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Organico funzionale, sarà dura realizzare fare tutto entro settembre 2015

Non basta assumere  i 150.000 aspiranti docenti, ma è necessario garantire che non ci siano più assunzioni temporanee da parte delle scuole all’inizio dell’anno o nei periodi di assenza del titolare

Faccio mie le valutazioni di Pasquale d’Avolio quando sottolinea che l’eliminazione delle supplenze annuali e del precariato nella Scuola costituisce uno dei punti qualificanti del Documento sulla “Buona scuola”. La strada per arrivarci è indubbiamente quella dell’organico funzionale, ovvero l’assegnazione alle scuole o reti di scuole di un organico che vada oltre la corrispondenza tra docenti e cattedre di insegnamento, superando così la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto.

 

Non si tratta solo di immettere nei ruoli tutti  i 150.000 aspiranti docenti, ma di garantire che non ci siano più, o siano ridotte al minimo, assunzioni temporanee da parte delle scuole all’inizio dell’anno o nei periodi di assenza del titolare.

 

Già il Governo Monti pose il problema suscitando  tante speranze che, associate alla promessa della stabilità triennale degli organici, fecero parlare di  “rivoluzione”; poi  il problema insormontabile di natura finanziaria archiviò le speranze. Posto che tale difficoltà non si riproponga, il vero problema sarà quello della gestione di questo organico. Esistono questioni che attengono alla specificità delle scuole: una prima distinzione la si dovrà fare tra scuole primarie e secondarie, una seconda  tra quelle piccole e quelle con grandi numeri.

 

Nelle scuole primarie l’utilizzo del personale per i diversi compiti, in particolare per le supplenze, presenta meno problemi. Con l’organico funzionale tutti i docenti dovrebbero essere in grado di sostituire temporaneamente i colleghi assenti o dedicarsi ad attività di recupero-sostegno agli alunni o alle compresenze o al tempo pieno. Dopo aver abolito il “maestro unico” non si arriverà a una pletora di insegnanti sulla stessa classe? Oltre alle compresenze, la previsione di insegnanti specialisti per “occupare” tutti i precari porterebbe ad avere 7/8 docenti nel Consiglio di classe (i 3 del “modulo”, il docente di religione cattolica, di arte, di musica, di educazione fisica più l’eventuale insegnante di sostegno).

 

Per le scuole secondarie l’utilizzo dei docenti per le supplenze non può avvenire a caso, ma dovrà tener conto delle varie professionalità e competenze disciplinari o di altro tipo e qui è irrinviabile la questione degli ambiti disciplinari, assopita nei meandri ministeriali da oltre 2 anni. Occorrerà che gli organici funzionali tengano conto delle varie tipologie di cattedre per evitare che le supplenze temporanee (che possono durare settimane o mesi) rimangano quelle supplenze “tappabuchi” di cui, giustamente, non si sente il bisogno.

 

L’organico funzionale richiederà una revisione dei criteri del dimensionamento superando definitivamente le piccole scuole con meno di 1000 alunni; è una operazione non facile e non veloce. A meno che non si intenda procedere verso l’obbligatorietà delle reti, sulle quali il discorso sarebbe lungo e annoierebbe, ma è complesso per affrontarlo in un articolo.

 

Alla proposta dell’organico funzionale Mario Pirani, ne la “Repubblica” del 15 settembre scorso, ha  riservato alcune osservazioni che vanno richiamate perché serie e condivisibili:

 

a) Prima osservazione: un impegno alla cieca dei docenti “per un generico, e difficilmente attuabile, ampliamento dell’offerta formativa ripropone il tema di una scuola fatta più per gli insegnanti che per gli studenti”.
Certamente l’enfasi posta sulla assunzione di 150.000 docenti mette in secondo piano che con l’organico funzionale si intende raggiungere  la continuità didattica.  Le supplenze da eliminare sono quelle che durano anni, che portano l’insegnante a migrare tra una scuola e l’altra senza riuscire davvero a lasciare una vera impronta, come si richiede a un vero docente. Il superamento del precariato e della discontinuità didattica sono obiettivi essenziali e collegati tra di loro.

 

b) Seconda osservazione: “Si parla molto del sullodato ampliamento, ma senza tenere il minimo conto dell’assenza delle strutture indispensabili anche per il funzionamento normale”. 
Il  mal funzionamento della macchina amministrativa centrale e periferica del MIUR è tristemente noto: le nomine in ritardo sull’inizio dell’anno scolastico, i contenziosi infiniti con ricorsi al TAR, i concorsi infiniti ecc. Basterebbe una “scuola normale”; ma se non si riforma dal profondo la macchina amministrativa  non se ne esce e comunque il problema dei locali ha attori diversi (Province e comuni) su cui lo stato ha poca possibilità di intervento e la cui sensibilità è largamente diversa da Nord a Sud.

 

c) Altra osservazione: “Nelle 5 o 6 ore aggiuntive al mattino, cosa dovranno fare gli insegnanti aggiuntivi? Quali materie approfondire? Si dovranno aprire le scuole il pomeriggio? Ma i nostri innovatori sono a conoscenza che nelle scuole secondarie superiori non ci sono mense? E che gli orari delle scuole sono concordate con i servizi di trasporto?”  Quanto alla possibilità dei docenti neo assunti di insegnare materie “affini” a quelle in cui sono abilitati, Pirani lo considera una delle debolezze della scuola italiana per non parlare del fatto che una buona parte degli iscritti nelle GAE non insegna da anni e chissà se è interessata o comunque “qualificata” a insegnare.

 

Di positivo c’è che il problema della governance  verrebbe supportata da queste risorse aggiuntive consentendo ai Dirigenti di utilizzare alcuni di questi docenti in compiti di gestione didattica ed organizzativa, problema non secondario nelle enormi scuole “dimensionate” negli anni passati.

 

Domande legittime e sensate, alle quali se ne potrebbero aggiungere altre.  Le risposte a tali domande non le si possono trovare certamente nella legge, ma è necessario cominciare ad affrontare alcune questioni.

1) L’assegnazione dei contingenti “aggiuntivi” alle singole Regioni ha bisogno di criteri oggettivi e sappiamo quanto l’operazione sia complicata. La maggioranza di personale precario è concentrata al Nord, mentre gli organici sono pressoché “saturi” nelle Regioni meridionali. Inoltre, in molte regioni, quella siciliana in particolare, spesso, i contingenti aggiuntivi assegnati agli ex Provveditorati sono stati gestiti in maniera clientelare inventando assegnazioni comode presso scuole ambite e negandole a quelle più disastrate. In questo senso basterebbe vedere come sono state mantenute alcune autonomie scolastiche barando sugli iscritti e sui numeri degli alunni nelle classi.

 

Stesso discorso per il “tempo pieno” che sarebbe necessario espandere al Sud, ma qui ci sono ostacoli di natura logistica, visti i modesti investimenti di questi Comuni nelle mense e nei trasporti. Per non parlare delle scuole di montagna e delle zone periferiche (isole e piccoli centri).

 

Si riuscirà a coprire quelle sedi disagiate dove non c’è grande richiesta da parte dei docenti? Inoltre, si terrà conto dei tassi di dispersione, visto che un possibile utilizzo del personale assunto dovrà occuparsi proprio di combattere la dispersione? E come si interviene per verificarne le iniziative? Il problema è abbastanza  complicato per gestirlo con una legge nazionale. Sono alcune delle questioni che ci si troverà ad affrontare in tempi molto ristretti: tra gennaio e aprile, quando vengono assegnati gli organici. Si riuscirà a dipanare tutte queste difficoltà? Conoscendo la inevitabile querelle tra le Regioni, ho molti dubbi. 

2) L’assegnazione degli organici alle singole scuole o alle reti all’interno delle Regioni è un compito che spetta agli USR e anche qui sappiamo che i tempi sono estremamente problematici con defatiganti riunioni con le OOS, le Province (che ancora esistono) i Comuni e le Scuole. La prima domanda, comunque, è: la scuola avrà l’organico funzionale e poi deciderà cosa fare oppure il procedimento dovrà essere al contrario? Prima si verificano i bisogni delle scuole e poi la richiesta di insegnanti?  E come arrivare eventualmente alla definizione dei “bisogni? Occorreranno dei criteri per evitare l’”assalto alla diligenza” come l’esperienza pregressa ci insegna. Non è un problema da poco e va chiarito prima della assegnazione degli organici alle Scuole. 

3) L’utilizzo razionale e efficace delle risorse aggiuntive assegnate dall’USR alle singole scuola è un compito che spetterà a queste ultime, singole o in rete. Qui si richiede una governance forte all’interno delle singole scuole. Occorre una dirigenza scolastica di alto livello per le scuole autonome che sappia indicare delle soluzioni razionali  e corrispondenti ai bisogni della comunità scolastica, e non solo, e che sappia coinvolgere nelle scelte tutti i soggetti interessati, superando particolarismi e resistenze anche di ordine sindacali, che non mancheranno. Lo stato di fatto non è confortante.

 

In conclusione le difficoltà sulla strada della “buona scuola” sono tante e la questione tempi non è secondaria. Personalmente la vedo molto dura realizzare tutte le operazioni in tempo utile perché il tutto si concluda entro settembre 2015; intanto è urgentissimo che il Ministero si doti di una vera e propria task-force in grado di dipanare tutti i problemi di cui si è accennato.

 

 

 

 

 

 

 

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