendo i composti rameosi o convertendoli nello stabile monossido rameoso (cuprite) (si utilizzano in questi casi tecniche quali la pulitura galvanica, la riduzione elettrolitica, il trattamento con ditionito alcalino e la pulizia chimica con sesquicarbonato di sodio o carbonato di sodio) oppure inibendo i cloruri rameosi e “sigillandoli” dal contatto con l’atmosfera (si utilizza in questo caso il benzotriazolo).

La presenza del cancro del bronzo in questa zona della statua può far pensare ad una difficoltà ad effettuare una corretta e completa patinatura finale (considerata la zona) durante la fase di realizzazione della statua.

La statua è stata realizzata attraverso il metodo della cera persa creando modelli di creta, cera ed infine in bronzo bianco. Il processo finale prevede una patinatura del bronzo per proteggerlo all’interazione con gli agenti atmosferici. La modellazione della cera avviene manualmente ed ovviamente i punti critici sono quelli più difficilmente trattabili.

Dunque, le celebrazioni per il “pi greca day” che rientrano all’interno del programma di attività che quest’anno si svolgeranno per i 2750 anni dalla fondazione della Città e che vedranno al centro dell’attenzione anche il monumento dello scienziato greco morto nel 212 A.C. possono essere l’occasione per iniziare a pensare alla possibilità di un intervento di restauro/pulizia della statua.

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